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di Enrico Emilitri martedì 20 marzo 2012 - 2 commenti oknotizie
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La Guerra Civile in Italia

A questo punto diventa ovvio che a fronte di simili considerazioni la categoria della Guerra Civile non può essere applicata alla Resistenza Italiana in quanto gli stessi Alleati non consideravano come soldati gli appartenenti alle Forze Armate della RSI benché, a differenza dei partigiani, indossassero una regolamentare uniforme militare (così come il saio non fa il monaco, l'uniforme non fa necessariamente il soldato, benché possa in qualche modo qualificarlo quantomeno come combattente), tendenza questa già manifestatasi nei confronti di altre Resistenze (per rimanere nell'attualità, basti pensare a quanto avvenne in Jugoslavia, dove inizialmente furono sostenuti i Četnici monarchici guidati da Draža Mihajlović, poi l'Armata Popolare di Liberazione comunista di Josip Broz Tito, che dimostrò anche una migliore organizzazione e notevoli capacità militari), stante il principio che - come del resto recitano molte convenzioni internazionali - laddove vengono meno delle Forze Armate regolari (e con questo termine vengono definite quelle a disposizione e agli ordini di un Governo legittimamente riconosciuto, benché della parte avversa, come del resto era, sino all'Armistizio, quello dello stesso Regno d'Italia) vengono riconosciute in tale qualifica quelle non regolari purché vadano a sostituire le medesime nelle zone da esse in precedenza presidiate o quelle più o meno immediatamente limitrofe e si mantengano in qualche modo fedeli allo stesso Governo in carica o alle legittime istituzioni esistenti o esistite sino al momento delle ostilità. E qui occorre fare una precisazione: non tutte le forze partigiane erano comuniste (o, comunque, di Sinistra), e anche nel caso esse furono riconosciute come parte delle Forze Armate del Regno d'Italia, anche nel caso in cui esse avessero prestato o rinnovato il proprio giuramento alla Patria ma non al Re, dato che essendo rimasto sino a tutta la prima metà del 1946 il nostro Paese una Monarchia (uso il maiuscolo in riguardo all'aspetto istituzionale, non certo come omaggio ai Savoia), tale giuramento si estendeva, di fatto, anche allo stesso Vittorio Emanuele III (si può, dunque, tranquillamente affermare che anche un partigiano comunista, socialista, anarchico, o repubblicano che non si riconoscesse nel Re rimaneva de facto fedele a quest'ultimo).

Tale principio non poteva, invece, essere esteso ai fascisti che combattevano per la Repubblica Sociale e, di riflesso, per i tedeschi: il Fascismo storico, infatti, era definitivamente decaduto dopo il Golpe del 25 Luglio 1943, portato a termine, tra l'altro, proprio dagli uomini più vicini a Mussolini, per cui esso non disponeva più di alcuna legittimità né interna né internazionale, e persino la Germania Nazionalsocialista non lo accreditava più di alcuna credibilità (tra chi l'ha visto, chi non ricorda la battuta di Richard Burton in "Rappresaglia":"Ormai il Fascismo è morto!"?), e chi ne indossava l'uniforme veniva qualificato (in buona misura giustamente) come disertore proprio anche in base al medesimo diritto militare internazionale (la stessa cosa avvenne anche per quanti si arruolarono nelle truppe regolari e negli ustaše in Croazia; o per i norvegesi che seguirono Vidkun Quisling, poi fucilato dai connazionali nel 1946, donde, appunto, l'espressione "Governo - o Gabinetto - Quisling"; non parliamo poi di quanti in Unione Sovietica si batterono a fianco degli invasori nazifascisti … ). Che poi, al di là dell'appartenenza politico-ideologica, tutte queste forze partigiane facessero comodo agli Alleati perché svolgevano il lavoro sporco è altrettanto vero, ma è certo che comunque dobbiamo in buona misura a esse se abbiamo recuperate libertà e democrazia.


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di Enrico Emilitri martedì 20 marzo 2012 - 2 commenti oknotizie
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