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Krugman: "Nessuno capisce il debito", i Nobel per l’economia scelgono la sovranità monetaria

Il 1 gennaio 2012 il New York Times ha pubblicato un articolo del premio Nobel per l'economia Paul Krugman intitolato "Nessuno capisce il debito". Secondo Krugman a causa di una diffusa ignoranza la politica statunitense sta dando un'importanza esagerata al problema del debito, che invece sarebbe di gran lunga secondario rispetto ad altri aspetti dell'economia, ed in particolare alla disoccupazione.

Nel breve articolo si chiariscono le fondamentali differenze tra il debito di uno Stato e quello di una famiglia, facendo riferimento anche ad altre economie, dove il debito pubblico (o sovrano) è rimasto superiore al 100% del prodotto interno lordo per molti decenni senza causare disastri (come in Inghilterra per quasi la metà degli ultimi 170 anni). 

In sostanza il creditore del debito pubblico è in larga misura lo Stato stesso. E se è vero che il debito è in parte in mano a soggetti esteri, è anche vero che gli Usa detengono anche molto del debito di altri Stati. La differenza principale starebbe nel fatto che le famiglie devono effettivamente restituire il debito a qualcuno, mentre gli Stati devono solo preoccuparsi di evitare che il debito cresca più velocemente della propria base tassabile.

Il debito appesantisce l'economia costringendo lo Stato a riscuotere più tasse, ma non la soffoca di per sé. La conclusione evidenzia come ora sia necessario che il governo Usa spenda di più, ma un'ossessione generale dovuta ad una errata informazione tende a impedirlo. La disinformazione circolante sul debito parrebbe promossa da coloro che più hanno da temere su un effettivo aumento delle tasse, ossia i grandi patrimoni (dato che i lavoratori sono già oltre il limite della capienza), nell'intento di assicurarsi che le loro esigenze prevalgano su quelle dei disoccupati e, in definitiva, della nazione. 

Già precedentemente Paul Krugman, partendo da un assunto keynesiano ("È l'espansione e non la recessione, il momento giusto per l'austerità fiscale”) aveva criticato le politiche recessive neoliberiste e neomonetariste (come quella di Monti, per esempio, o quella imposta alla Grecia e ad altri paesi), in quanto faceva notare che l'austerità dovrebbe essere rimandata fino a che una forte ripresa dell'economia è ben avviata.         

Il punto è proprio questo: in buona sostanza, mentre per i neoliberisti le crisi sarebbero fenomeni passeggeri assorbibili grazie a meccanismi spontanei di mercato, per Keynes si tratta di uno squilibrio che può essere ricondotto in equilibrio grazie ad un adeguato intervento dello Stato, ossia è necessario produrre domanda aggiuntiva (“aggregata”) tramite l’intervento di spesa, l’azione sul saggio d’interesse, la politica fiscale, determinando la massa complessiva degli investimenti e quindi del credito e della moneta.

Pertanto una politica economica espansiva di tipo keynesiano (così come invocata da Krugman) è senz’altro preferibile rispetto alle inefficaci politiche recessive neoliberiste. Comunque uno Stato (con moneta sovrana) ha da investire non riversando soldi a pioggia, ma con “investimenti socialmente responsabili” e con “investimenti economicamente mirati” ed in Italia ci sono varie opportunità: energia alternativa, produzioni agrarie ed alimentari di qualità, recupero dei monumenti storici e del paesaggio, valorizzazione delle bellezze naturali ed artistiche, rete turistica riattrezzata ed appetibile, ricerca.

Investire così (anche a debito, se non si possono utilizzare gli ingenti capitali dei fondi pensione dei lavoratori) è l’unico modo (ovviamente impegnativo) di crescere e svilupparsi. Condizione basilare è il recupero della sovranità monetaria. Lo Stato sovrano è l'unico che può creare moneta dal nulla. I principali Stati a moneta sovrana sono: Usa, Gran Bretagna, Norvegia, Giappone, Svizzera, Russia, Cina, Brasile.

Gli USA hanno creato dal nulla decine di trilioni di dollari negli ultimi anni ed hanno un inflazione inferiore all'area euro. Il Giappone ha rapporto debito/PIL di oltre il 200% (contro il 120% dell'Italia) e non soffre di iperinflazione, né ha la disoccupazione giovanile al 30% come accade in Italia. Lo Stato a moneta sovrana crea la sua moneta, non la prende a prestito a tassi del 7% da terzi. Gli Stati come la Gran Bretagna, che hanno la propria moneta, emettono buoni del tesoro a tassi ridottissimi, inferiori al 2%, in quanto hanno quella che è la "ability to pay", per cui sono considerati più affidabili e solvibili degli stati dell'area euro (che debbono indebitarsi ulteriormente o tassare per poter reperire capitali).

