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Ivanov: un russo nelle ardenne

Dopo 5 titoli di campione nazionale è arrivata la ciliegina...Il russo Sergei Ivanov con una prova coraggiosa si impone sul traguardo di Valkenburg dimostrando come il coraggio e la forza possono ancora essere di moda nel ciclismo odierno.

Era il suo obiettivo numero 1 da anni, più precisamente dal 2002, quando il compagno di squadra Bartoli gli soffiò la vittoria per mezza ruota. Ogni anno si proponeva sulle strade olandesi con coraggio, con il suo modo di correre sempre all’attacco, senza risparmiarsi mai, che nel ciclismo di oggi è sempre più rado vedere. Un ciclismo fatto sempre più di attesa e meno di impresa. Ivanov invece oggi ha iniziato ad attaccare presto, quando gli altri capitani ancora non osavano nemmeno mettere il naso fuori dal gruppo, lasciando il compito ai loro gregari. Il russo voleva migliorare il suo secondo posto del 2002, un piazzamento nei 10 come successo altre volte negli ultimi anni, non gli bastava più. Ed è così che si è mosso appena ne ha avuto l’occasione, miscelando alla sua innata temerarietà quel senso tattico che l’esperienza gli ha saputo dare.

Lascia partire in un primo tempo fughe di secondo piano, con uomini di spicco in alcuni casi, ma con compiti di gregariato per la giornata. Il primo attacco pericoloso si vede sul Gulperberg, salita numero 26, dove ad attaccare sono Kreuziger, A. Schleck, previa rassicurazione sulle condizioni del fratello caduto insieme a Daniel Lloyd a 70 km dalla conclusione (leggera commozione cerebrale per lui) e Gasparotto. Il gruppetto verrà poi ripreso nella salita successiva dove Ivanov beneficia del lavoro dei Silence-Lotto. Il ritmo però non scende, è infatti il lussemburghese della Saxo Bank a tenere alta l’andutara per frazionare ancora di più il gruppo.

Il primo attacco di Ivanov è alle porte, il russo infatti approfitta della salita 28, l’Eyserbosweg, per sferrare il suo fendente. Verrà raggiunto e superato da Kreuziger che resterà per qualche chilometro in testa alla corsa. Ivanov sarà il primo a gettarsi di nuovo all’inseguimento prima di rialzarsi vista la non collaborazione del compagno di squadra del fuggitivo, Vincenzo Nibali. Ottima mossa del russo che evita così di trovarsi nella morsa Liquigas, ma occasione sprecata per la squadra italiana che avrebbe così fatto molta paura alle rivali.

Sull’ascensione numero trenta, il Keutenberg, detta la salita delle antenne, ancora Schleck a fare il ritmo ma a creare la frattura col gruppo, facendo nascere l’occasione che si rivelerà quella giusta è uno dei beniamini di casa, Robert Gesink, olandese in una squadra olandese, il pubblico di casa, che considera l’Amstel quasi come un mondiale, non poteva chiedere di meglio. A riportarsi su di lui, insieme ad Ivanov, un altro olandese, Karsten Kroon. I tre, di comune accordo riescono a mantenere intatti quei venti secondi guadagnati così duramente.

Dietro le squadre sono rimaneggiate, difficile organizzarsi per inseguire; saranno di nuovo i Silence a caricarsi l’onere ma la decisione risulterà essere tardiva...Il terzetto affronta i 10 km verso il Cauberg, salita conclusiva, con piglio deciso e senza mostrare grossi cedimenti nonostante i cambi di Gesink comincino a farsi meno incisivi.

Dekker e Vansummeren, gli uomini preposti per riportare il capitano Gilbert in testa, regalano l’illusione di farcela sino al Cauberg, dove si frantumano le speranze di un gruppo ancora una volta troppo attendista. Rialzatisi i due gregari, infatti, i capitani si guardano, esitando qualche secondo prima di prendere l’iniziativa, che peraltro arriva da un corridore di secondo piano, sciupando tutto il lavoro dei malcapitati Silence.

Il terzetto di testa ringrazia, Ivanov in primis. Il corridore della Katusha infatti senza grosse offensive, in questi casi la differenza la fa chi sopporta meglio la stanchezza resistendo alla morsa dell’acido lattico, riesce a staccare Gesink sin dalle prime rampe dell’ascesa e a impedire a Kroon di soffiargli la vittoria. Il russo può finalmente così coronare il suo sogno: essere il primo russo ad imporsi alla Amstel Gold Race.


Prova deludente per la maggior parte dei leader, a partire da Valverde, staccatosi fin dal Keutenberg, passando per Rebellin, che aveva comunque sin dalla partenza dichiarato di non sentirsi al meglio causa qualche malanno di troppo, per finire a Cunego che paga l’assenza di una squadra di alto livello a potergli dare man forte.

Sicuramente avranno tutti occasione dei rifarsi nelle prossime due corse della settiamana, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, ma dovranno fare qualcosina in più di oggi. A cominciare dall’assumersi le proprie responsabilità in corsa...
Bettini, ci manchi già...


1 154 RUS - IVANOV, Sergei  KAT 6:38:31
2 172 NED - KROON, Karsten  SAX 
3 122  NED - GESINK, Robert RAB +0:08
4 133  BEL - GILBERT, Phillippe SIL 
5  1  ITA - CUNEGO, Damiano LAM 
6 171  RUS - KOLOBNEV, Alexandr SAX 
7 182  AUS - GERRANS, Simon  CTT 
8 125  BEL - NUYENS, Nick  RAB 
9 158  AUT - PFANNBERGER, Christian KAT 
10 174 LUX - SCHLECK, Andy  SAX 

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