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LA VILLA DI MONTRUGLIO PER IL XX ANNIVERSARIO DI ITALIA NOSTRA MEDIO E BASSO VICENTINO

Domenica 14 ottobre 2018, la sezione di Italia Nostra Medio e Basso Vicentino ha festeggiato il XX anniversario della sua fondazione.

Grazie alla disponibilità della proprietaria, signora Diana Lorena Camerini, i volontari dell’Associazione hanno potuto organizzare delle visite guidate alla Villa Pigafetta Camerini di Montruglio in Barbarano Mossano (VI) e il concerto del gruppo “Incepta Sonus Ensemble” nella sala da musica della barchessa.

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Villa di Montruglio Facciata arch. F. Muttoni

La presidente Valeria Bolla, ha innanzitutto ricordato i passati presidenti della sezione di I.N., a partire dal fondatore Antonio Verlato, proseguendo poi con i presenti Margherita Verlato, Michele Storti, Andrea Spaliviero e Alessandro Negretto.

Nel suo discorso introduttivo ha ricordato le azioni fin qui intraprese da I.N., ma ha anche lanciato degli interrogativi sul futuro della sezione e della tutela ambientale: “La nostra sezione per il 2018 si era posta degli obiettivi di difesa e tutela del territorio, che intendiamo mantenere: proseguiremo nella vigilanza sulle vicende della Cava Monte San Giorgio ad Albettone; avremo la massima attenzione sull’iter del progetto della TAV e il suo impatto nel nostro territorio; seguiremo il processo relativo all’inchiesta giudiziaria per l’illecito smaltimento di scorie industriali non trattate nel sottofondo stradale della Valdastico Sud, che ci impegna come parte civile”.

Per quanto riguarda invece la conoscenza del territorio, Bolla ha proposto: “I.N. continuerà nelle iniziative volte a riscoprire i tesori nascosti o abbandonati nella zona di competenza, proponendo visite guidate di notevole valore culturale. Inoltre, sarà nostra cura e impegno a seguire le procedure necessarie per un intervento di restauro d’urgenza nell'ex Parrocchiale di S. Giovanni in Monte, in collaborazione con le autorità militari e il Comune”.

La presidente ha posto infine anche un interrogativo sul futuro della Sezione: “Dopo 20 anni è il momento di chiederci quale potrà essere il nostro futuro, sia come Associazione, sia come cittadini impegnati che “partecipano” alla vita, alla tutela, alla promozione del bene comune. Il nostro compito consiste anche nel perseguire e proporre un diverso modello di sviluppo, fondato sulla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, locale in primis, capace di dare risposte in termini di qualità del vivere e di occupazione. La crisi economica degli ultimi 10 anni, il Veneto l’ha pagata pesantemente, anche in termini di vite umane, vedendosi crollare addosso quello che era il valore portante dell'esistenza, il lavoro. Non la felicità, la bellezza, l’arricchimento culturale. Giorgio Bassani scriveva: “La civiltà industriale ha mostrato di sapersi dare un'efficienza; adesso occorre che si dia una religione, che sappia cioè contraddire a tutto ciò che tende a trasformare l'uomo in puro consumatore. Il rapporto predatorio con la natura non è più possibile ”. Se vogliamo lasciare alle generazioni future un mondo migliore di questo, dobbiamo cominciare a cambiarlo”.

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Concerto dell’Incepta Sonus Ensemble

IL CONCERTO “SUONI STRUGGENTI DALLE PERDUTE TERRE”

Interessante, raffinato e coinvolgente il concerto da camera dell’Incepta Sonus Ensemble, intitolato “Suoni struggenti dalle perdute terre”. “Chi viaggia per sperdute terre può incontrare dei giganti, come raccontano le favole, ma in questo caso sono dei giganti della musica” spiega il vice-presidente I.N. Stefano G. Fattori. “Come i tre musicisti che ascolteremo stasera: Sibelius, finlandese, con il suo struggente Valzer Triste divenuto emblema delle lande ghiacciate della sua terra; tra sconfinate terre di Russia troviamo Shostakovich, forse l’ultimo dei giganti compositori del XX secolo. Anche la sua vita è un vero romanzo, ma con il celebre quintetto opera 57 ci siamo immersi nel 1940, tra la dura censura subita dal regime staliniano e la situazione drammatica di quegli anni. Shostakovich rispose con questo capolavoro, in cui l’abilità, la tragedia, il dolore, il sublime si dispiegano in un’opera entrata nell’olimpo dei quintetti per archi e pianoforte; infine Bela Bartok, con le bellissime “Danze popolari rumene”, che ha raccolto nei villaggi sperduti di Romania e Ungheria tra il 1909 e il 1913”.

LE OPERE SCULTOREE DELLA VILLA DI MONTRUGLIO

Quale tesoro più nascosto, raffinato e sorprendente ci può essere di un tesoro sotto gli occhi di tutti? Spesso le Ville Venete, opere all’apice di secoli della nostra (“nostra” poiché solo ereditata, ma spesso senza merito) incomparabile cultura, ci fanno inaspettatamente di questi regali. Basta osservare con l’animo sereno, magari in un tramonto autunnale come è successo durante la visita alla splendida Villa di Montruglio, e soffermarci qualche instante ai piedi delle numerose statue che Villa Pigafetta Camerini ci elargisce fin dall’ingresso.

