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L’Islam dice no ai guerrieri del male

No, all'Isis. No al terrorismo. Noi ci siamo. Sono gli slogan che hanno animato il corteo di Piazza S. Apostoli a Roma promosso da tutte le comunità islamiche. Un grido forte per dissentire da criminali che usano la religione, per far ripiombare il mondo nell'oscurantismo e trascinarlo in un conflitto mondiale lesivo per le sorti dell'umanità.

Condanna unanime da parte delle comunità islamiche, per gli attentati di Parigi, per mettere un paletto tra loro e coloro che agiscono all'interno delle città come se fossero corpi speciali addestrati per scatenare la guerriglia ed ammazzare gente inerme, giovani a cui oltre a rubare il futuro si trancia di netto anche la vita.

Sabato, 21 novembre è stata scritta una nuova pagina di storia, in nome della pace e della pacifica convivenza tra i popoli. La strage di Parigi, ci ha buttato nello sconforto, ed è una data indelebile marchiata a segno di fuoco nella mente di tutti, per le modalità in cui sono stati compiuti gli attentati e soprattutto per aver preso atto che dietro quelle armi c'erano giovani, che non si sono posti minimamente lo scrupolo di sparare su altri giovani, colpevoli di vivere in leggerezza una serata in compagnia d'amici.

"L'Isis è un cancro del corpo islamico", ripetevano quei cartelli, su altri "il terrorismo è nemico dell'Islam", mentre voci scandivano forte il messaggio: "Non abbiate paura di noi". Il terrorismo in effetti non ha nulla a che vedere con Dio e qualsiasi forma di violenza va bandita condannata, combattuta, unendo insieme le forze sane della società civile e fare una barriera contro il dilagare di un odio così profondo, che ha messo radici in questo occidente privo d'identità. Insieme quindi per dissentire e mandare un messaggio forte e chiaro ai signori della guerra, ai mestatori, ai mercenari che in questo momento giustificano e tacitano le loro coscienze eseguendo ordini, in nome di un califfato che sa di terrore. Molte cose andranno spiegate, molte dinamiche appurate, e soprattutto c'è bisogno di un cambio di pensiero nel gestire le sorti dell'umanità.

L'Europa è ad un bivio. Per sicurezza sono state chiuse le frontiere, ma il nostro pensiero corre a quell'umanità dolente, che per mare e per terra cerca una terra dove approdare, lontano dall'odio e dal terrore da uccisioni barbare ,stupri e violenze su popolazioni inermi. Donne, uomini, bambini che avrebbero diritto ad un minimo di serenità, ad una vita normale e che per interessi biechi, vengono sospinti fuori dalle loro terre, dalle loro case, distrutte dai guerrieri del male, da chi pensa che le ingiustizie vanno sanate con un tributo di vite umane. Ma non è così. Vogliamo vivere in pace. Vogliamo costruirlo insieme un mondo dove svegliarsi la mattina e respirare aria buona, aria pulita.

(Foto: Walter/Flickr)

 
Questo articolo è stato pubblicato qui

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