Nel 'laboratorio politico Agoràbruzzo' di Rigopiano, i troppi imbarazzi e le troppe incertezze per il futuro del Pdl nazionale impediscono di formulare alcuna novità degna di nota per la politica regionale. L'intero establishment del Pdl abruzzese radunato in un'amena quanto remota località del Parco nazionale del Gran Sasso, di questi tempi, non è cosa da poco, quasi quanto l'avvistamento di una rara specie protetta. Ma i numerosi esemplari in timor d'estinzione erano, in realtà, i rappresentanti del più grande partito della regione che, malgrado i recenti successi, improvvisamente, sembrano aver bisogno di "un confronto" in un eremo sicuro e appartato.
L'Agorà paganiana, esposta solo ai riflettori soffusi dei pochissimi giornalisti presenti, deve essere sembrata il luogo più adatto dove azzardare le prove tecniche di un lungo auspicato 'confronto' politico sul futuro del partito. Tutti presenti, quindi, anche solo per stare "sul chi va là". Gli unici due aquilani presenti, al solito, sono arrivati per rimarcare le proprie distanze: Giuliante e De Matteis, Anche un felino come Giuliante, infatti, annusato il pericolo, ha preferito valicare il Gran Sasso per andare 'a segnare il territorio'. Soprattutto dopo aver saputo dello sconfinamento di De Matteis, che 'osava' uscire dalla sua riserva presentandosi, con un coup de théâtre, ad un convegno riservatissimo del Pdl, nella speranza di ottenere un'accelerazione della sua candidatura, approfittando della presenza del gotha del Pdl: Chiodi, Pagano, Piccone, Pastore, Tancredi, Pelino, Aracu, tutti magicamente riuniti in conclave. Purtroppo per De Matteis, Giuliante, come ai bei vecchi tempi di An, ha arruffato il pelo; Pastore ha frenato; Chiodi si è disimpegnato e - malgrado le frasi di circostanza e i tanti buoni propositi di unità e di amicizia elencati nel corso delle due giornate - il conclave si è espresso per un "non habemus papam". Evidentemente per il centrodestra fare il nome del candidato sindaco dell'Aquila, a sette mesi dalle elezioni, è ancora tabù. Uno dei tanti tabù troppo imbarazzanti per poterli infrangere senza temere ritorsioni dall'alto, anche nella riservatezza del rifugio di Rigopiano.

Sono andate deluse anche le attese di chi si aspettava un 'laboratorio liberale' dove fare chiarezza tra una base smarrita e dirigenti ancora fin troppo allineati sugli argomenti più scottanti che scuotono il Paese e la Regione.
Esisterà un Pdl dopo Berlusconi? Tabù: «Per il futuro c'è Alfano», anche se il suo nome era accompagnato da gesti scaramantici del pubblico.
Gli scandali sessuali? Doppio tabù, anche se i vari amministratori presenti non si raccontano più le vicissitudini di Berlusconi con sghignazzi e dandosi di gomito. Anche loro sembrano, finalmente, aver colto la drammatica distanza tra l'attuale crisi e le scene di un film con Alvaro Vitali.
La crisi economica, l'aumento delle tasse, i tagli alla spesa? Tabù: «bisogna pensare invece ad essere tutti uniti» probabilmente per prepararsi ad un'eventuale, devastante, prossima crisi politica che potrebbe cancellare tutto.
Quindi cosa fare? Tabù: semmai «abbiamo già fatto tanto». Perché anche i cittadini abruzzesi sembrano colti da continui raptus anti casta?
Tabù: semmai «abbiamo comunicato male, per colpa di una stampa nemica, la nostra abnegazione al servizio del Paese e della Regione».