L'Italia, che deve prendere l'euro a prestito sui mercati, ogni anno paga il 5% medio sui 1900 miliardi di euro di debito pubblico. Necessita di 100 miliardi di euro l'anno solamente per pagare gli interessi. Tutte le valute sovrane dei principali paesi occidentali sono oggi considerate "bene rifugio", in quanto tali Stati non possono tecnicamente diventare insolventi: lo Stato che ha la sua moneta può sempre ripagare il proprio debito, in quanto all'occorrenza può stampare la propria moneta sovrana (“fiat”, cioè dal nulla).

Del resto è proprio un finanziere d’assalto - Charles Dallara dell’Institute of International Finance americano - ad affermare a proposito della Grecia: “Temiamo la loro impossibilità di onorare il debito denominato in una moneta straniera, cioè l’euro, non il debito in sé!”. Inoltre la Spagna ha un debito pubblico appena sopra il 60% del PIL, che è proprio l’obiettivo virtuoso del Patto di Stabilità voluto dalla Germania per l’euro: perché allora la Spagna si trova tra i paesi preda della speculazione dei mercati? Perché è priva di moneta sovrana! Ancora: dal 1994 al 1998 l’Italia (della lira sovrana) accumulò un debito stratosferico, fino a un picco del 132% del PIL (!), ma nulla accadde. Inoltre ecco cosa ha dichiarato in questi giorni proprio Standard & Poor’s, che ha declassato l’Italia:

Le riunioni dei leader della UE si concentrano sui temi sbagliati. L’adozione di pacchetti di austerità per ridurre i deficit non identificano i rischi reali. Infatti durante i primi 10 anni dell’euro la Germania aveva uno dei deficit più alti in assoluto, mentre la Spagna aveva pareggio di bilancio.


La Spagna, che era un modello di disciplina di bilancio, è finita in sofferenza, mentre la Germania, che aveva una pagella pessima, non si trova in difficoltà, in quanto esporta tanto in tutto il mondo, e non perché l’euro funzioni.

I mercati ancora (per poco) prestano alla Germania solo perché sanno che essa può ripagare i debiti grazie a quell’export immenso. Non perché abbia l’euro. Se i tedeschi non avessero la carta delle esportazioni da giocarsi, starebbero in compagnia di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. 

Ed infatti la Francia è sotto attacco dai mercati sempre di più, perché ha l’euro senza possedere l’arma potente del grosso volume di esportazioni come i tedeschi. Non è il debito pubblico il problema, non è il deficit, ma la mancanza di moneta sovrana! Inoltre gli altri paesi europei stanno condannando i paesi in difficoltà a sbrigarsela da soli (il pareggio di bilancio per legge è una maniera eufemistica di dire “ognuno se la sbrighi da solo”!) e non hanno il minimo interesse a farli riemergere, se non alle condizioni di svendita del patrimonio pubblico e relativo impoverimento dei cittadini.

Comunque è impossibile risanare un’economia tassandola allo stremo e però impedendo allo Stato qualsiasi spesa pro cittadini che sia anche di un centesimo superiore a quanto i cittadini devono restituire in tasse, cioè imponendo il pareggio di bilancio. Se lo Stato spende 100 per i cittadini ma poi li tassa 100, cioè fa il pareggio di bilancio, cittadini ed aziende vanno a zero. E come faranno cittadini ed aziende a rilanciare l’economia se per anni andranno a zero con i loro risparmi?

La ricchezza di cittadini ed aziende (risparmi), senza l’apporto dei soldi dello Stato è una quantità fissa chiusa in un contenitore stagno. Non aumenta, cioè i risparmi non aumentano da sé. Gira in tondo, passa da mano a mano, passa da qui a là, e da là a qui, e basta. E se, come oggi, quella ricchezza è scarsa ed in calo, chi può investire in produzione ed in posti di lavoro? Nessuno, zero. E se, come oggi, Mario Monti restringe ancora di più tale ricchezza attraverso l’austerità, saranno crisi ed ancora crisi, ma volute per cristallizzazioni ideologiche ed erronee analisi della realtà.