Nel passato non contemporaneo, le opere statuarie non sono mai state solamente arredi da giardino o abbellimenti ornamentali, ma spesso erano dei veri e propri simboli, messaggi, se non addirittura racconti o, come per esempio nel Giardino di Valsanzibio, vere e proprie guide a percorsi salvifici; nello stesso tempo andavano a qualificare il proprietario nonché il livello di erudizione della sua famiglia e dei suoi ospiti. Gli artisti avevano dei veri e propri manuali su cui ispirarsi e modulare l’opera scultorea sovente al di là della loro arte fattuale per sconfinare nel mito e nella filosofia.

Spesso collocate nei giardini o su, là in alto su frontoni e timpani, evocative rappresentazioni delle nostre anime sempre inquiete, con la loro calma olimpica sono delegate a mediare tra il cielo e la terra, tra noi e l’altrove. 

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Villa di Montruglio Cancello d’ingresso

Ed eccoci giunti dinanzi all’arabescato cancello di villa di Montruglio, in cui spicca il dragone degli Arnaldi: è stretto tra due alti pilastri bugnati dove troviamo, alte come sfingi, due figure mitologiche: Ercole a destra e, sempre ignota finora, la principessa Onfale sulla sinistra.

Ercole, il semidio più complesso di tutto l'Olimpo, dalla forza sovrumana e spesso alle prese con le celebri 12 fatiche, come i 12 mesi dell’anno, mito dell’uomo in perenne sfida con sé stesso e di riscatto dalle proprie miserie. Al suo fianco la bellissima principessa Onfale.

Come non ricordare il celebre dipinto di Rubens? Il mito racconta come Eracle (Ercole) fu per tre anni schiavo di Onfale. Il sottomesso Eracle lo si vede servire e filare la lana, mentre Onfale, vestita della pelle di leone brandisce la Clava, attributi inscindibili – finora - da Eracle.

Come non recepire il messaggio così sorprendente per un ospite della Villa? Tento una lettura: “Tu che varchi questo cancello, sarai così ammaliato dalla bellezza, che ne diventerai schiavo. Dimenticherai i tuoi affanni e le tue guerre e solo lei servirai”.

Varcato il cancello, una delle quinte più belle del Veneto ci catturerà. La scenografia scaturita dalla mano di un grande architetto Francesco Muttoni, ha certamente qui sfoderato tutta la sua arte, pur lavorando su delle preesistenze, opera di Antonio Pizzocaro. La plasticità della sì bella barchessa sulla destra e il panorama mozzafiato che si squarcia sulla pianura berica alla nostra sinistra, non riescono a distoglierci dalla facciata principesca della Villa attratti come siamo dalla dolce curva del frontone mistilineo, tocco da maestro del Muttoni, probabilmente mutuato da uno dei suoi viaggi in Toscana.

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Retro della Villa di Montruglio, con ghiribizzo architettonico di F. Muttoni

Altrettanto attratti siamo dal retro, dal giardino all'italiana che confina con la pianura vicentina e su cui sporge il vano che ospita la scala circolare, un “ghiribizzo” artistico del progettista.

E proprio qui troviamo ai vertici altri noti miti dove probabilmente la grande bottega dei Marinali ci regala altri racconti. Giove, al vertice, con la sua aquila ai piedi e la saetta tonante minacciosa, ci guarda sprezzante. Sulla sua destra, indifferente e belloccio, Apollo gioca con la sua cetra, mentre più sotto la diva Venere pare appena nata dalle acque greche sollevata dalla sua conchiglia. Alla sinistra di Giove, finemente sdraiata ma pur sempre pronta, Diana la sorella gemella di Apollo. Ecco che allunga lo sguardo in cerca di prede. Più sotto, pronto a recepire messaggi dal quartetto, Mercurio, ovviamente con le ali ai piedi. Certamente scelte non casuali, se ipotizziamo che le sculture corrispondano ai sette “pianeti” allora conosciuti: Giove, Venere, Mercurio, Diana (luna), Apollo (sole). Non dimentichiamoci poi di Ercole all’ingresso, così guerriero da sostituire Marte, e la “pausa” con Onfale, pausa simile ai saturnali, il nostro carnevale. 

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Villa di Montruglio Frontone mistilineo con da sx Diana, Giove e Apollo

La villa nasconde tra le sue mura altri tesori: la sala dell’Olimpo dove sono ora collocate le statue che originariamente trovavano posizione sulla balaustra della villa in un intricato gioco di riflessi – le medesime statue accennate – e di rimandi nel mondo del mito; per non parlare delle coppie di amanti disseminate nel giardino segreto fino ai Santi sugli acroteri dell’oratorio, caro a Ludovica Pojana. Straordinario. Villa di Montruglio è lì ad aspettarvi.

Graziana Tondini con Stefano Giacinto Fattori – Vice Presidente Italia Nostra MBV

Questo articolo è stato pubblicato qui

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