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di MJAC martedì 9 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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L’inefficienza degli Uffici Postali in Italia

Una recente lettera al Corriere della Sera. 


L'inefficienza degli Uffici Postali in Italia
Si legge spesso dell’inefficienza dellAmministrazione pubblica in genere e dei disagi che i cittadini soffrono per effetto dei gravi disservizi che ne conseguono: file infinite agli sportelli, burocrazia assurda, lungaggini nel disbrigo delle pratiche, maleducazione da parte dei soliti dipendenti "fannulloni".
 
Tutte cose di cui il Governo si sta occupando o dovrebbe occuparsi, e che, si spera, vengano eliminate con le prossime riforme. In particolare con la riforma della "funzione pubblica" portata avanti dal Ministro Brunetta, che, fortemente osteggiato e criticato a torto o a ragione, sta pian piano introducendo una più giusta concezione del "pubblico" al servizio del cittadino ed una nuova e più responsabile classe dirigente.
 
Ma che dire del disservizio postale ancora esistente in Italia nell’anno 2010, dopo tutte le riforme del sistema che hanno visto assurgere le Poste Italiane all’importante ruolo di Istituto di credito ? Ancora oggi, per esempio in Lombardia, una delle regioni più progredite d’Italia, non si riesce a ricevere i quotidiani in abbonamento ad un’ora decente del mattino e, talvolta, nemmeno ad un’ora decente del giorno successivo se vi sono feste di mezzo.
E a nulla valgono le proteste, i ricorsi e le minacce.
 
Si rimane veramente allibiti nel leggere, per caso, in una dimenticata, ma abbastanza recente, copia del Corriere della Sera, datata 21 novembre 2009 (nella Cronaca di Milano), una lettera senza commenti, firmata Cristina Schindler, che recita testualmente: 
 
"DA CIRCA UN MESE NEL MIO CONDOMINIO A MILANO CENTRO NON VIENE RECAPITATA LA POSTA. LA DIRETTRICE DELL’UFFICIO POSTALE COMPETENTE MI HA DETTO CHE LA POSTA E’ BLOCCATA IN VIA VALTELLINA E INCOMINCERA’ AD ESSERE CONSEGNATA SOLO DOPO CHE IL NUOVO PERSONALE ASSUNTO AVRA’ TERMINATO I CORSI DI ADDESTRAMENTO".
 
Una lettera che susciterebbe ilarità se non fosse terribilmente vera. Ma è dunque possibile che, ai tempi nostri, possa succedere una cosa del genere in una città civile e moderna come Milano?
 
Proviamo a metterci nei panni di un professionista o di un imprenditore che ha lo studio o gli uffici in quel condominio al centro di Milano, o semplicemente di un qualunque cittadino consapevole dei propri diritti in un Paese civile... Che cosa prevarrebbe: l’incredulità, lo sgomento, la rabbia ? Oppure l’umiliazione di trovarsi in uno Stato dove il più elementare dei servizi, quale è la distribuzione della posta, funziona ancora come in un qualunque Paese del terzo mondo? 
di MJAC martedì 9 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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