Caso e calcolo compongo e scompongono la storia. La determinano e la inidirizzano. La storia sconosciuta delle persone normali, dei comuni mortali , ma anche la storia nota dei potenti e dei notabili di turno. Quasi per caso nel 1994 Silvio Berlusconi si era affacciato nella scena politica Italiana dopo aver dichiarato il proprio appoggio a Gianfranco Fini nella corsa a sindaco di Roma. Dopo l’outing di Silvio, venne la discesa in campo e la tentata rivoluzione liberale. Rivoluzione liberale che presto è divenuta un incubo.
Sono stati sedici anni in cui Berlusconi ha imposto il suo potere e la sua egemonia. Anni in cui ha calcolato ogni minima mossa politica. La famosa “discesa in campo” era studiata in ogni minimo dettaglio, così come la strategia delle alleaze. A sud con Alleanza Nazionale, a nord con la Lega di Bossi.
Silvio Berlusconi, stregone e stratega, ha sempre dato peso ai dettagli. Nel 2001, per il G8 di Genova, mentre il mondo guardava l’Italia, lui si occupava della buona riuscita del vertice. Ogni minimo particolare era studiato, i fiori della aiuole, il menù delle colazioni di Stato. Tutto era perfetto, perché tutto era controllato e diretto dal Presidente del Consiglio.
Anche se Genova era ridotta ad un campo di battaglia e messa a ferro e fuoco dalla violenza dei No Global e dagli eccessi delle forze dell’ordine, Berlusconi si compiaceva della buona riuscita del vertice.
Così è accaduto nel luglio del 2009 durante il G8 de L’Aquila.
La città già provata dal violento terremoto dei mesi precedenti fu trasformata in magnifico set cinematografico per l’accoglienza dei capi di stato delle più potenti nazioni mondiali. Gli alloggi, le vetture, le passerelle per i potenti erano impeccabili.
Peccato che la città, nonostante le promesse fatte in quell’ambito, versi ancora in condizioni disperate e di grande disaggio.
Berlusconi è un fuoriclasse nel maneggiare l’apparenza, ma è un incapace a conferire sostanza e compiutezza alle sue opere. Se non fosse così, lui o qualcuno a lui vicino sarebbe capace di noverare, una, che sia una, riforma, degna di questo nome, compiuta nel suo lunghissimo periodo di governo.
Il Cavaliere - calcolatore, gran cerimoniere di happening, nel corso di questo ventennio, quasi completo, è riuscito nella sua impresa certosina di imporre un nuovo modello di Stato.
Uno Stato in balia dell’interesse privato, in cui le istituzioni democratiche sono un mero corollario.
Allo stesso tempo, coadiuvato dai suoi mezzi di comunicazione, ha insinuato nell’immaginario collettivo una nuova costituzione “materiale”, che ha di fatto cambiato la nostra Repubblica da parlamentare a presidenziale. Conferendogli di fatto un potere spropositato, che la Costituzione “formale” non gli attribuisce.