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La Legge Levi e l’inadeguatezza del Pd

L’inadeguatezza del Partito Democratico è sempre più lacerante e sconvolgente.

Questione morale, strategie politiche annacquate che imitano quelle della Destra, una opposizione inesistente, che balbetta di fronte a tematiche che necessiterebbero coraggio e fermezza, specialmente da uno dei più grandi partiti italiani.

Eppure, il Pd non perde occasione per dimostrare la propria collusione con una mentalità regressiva, camminando a braccetto con un morto che cammina, che giorno dopo giorno sta divorando un Paese.

Una crisi ideologica imperante che annienta in ogni dove i valori democratici. Una parabola discendente che affonda nel pantano dell’inconcludenza, del “sono tutti uguali”.

Con l’inizio di settembre entrerà in vigore la “Legge Levi”, scritta da Riccardo Levi, deputato del Partito Democratico, al quale si è aggiunto, successivamente, il deputato del Pdl Franco Asciutti. La legge prevede una serie di normative che andranno a colpire l’editoria. Il testo è stato presentato dapprima tre anni fa, nel 2008, per essere stato approvato in via definitiva, qualche settimana fa.

La “Legge Levi” sarà un nuovo duro colpo a quel poco di culturale che è rimasto in Italia, Paese stratificato di lustrini, di reality, di Tv che mercifica, dove gli oggetti e il consumismo si sono sostituiti all’essere, alla ragione, alla razionalità e alla verità.

Infatti, le nuove normative che andranno in vigore, imporranno sui libri un tetto massimo di sconto sul prezzo di copertina pari al 15%.

Una legge che allontana dalla cultura, in disaccordo con l’articolo 41 della nostra Carta Costituzionale, il quale garantisce che l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

La cultura rende il popolo libero, aumenta le capacità di critica, aumenta le sensibilità.

Quello che loro non vogliono, ecco perchè anche questa volta hanno favorito le corporazioni e gli interessi di pochi, a danno della collettività.

Questo articolo è stato pubblicato qui


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