Pino Finocchiaro, in Rai dal 1998, è attualmente redattore presso RaiNews 24.
Un professionista nel campo del giornalismo, sempre in prima linea per la difesa della libertà di stampa, del diritto dei cittadini di essere informati e del diritto-dovere dei giornalisti di pubblicare notizie reali, senza guardare in faccia a nessuno e tirando dritto per la propria strada...
- Dottor Finocchiaro, ormai da molti anni lavora in Rai con importanti incarichi... Qual è lo stato di salute di questa azienda?
Buono. Il digitale terrestre apre immense prospettive. il servizio pubblico radiotelevisivo meglio di chiunque altro può investire nel futuro badando all’interesse generale, alla crescita culturale del Paese.
- E lo stato della libertà d’informazione all’interno della Rai?
Il pluralismo è un’opportunità che solo una grande azienda può offrire. Non amo i guardiani delle libertà. Finiscono per porre limiti e steccati a quella libertà che avrebbero voluto garantire. Gli unici garanti della nostra libertà d’espressione sono i nostri telespettatori.
- Cosa ne pensa della proposta di alternare conduttori di diversa estrazione culturale ogni settimana?
Un tecnicismo che denota scarsa fantasia.
- E della norma che vieterebbe ai talk show di parlare dello stesso argomento prima che siano passati 8 giorni?
I divieti non aiutano la libertà di espressione. I guardiani della libertà, purtroppo, proliferano sia a destra che a sinistra.
- Non pensa che siano delle scorciatoie per limitare il potere mediatico di alcuni talk show ostili al Governo come ad esempio AnnoZero e Ballarò, dato anche il fatto che i giorni prestabiliti per l’ alternanza dei presentatori sono il martedì (Ballarò condotto da Floris) ed il giovedì (Anno Zero condotto da Santoro)?
I giornalisti che sanno condurre lo fanno e fanno ascolti. I guardiani dell’ortodossia, di destra e/o di sinistra, fanno solo chiacchiere e polemiche: argomenti nei quali restano insuperabili e in effetti, insuperati. Floris e Santoro non hanno bisogno di lezioni di giornalismo, men che meno di democrazia, da parte di nessuno. Le notizie che propongono sono vere, autentiche. Piacciono per questo. Non condivido il giudizio che siano conduttori anti-governativi. Spesso i governi, non solo quello in carica, manovrano contro se stessi per ragioni che nulla hanno a che vedere con la ragion di Stato.
- Perché questi programmi fanno così paura, danno così fastidio. In fondo se non si vuole essere protagonisti di un talk show o non diventi un politico o non vai a letto con ragazze minorenni...
Non minimizzerei. La verità dà fastidio. E i reati, tenendo ferma la presunzione d’innocenza, restano reati a prescindere dall’essere un personaggio pubblico o un privato cittadino. Le telecamere mettono a nudo qualsiasi bugia. Basta un’immagine, un video, una foto per vanificare una montagna di bugie. Questo fa paura.
- A proposito di ragazze minorenni... Cosa ne pensa di questo nuovo scandalo sessuale e come pensa andrà a finire questa storia?
Lasciamo fare ai magistrati. Lascino ai giornalisti il diritto dovere di cronaca. Mi auguro solo di conoscere la verità, tutta la verità e l’opportunità di narrarla.
- Dei tagli alla cultura? Si vuol far crescere la gente nell’ignoranza o si spende effettivamente troppo?
Per la cultura non si spende mai troppo. Noi in Italia, piuttosto spendiamo troppo poco. Rischiamo di cancellare quel patrimonio d’arte, architettura, storia e cultura che il mondo ci invidia. La rovina di Pompei ha per la nostra economia effetti paragonabili al disastro nucleare seguito allo tsunami in Giappone. Se Pompei, Villa Adriana, Siracusa, Segesta, Taormina, gli scavi del Casale non sono più giacimenti culturali, si deve non solo all’opera indefessa dei tombaroli ma alla contaminazione del cemento e all’incuria delle amministrazioni che si sono susseguite.
- Rai News
Quel che fa il governo non sempre rappresenta il pensiero o i desideri del popolo. La funzione della stampa libera è di sottolineare la distanza tra il pensiero della gente e l’azione talvolta sconsiderata dei governi, di qualsiasi colore politico.
D’altra parte, l’Italia è quella che ha negato al premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia un posto di ordinario. L’università di Foggia non lo ha ammesso al concorso per titoli insufficienti. Rubbia da tempo non crede nel nucleare, lotta per l’acqua pubblica e insiste nelle ricerche sulle energie alternative e rinnovabili. Posizione imbarazzante per il mondo accademico italiano.
La solita stantia minestra bollita e ribollita che nella realtà non trova riscontro alcuno. (...)
02/04 22:46 - yepbo