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(In)ter(per)culturando: check-in breve ’On the road’ - parte I

‘On the road’ è una collana di libri del neo editore Senzapatria dimensionalmente facili da portare in giro (diciassette centimetri per dieci e mezzo, di lunghezza non eccedente le settanta pagine circa).
 
Dedicata ai viaggiatori, si legge sul sito dell’editore, che si riferisce all'effettiva reperibilità dei titoli di collana disponibili esclusivamente in stazioni, metropolitane, aeroporti, autobus. Non in libreria, insomma. Da ottobre 2010 in alcune città italiane: Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Padova, Verona. Da maggio 2011 l'editore previsiona una diffusione nazionale.
 
L’idea insomma non è quella di riproporre ‘narrativa di viaggio’ propriamente detta (escludendo la logica ad ampio raggio secondo cui ogni storia è un viaggio). Piuttosto è il viaggiatore il beneficiario finale di questi piccoli oggetti che nascono per essere facilmente tenuti tra tasche, borse e zaini. Oggetti che stanno in un palmo aperto, concepiti per non scandalizzarsi se si verificano piegature, o ogni altro danneggiamento fisico che può derivare dal viaggio in sé (non per questo sempre graficamente gradevoli, l'impatto può essere ampiamente migliorato). Non è dunque nella qualità visiva di questi libri che si dovrebbero ricercare ragioni per l’acquisto al prezzo di cinque euro l’uno.
 
Gli elementi a mio parere interessanti che caratterizzano questa collana sono di ordine pratico e concettuale. Pratico, rispetto all’oggetto-libro di cui ho già accennato in precedenza. Piccolo, maneggevole, che può finire piegato o comunque logorato, a un prezzo più che accessibile. Un oggetto, in sostanza, che non ‘appesantisce’ il viaggio.
 
Concettualmente invece, la collana ha un solo vincolo, la lunghezza. Si tratta comunque di storie ‘corte’ nell’eccezione ampia del termine, non-romanzi si potrebbe semplificare ma nemmeno racconti brevi. Una via-di-mezzo, una di quelle dimensioni che di solito non piacciono all'editoria (al business).
 
Limiti a parte, ogni libro è una storia diversa, un autore diverso, uno stile e un modo che proietta il lettore-ipotetico viaggiatore in una dimensione ‘altra’. E ce n’è davvero per ogni gusto, aspettativa, richiesta, preferenza. È probabilmente questo il vero punto di forza (e anche, come accenno in chiusura, arma a doppio taglio): la varietà tesa alla qualità.
 
Ammetto subito l’azzardo nell’uso del termine 'qualità' che in letteratura contemporanea ha ormai assunto valenze contrastanti e complesse che nulla hanno a che fare con le intenzioni di questo pezzo. ‘Tesa alla qualità’ sottintende storie e scritture differenti ma comunque mature, figlie di autori che più lontani tra loro non potrebbero essere (per biografie, formazioni, mestieri, geografie ed esperienze); eppure scritture libere, che raccontano favole quanto scorci di realtà strappate al quotidiano, proiezioni su futuri catastrofici o passati ancora disseminati di dubbi, tratteggi di personalità complesse, inquadrature tra commissariati, centralini, ricercatori, killer, rapinatori, morti non morti e così via.
Non è una collana per esordienti, evidentemente, la scommessa è comunque evidente.
 
Non lo si può definire un mix ‘innovativo’. Già in altri contesti, specialmente tra i medio-piccoli editori che nel mercato italiano si contendono fette strette di spazi e visibilità, l’idea della narrazione breve, del viaggio, e delle differenti scritture ha trovato sfoghi e divulgazioni non sempre memorabili.
 
In ‘On the road’ sembrano esserci basi promettenti che evidentemente attendono riscontri precisi soprattutto per quanto riguarda la distribuzione (ancora, sempre, 'il' fattore tra l'esserci e il nulla) dunque nella reperibilità effettiva quanto nelle reazioni dei potenziali lettori-viaggiatori.
 
