Gli interventi dovrebbero essere realizzati “senza snaturare l’identità storica della città-territorio”, proseguiva il documento. Tra i punti principali di quel documento spiccava la richiesta di “riconversione territoriale ai princìpi di sostenibilità mediante riduzione dei consumi, salvaguardia del territorio, ric
orso a tecnologie a basso impatto, autosufficienza energetica e filiera corta alimentare, sistemi alternativi di mobilità no-cars in grado di conciliare il diritto alla mobilità ed alla accessibilità con l'esigenza di ridurre l'inquinamento e le esternalità negative, messa a reddito del territorio, smart grid energetica, riduzione delle emissioni di gas serra, risparmio ed uso responsabile delle risorse naturali locali che non compromettano la fruizione per le generazioni future e che inneschino processi economici e culturali virtuosi prioritari nelle scelte amministrative della città-territorio.”
Altro concetto chiave di quelle prime linee guida, “bottom-up”, ossia dal basso verso l’alto, era l’utilizzo di “una infrastruttura tecnologica comunitaria e aperta (open source) progettata con la partecipazione dei cittadini basata sulle più avanzate tecnologie informatiche e di comunicazione nella direzione di una città intelligente (smart city) che oltre a facilitare tutte le attività ed i processi urbani ottimizzandoli nel segno della sostenibilita’ (energia, acqua, trasporti, gestione differenziata dei rifiuti, etc.) consenta la realizzazione e la fruibilita’ di servizi innovativi per il cittadino.”
Il Primo Programma d’Intervento Sperimentale della Stm (marzo 2010)
A marzo 2010, la Struttura tecnica di missione (Stm) del commissario per la ricostruzione, fece uscire il Primo Programma d’Intervento Sperimentale con fattibilità a breve termine. Nella premessa era riportato il concetto di condivisione: “rappresentazione condivisa del progetto”, “visione condivisa del futuro”, “condivisione delle politiche pubbliche della città”, ma di queste finora non si è avuta traccia, tutto avvenendo nelle oscure stanze della struttura commissariale. Gli interventi nel cratere sismico si ipotizzano in più aree (o “scale” come sono chiamate nel documento): restauro e reintegrazione dei tessuti urbani antichi (centri storici); territori di transizione tra i nuclei antichi e le espansioni tardo novecentesche (prime periferie: aree industriali, scali ferroviari, caserme eccetera); territori “periurbani” costituiti dai cinquantotto “insediamenti grandi e piccoli in cui si articola la “città-territorio””(frazioni e comuni).


