Solo se lo Stato può immettere denaro nuovo in circolazione più di quanto tolga ai cittadini in tasse, cioè se “non farà il pareggio di bilancio”, cittadini ed aziende avranno risparmio da investire in economia ed occupazione. Ma questa iniezione vitale di liquidità è possibile solo con una moneta che lo Stato può creare da sé (“fiat”, dal nulla), cioè una moneta sovrana, non l’euro.

Infine negli USA per salvare il sistema bancario sono state utilizzate somme strabilianti di denaro pubblico ed in Europa - invece dei 5.000/10.000 miliardi di euro occorrenti - sono stati messi a disposizione solo 489 miliardi di euro per il “Quantitative Easing” (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro immesso nelle riserve delle banche fallite: non sarebbero però soldi dei contribuenti, ma semplicemente denaro inventato dal nulla -“fiat”- dalla BCE)!

Se non si cambia politica economica si sprofonda nella recessione e poi nella depressione. La Storia ha cambiato pagina e, a meno di eventi di natura e portata straordinaria, le convenzionali ricette definibili “rigoriste” non sono in grado di salvare il sistema, tanto è vero che Joseph Stiglitz -altro premio Nobel per l’economia - è arrivato a dire: 

Oggi la gente comune perde, mentre la grande finanza guadagna ancora di più. Bisogna imporre tasse molto alte sui guadagni di capitale. Oggi è più vantaggioso speculare che lavorare per vivere. Deve tornare ad essere il contrario.

Dunque, Mario Monti non sarà mai premio Nobel per l’economia.


Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.198) 18 gennaio 2012 17:06

    Interessante e condivisibile, ma c’e’ un punto che non viene chiarito: come si fa ad uscire dall’euro?

    Se lo fa uno stato solamente, per lui e’ il tracollo garantito: fuga di capitali, fallimenti per debiti in euro e proventi in valuta nazionale...
    Dovrebbe essere un’operazione concordata fra tutti e che coinvolge tutti. Non e’ semplice.

    E’ all’incirca difficile quanto avere una banca centrale europea e una politica monetaria comunitaria.

    In entrambi i casi si deve perdere in sovranita’ nazionale e farsi carico dei debiti degli altri.

    • Di (---.---.---.56) 19 gennaio 2012 09:55

      Oppure bisognerebbe costringere la Germania ad accettare una BCE che possa stampare moneta.
       Ma la Geramania ha oggi nelle mani l’arma per realizzare il suo obiettivo storico, il dominio sull’Europa, crollano tutti - in particolare i francesi - e loro dopo aver pagato un prezzo sopportabile (inferiore a quello di una guerra) si ritrovano ad essere ancora più potenti verso un insieme di staterelli ininfluenti e succubi.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.113) 18 gennaio 2012 18:25
    Damiano Mazzotti

    Invece di tornare a stampare lire, non è più semplice stampare subito Euro?! Basta convincere i tedeschi.... che non è facile... Ma se gli americani, gli inglesi e i cinesi stampano e "nazionalizzano" fondi assicurativi e banche perchè gli europei dovrebbero stare a guardare una nazione che crolla a terra una dopo l’altra, dissanguata, perchè si fa risucchiare la poca liquidità dai mercati finanziari?

  • Di (---.---.---.176) 18 gennaio 2012 18:36

    Premetto che ho studiato poco macroeconomia, quindi non me la sento di spiegare, perchè incorrerei nello stesso errore dell’autore di questo articolo..

    Il tema mi pare trattato con superficialità, e quindi domando:
    che autorevolezza ha uno psicologo sessantenne (l’autore di questo articolo) qualora scriva di macroeconomia?

    Passando all’articolo:

    Dire che USA, Giappone ecc ecc hanno moneta sovrana è semplicemente una CAZZATA.
    http://borsaipnos.blogspot.com/2010...

    Se in Italia la disoccupazione giovanile è al 30% è perchè siamo pigri e non c’abbiamo voglia di fare un cazzo, perchè abbiamo già tutto. Non abbiamo fame, semplicemente.

    Le opinioni di questo Krugman sono, appunto, opinioni.
    Ci sono persone che sono convinta che occorra dividere l’Italia, o altri che bisognerebbe mandare via gli extracomunitari..
    Cosa dobbiamo fare, dare retta a un tipo solo per il suo nome esotico?