Non è comunque una ‘dimensione racconto’ che si esaurisce in poche pagine dal sapore fallimentare (per consensi di pubblico e statistiche di vendita), non si tratta propriamente di scheggie, frammenti di narrazioni. Le storie di ‘On the road’ si avvalgono, seppure nella brevità, d’un margine di respiro a spiegare azioni, inspessire tratteggi, motivare sviluppi. 

Una dimensione da viaggiatore, per tornare al leitmotiv iniziale lanciato dalla casa editrice, storie che possono esaurirsi nel corso d'un viaggio o rimanere nella tasca della borsa fino al prossimo. La scomessa, in fondo, è catturare l'attenzione senza finire abbandonati tra biglietti scaduti, e giornali appena sfogliati.

E' una sfida, per lettori e autori.
E in un momento di mercato saturo di pubblicazioni e di neo imprese (non da ora, saturo, da diversi anni in Italia la situazione è stantia, faticosa), le sfide andrebbero prese sul serio.
 
Sfida per i lettori ai quali vengono proposti attualmente ventiquattro titoli, storie, lingue e registri. Una varietà che investe generi, trame e personaggi. La possibilità, insomma, di scegliere all'interno della stessa tipologia di pubblicazione (dunque anche comparare, ricordando magari altri libri degli stessi autori o scritture in differenti mezzi come la rete).
 
Sfida agli autori, invece, per l'opportunità di mettere 'in viaggio' qualcosa di breve ma non troppo, qualcosa che parla anche per l'autore che si mette alla prova assieme ad altri contemporanei entro le medesime regole del gioco, si potrebbe azzardare.
 
La brevità nonché la veste della collana non devono infatti trarre in inganno chi crede che basti scrivere 'qualcosa', un fondo di bottiglia, una storia da ridigerire e spolverare. Proprio per la varietà disponibile, rintracciare proposte 'sotto tono' è quasi istinto, esattamente come esser pubblicati (in questo contesto quanto in generale) non è sinonimo automatico di una qualche letterarietà.
 
---
 
Tra i tanti autori coinvolti (riepilogati in fondo, in ordine di pubblicazione prevista, ricordando che i primi titoli sono usciti da poco – n.d.r), mi soffermo arbitrariamente su alcuni, in ordine sparso.

Antonio Pagliaro narra de Il giapponese cannibale con la disinvoltura della perizia autoptica. Di Issei, il giapponese cannibale per l’appunto, il lettore impara a conoscere gradualmente ogni dettaglio fisico e comportamentale. La storia narrata è ambientata nel 1981 quando Issei si accorge di una ragazza, nominata a lungo semplicemente come 'la studentessa'. Pagliaro tratteggia la complessità del protagonista portando avanti la trama principale e alcuni flash back del passato rimanendo neutrale, esattamente come se descrivesse ciò che vede dentro un microscopio e, dal microscopio, gradualmente prende forma, si delinea il quadro generale d’un uomo che lega istinto sessuale ad altri desideri contro gli stessi corpi voluti e presi. È un ritmo serrata e lento allo stesso tempo, dosato per catturare e approfondire. Pagliaro non cerca sentimentalismi quanto la lucida composizione d’una perizia che via via si va nutrendo di nuovi dati, rilevamenti, fatti. Issei incarna ossessioni e istinti molto più comuni di quanto si sia disposti socialmente ad ammettere sebbene portati all’estremo, e Pagliaro è particolarmente abile a rendere questo senso di ‘normalità’ nelle seppur evidenti stonature degli svolgimenti. Potrebbe essere un reportage su La storia di, tanto è cadenzato, distaccato ma preciso il narratore che non perde stralci di presente, passato e potenziale futuro. Perché anche per un uomo che cannibalizza la donna amata c’è un futuro, un ultimo desiderio da realizzare, qualcosa che finalmente lo possa liberare da quegli stessi istinti che lo hanno portato a essere ciò che è.
Una buona compagnia per viaggiare controllando ogni tanto chi si ha vicino, davanti e dietro.
 
