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L’ultimatum video di Gheddafi

Ora si che lo riconosciamo!

Il Rais dopo la breve, dimessa apparizione televisiva nella notte fra lunedì e martedì, si ripropone con toni messianici come leader indiscutibile della Libia, minacciando la sua gente e lanciando accuse contro l’Italia.

"Io sono la Libia!". Alle 17.30 circa ora italiana del 22 febbraio 2011, Gheddafi parla alla TV usando come scenario le rovine della sua ex residenza, distrutta dall'attacco statunitense del 1986, attualmente considerato monumento nazionale. Se ci fosse ancora un minimo spazio per un sorriso in quella che diventa di ora in ora una colossale tragedia e rischia di essere un elemento di grave destabilizzazione internazionale, potremmo dire che finalmente lo riconosciamo per quello che non ha mai nascosto di essere, il piccolo Hitler del Mediterraneo. Il dittatore recita con fanatismo il suo copione sbraitando, accusando, minacciando massacri e contemporaneamente negando quelli in atto. Evoca lo spettro di piazza Tienanmen e si lascia andare a considerazioni dai toni paternalistici, promette epurazioni casa per casa ed evoca il rischio di una guerra civile che di fatto è già iniziata.

Per noi Europei, discorsi simili sono il deja vù di una storia che ha trovato la fine in un bunker di una Berlino ridotta in macerie.

Ma guardando con l'occhio cinico e disincantato (oltre che compromesso) che sta mostrando l'Occidente, limitiamoci a considerare unicamente le chiamate in causa che Muammar ha fatto al nostro paese. Ha cominciato qualche giorno addietro minacciando una rottura unilaterale dei patti sui flussi migratori, e si sospetta che dietro gli sbarchi di massa di tunisini ci sia l'organizzazione libica, il figlio nel suo discorso dello scorso sabato ha affermato -"...non lasceremo la nostra terra nelle mani degli intrallazzatori e degli italiani"- e adesso ci arriva l'accusa di aver armato i rivoltosi di concerto con gli Stati Uniti d'America.

Evidentemente "il Leone di Libia" oltre ai tratti paranoidi e maniacali della sua personalità inizia a mostrare segni di demenza senile visto che dimentica il fatto che non fa parte delle rovine scelte come palcoscenico per il discorso, proprio grazie al tempestivo avviso da parte italiana dell'imminenta attacco dei bombardieri U.S. il 14 aprile 1986. Anche allora il Colonnello mostrò di che pasta è fatto replicando con il lancio di due missili Scud verso una stazione LORAN (LOng RAnge Navigation) locata sul territorio di Lampedusa.

E' ragionevole sospettare che Gheddafi, con le sue minaccie ed accuse, voglia "tirare per la giacca" la nostra nazione nelle sue oltranzistiche scelte. Diventa fondamentale per l'Italia assumere un atteggiamento fermo e deciso sia nella richiesta della cessazione delle violenze, sia nell'iniziare ad operare per trovare nella parte avversa al Rais dei referenti.

Che i nostri politici ricordino che l'Italia non è altro che una grande T che sopporta sulla "stanghetta" delle Alpi il peso del continente poggiandosi sul fragile gambo della penisola, una strisciata di monti franosi che disperatamente vanno a buttarsi nel mar Mediterraneo che tanto "Mare Nostrum" non è più dai tempi delle vittorie su Cartagine.

Per approfondire:

Il video del discorso con traduzione in inglese proposto da Al Jazeera

Reazioni al messaggio di Gheddafi sempre da Al jazeera

La cronaca dei missili libici verso Lampedusa del 15 aprile 1986 su Wikipedia

L'attacco US verso la Libia del 14 aprile 1986 (nome in codice Operation El Dorado Canyon) su Wikipedia (inglese)

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