    Poi per carità, forse ha ragione, ma occorre non prendere questi pensieri come oro colato.

  • Di (---.---.---.172) 18 gennaio 2012 19:57

    La (voluta) mancanza di una visione sistemica fa sì che ognuno dei Paesi dell’Euro ritiene di poter risolvere la crisi con il pareggio di bilancio o comunque con politiche di “rigore”. I bond greci a un anno erano comprati e venduti alla fine di luglio 2011 al tasso d’interesse del 40% ed adesso gli stessi richiedono il pagamento di un interesse del 396%! I possessori dei titoli del debito greco, nel frattempo, alla chetichella, li hanno venduti quasi tutti agli “hedge funds” (fondi speculativi), i cui proprietari sono iene irrintracciabili, con sedi nei paradisi fiscali protetti da Londra. Nel frattempo il Governo Federale degli Stati Uniti deve chiedere un nuovo prestito di 6,2 trilioni di dollari prima della fine del mandato di Barack Obama. Il debito americano è aumentato di 15 volte negli ultimi trent’anni, pur se Washington si stampa i dollari che vuole (avendo moneta sovrana), ma che poi vengono bruciati dalla speculazione finanziaria e dagli interventi di salvataggio nei confronti delle banche (e poco utilizzati per politiche a favore dei cittadini)! Ma questo debito aumenta ogni anno di un trilione di dollari. Cioè mille miliardi. Sono gli Usa l’epicentro dello sconquasso finanziario mondiale e -se si fa la somma di tutti i debiti, pubblici, privati, delle imprese- ogni famiglia americana dovrebbe pagare un debito medio di 683.000 dollari. I possessori di certificati di credito del tesoro americano stanno cominciando a vendere il debito americano su tutte le piazze. Poco per volta, però quel poco comincia a vedersi. Infatti nelle ultime sei settimane sono stati venduti ben 85 miliardi di dollari di quel debito. Non si era mai verificato un evento del genere nell’era della globalizzazione. Ed i Paesi dell’Euro ancora gigioneggiano su politiche recessive neoliberiste e monetaristiche, alle prese con una moneta -l’euro- orfana di Stato alle spalle, che le dia stabilità e consistenza, alla mercé di speculazioni finanziarie che servono a proteggere le disastrate condizioni degli USA. Gli USA battono i “non” Stati Uniti d’Europa e scaricano i loro disastri finanziari sugli europei, che esprimono la loro unità unicamente nel loro soggiacere agli USA e nella loro incapacità di costruire un’Europa politica. Con buona pace di coloro (politici ed analisti) che, pur di non ammettere le proprie cantonate di analisi della realtà, rilanciano un’Europa “politica”, mentre non riescono a fronteggiare con un minimo di coesione e congruità la crisi finanziaria. Figuriamoci se vengono scalfiti dalle analisi di premi Nobel per l’economia!
    Claudia Del Vento

  • Di (---.---.---.172) 18 gennaio 2012 21:40

    Come si forma il debito pubblico?

    Quando la moneta era d’oro, lo Stato aveva la sovranità monetaria perché la moneta, sin dall’emissione, era proprietà del portatore. Dei valori monetari partecipava tutta la collettività. Per intendersi sul concetto di sovranità monetaria bisogna risalire a quando gli Stati hanno rinunciato alla loro potestà di emettere moneta e la hanno invece delegata al sistema bancario (ossia a banchieri privati). Ciò risalirebbe al XVII secolo, allorquando le aristocrazie regnanti nei paesi europei si accordarono con i banchieri creditori di tali paesi a che fondassero banche private, a cui trasferire la potestà (dapprima prerogativa dei Re) di emettere denaro, creando in favore di tali banche il monopolio dell’emissione e prestito della moneta, la qual cosa perdura anche oggi ed anzi si è maggiormente consolidata nelle mani del sistema delle banche centrali. Il sistema bancario ben sa che il valore della moneta sta nel “tempo” non nello “spazio”: è una “previsione” e non una “merce”, tanto è vero che la moneta ha un valore arbitrariamente illimitato, anche se il simbolo è di costo nullo (carta). Anche il valore dell’oro non stava nel metallo, ma nella “previsione di poter comprare”. Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno emesso la moneta con il corrispettivo del debito, cioè “prestandola”. In tal modo le banche non si sono solo limitate ad espropriare i popoli dei valori monetari, ma li hanno indebitati di altrettanto, caricando su di loro il costo del denaro, sin dall’origine. In tal modo gli Stati si sono trasformati da “proprietari” in “debitori” del proprio denaro. I banchieri si sono sostituiti agli Stati con il corrispettivo del debito, cioè “arricchendoli” di “moneta-debito”, la così detta “moneta nominale”. Quando la moneta era d’oro chi trovava la pepita se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera e questa regola valeva per tutti: re, nobili e plebei. Se al posto della miniera sta la banca centrale, al posto della pepita sta un pezzo di carta, al posto della proprietà sta il debito (in quanto la banca emette moneta solo prestandola), allora la moneta circola gravata del debito su cui nasce. Le vicende dei drammi economici, che stanno dilaniando la società del nostro tempo, impongono ormai l’assoluta, inderogabile necessità di considerare nella Costituzione la funzione monetaria dello Stato. All’attuale “arbitrio” dei governatori delle banche centrali va sostituita la “discrezionalità tecnica” di una funzione organica (esattamente definita ed eticamente e giuridicamente limitata e finalizzata al bene comune), svolta dallo Stato. Data la destinazione d’interesse pubblico, la moneta va dichiarata dunque di proprietà dello Stato (e perciò dei cittadini).

