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L’FMI pronto a bloccare gli aiuti alla Grecia

Un pesante no sarebbe in arrivo alla richiesta da parte greca di ulteriori fondi, necessari al fine di coprire il buco che si è aperto con il rifiuto di prolungare la scadenza dei bond greci e la mancata vendita del monopolio del gas Depa. Forse però il vero obiettivo sono le privatizzazioni.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, il Fondo Monetario Internazionale sarebbe in procinto di bloccare la procedura di aiuti alla Grecia, qualora non arrivasse un surplus di fondi dall'Eurozona di 3-4 miliardi di euro. Alla base di questa decisione, il buco venutosi a creare con il mancato gettito delle provatizzazioni (in particolare quella del monopolio del gas Depa), ma anche la decisione di alcune banche centrali europee di non prolungare la scadenza dei bond greci.

Mentre il governo ellenico tenta di gestire la questione della tentata privatizzazione - o meglio l'oscuramento - della televisione pubblica ERT, ecco dunque che un'altra tegola arriva sulla testa di Atene. Non sembra però casuale che contemporaneamente le banche centrali europee tirino la corda che lega l'economia del paese proprio mentre lo smembramento del settore pubblico subisce uno stop, prima con l'asta per Depa che viene disertata, poi con l'opposizione ad un atto liberticida come la soppressione estemporanea della televisione pubblica greca.

Fatto quantomeno sospetto, che scende presto nella dimensione straniante dell'imbarazzo se si tiene conto della risposta che appena ieri dava Gerry Rice, direttore del Dipartimento per la Comunicazione del FMI alla domanda se considerasse giusta la strada intrapresa dalla Grecia sulle privatizzazioni, nonostante l'instabilità politica che esse hanno causato: "Questa è una prepogativa del governo, dunque non intendo commentare oltre riguardo la sua attuazione".

È per questo dunque che il Fondo Monetario, la massima autorità mondiale in campo di stabilizzazione economica scarica il peso delle politiche attuate sull'Unione Europea, o peggio sulla Grecia stessa. Alterando sia lo scenario politico, sia le prospettive economiche di lungo periodo, spingendo in maniera indiretta per una privatizzazione selvaggia che - se lascia da parte Depa che non sembra interessare a nessuno - pone sul mercato una mole di interessi considerevole.

Molti probabilmente avrebbero da guadagnare dalle privatizzazione, specie ora che con lo shock causato dal probabile cambio di politica della FED le borse sono calate e probabilmente caleranno ancora, incidendo principalmente sulle economie deboli ed esposte come quella greca. Un circolo vizioso di politiche monetarie restrittive - meno moneta, più interessi, dunque titoli di stato più costosi - e delicati equilibri istituzionali - lo scaricabarile del FMI che impone ai governi europei di andare dai propri elettori a chiedere soldi. Il risultato? Spingere la Grecia verso l'accelerazione del processo di privatizzazione e quindi ad una inevitabile mancanza di controlli e selezione dei candidati.

La dinamica sembra qui abbastanza chiara dunque, aiutata dalla sua degna compare, l'inettitudine, che sempre la segue e consiglia. L'ipotesi che sia proprio l'FMI a bloccare la procedura ci riporta ad una nuova svolta della politica monetaria americana, inizialmente espansiva con Greenspan, poi con Bernanke prima restrittiva poi di nuovo leggermente espansiva e ora finalmente restrittiva (onde evitare di inondare il mondo di denaro senza che le condizioni strutturali dell'economia lo consentano).

Il punto è però che anche l'FMI è al 16,77% di voto americano, e quindi propugnare la stessa politica all'interno tramite la FED e all'estero tramite l'FMI può diventare pericoloso, perché significa - con le dovute riserve - arrivare proprio a questo: una diminuzione della liquidità che porta il denaro ad un costo sempre maggiore e quindi influisce negativamente sulle economie deboli da una parte; la negazione di qualsiasi aiuto da parte del Fondo Monetario dall'altra. Una trappola pericolosa.

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