“Il 17 giugno sei poliziotti in tenuta d’assalto erano pronti a entrare in casa del giapponese cannibale. La polizia aveva preso informazioni sugli abitanti del palazzo: il piccolo uomo che Adrien aveva visto a Bois de Boulogne doveva essere il minuscolo giapponese del secondo piano. I poliziotti salirono le scale lentamente. Erano pronti a tutto: sapevano che l’uomo era armato. Il medico legale aveva stabilito che la vittima era morta con un colpo di fucile alla nuca e solo dopo era stata smembrata.”
(pag.42)
 
Narrato in prima persona, Fuoco sui miei passi di Luigi Bernardi è una storia per certi versi da giorno del giudizio. Il protagonista, nato l’11 settembre 2001, nel momento in cui si svolge la narrazione principale, il 2037, lavora come vigile del fuoco ma non si occupa più di spegnere incendi o salvare persone dalla fiamme. Quelli come lui, i pompieri nella Bologna del 2037, non devono più preoccuparsi da tempo di spegnere piuttosto accendono le fiamme per eliminare residui e cadaveri. Ma il protagonista ha un piano, un’idea destinata a rivoluzionare il degrado d’una città già smembrata da interessi economici e miserie. Assieme a lui Maddalena, una donna forte, un legame che è carne, unione di anime, d’intenti e capacità. Una storia crudele quanto verosimile dove Bernardi si muove agevolmente tra location note e immaginazioni che non potrebbero essere più dense, pregne di quel qualcosa che rende ogni situazione vicina a un reale attuale, l’anno dichiarato all’inizio della narrazione non sempre è così evidente, la costruzione immaginativa serrata non lascia troppi spazi ai dubbi.
Una storia in cui Bernardi cede a una lingua meno controllata, funzionale alle evoluzioni quanto i pensieri del personaggio stesso. Una lingua diretta, sciolta e cruda.
La contestualizzazione geografica non sembra casuale, nelle pieghe d’una Bologna sfaldata, tra quartieri ‘da salvare’ e altri destinati a scomparire, si nascondono ben altri significati anche per l’attuale veste della città.
Non dimentica, Bernardi, alcuni tratteggi sfocati su cosa ha determinato una condizione così catastrofica in città e, in generale, in tutt’Italia, tra sangue, morti e fuoco. Tratteggi, per l’appunto, accenni mai casuali mai insensati piuttosto coerenti con un narrare che delinea un futuro potenziale tra i possibili futuri ma lo fa con la consapevole padronanza d’un presente già macchiato, infettato.
Coinvolgente, ironico, a tratti eccitante, cupo ma con un finale che sorprende (forse un tradimento, questo finale 'oltre' la fine, forse no).
 
«Ti sei mai fatto aiutare da qualcuno?».
«Ci vorranno settimane», bleffo.
«Ti tolgo dalla ronda e ti assegno due uomini di scorta, due guardie private di una delle famiglie che stanno dentro la zona da salvare. Sono posti pericolosi quelli, meglio andarci cauti».
E per andarci cauto mi dà due uomini prezzolati da qualcuno che vorrei uccidere.
«Grazie, mi sa che ne ho bisogno», dico così per dire.
«Naturalmente puoi prendere tutto il plastico che ti serve».
Mi consegna una fotocopia ridotta del cazzo e dei suoi dintorni. Il cazzo stavolta è evidenziato in verdino. Mi chiedo se il comandante non sia gay, ma non perdo tempo a darmi una risposta.
(pag.36)
 
Grazie alla collaborazione di Carlo Cannella.
 
Prossimamente altri titoli.
 

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Autori

Luigi Bernardi, Ivano Bariani, Cynthia Collu, Marino Magliani, Emilia Dagmar, L.R. Carrino, Antonio Paolacci, Gianluca Morozzi, Remo Bassini, Carmen Covito, Sergio Garufi, Valter Binaghi, Nicoletta Vallorani, Antonio Pagliaro, Enrico Gregori, Alessio Arena, Barbara Garlaschelli, Enzo Fileno Carabba, Gaja Cenciarelli, Mauro Baldrati, Federica Sgaggio, Gianni Solla, Roberto Saporito, Giacomo Sartori.

In ogni copertina, disegni a china di Mario Bianco.

È possibile ordinare singoli titoli (maggiori informazioni sul sito della casa editrice).


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