     Marianna Vitiello

  • Di (---.---.---.4) 19 gennaio 2012 10:52

    Il signoraggio è un problema chiave.
    Purtroppo ne parlano apertamente solo personaggi "folkloristici" tipo Marra o Barnard, ma le conseguenze sono evidenti: se dobbiamo pagare caro il denaro diventa difficile uscire dalla spirale negativa. Se la BCE stampasse moneta senza fare strozzinaggio e se si riuscisse a far pagare un’imposta (minima) sulle transazioni finanziare, sarebbe molto più semplice sistemare l’economia.
    Resterebbe "solo" da educare al rispetto delle regole di convivenza (pagare le tasse, rispettare le file, lavorare facendo il proprio dovere...) quella parte di italiani che le ignora.

    • Di (---.---.---.121) 27 aprile 2013 11:40

      Mi rendo conto che rispondo a questo commento più di un anno dopo ma mi pare evidente che non hai mai letto cosa scrive e dice Barnard.


      Barnard è stato l’unico che in poche parole ha spiegato e demolito la teoria del signoraggio, cito dal suo primo scritto "il grande crimine 2010" quando chiede a Dean Baker, co-direttore del Center for Economic and Policy Research a
      Washington, di legge tutto il materiale che ha a disposizione sul complotto del signoraggio (incluso Zeitgeist) e Baker risponde lapidario: “Paolo, questa roba è un tocco fuori di testa”

      Se preferisci guardare un video e ascoltare cosa dice prova qui
      al minuto 38’ e 58’’

  • Di pv21 (---.---.---.81) 22 gennaio 2012 19:33

    Tecno-blabla nostrano >

    Con il suo Dl “cresci-Italia” Monti dichiara di perseguire l’interesse dei consumatori e migliori servizi agli utenti. Come? Emblematico è quanto disposto in materia di assicurazioni RC auto.

    Se l’impresa assicuratrice si offre di far riparare il veicolo danneggiato presso una sua officina convenzionata, optare per il risarcimento in contanti significa accettare di vedersi decurtare fino al 30% la somma spettante. Non ricorda una sorta di clausola “vessatoria”?

    Qualora l’impresa richieda di sottoporre “volontariamente” ad ispezione il veicolo da assicurare questo può determinare una riduzione delle tariffe di norma stabilite. Quale impresa si sognerà mai di chiedere l’ispezione di un veicolo appena immatricolato o revisionato?

    Anche l’assicurato che acconsente all’installazione di “meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo” (tipo scatola nera) beneficia di una riduzione delle tariffe in uso. Da ricordare che trattasi di quei dispositivi resi “obbligatori” per l’esercizio di specifiche attività di trasporto a carattere collettivo.
    Quale riduzione di tariffa può valere una tale “precostituita” condizione di “vulnerabilità” del cliente in un contenzioso promosso dal suo assicuratore?
    Di sicuro l’impresa assicuratrice non ha nulla da obiettare sulla presa in carico del costo dell’installazione.

    Le “tasse occulte” sono “prezzi e tariffe più alte”?
    Come liberalizzare il mercato non è “copione” da teatrino di Pantomima e Rimpiattino

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