Mi lascio radere i capelli.
Mi lascio svestire.
Mi lascio controllare gli orifizi, la bocca, gli occhi, il naso e le orecchie.
Mi lascio mettere una tunica bianca e nessun indumento intimo.
Mi lascio collegare alla apparecchiature.
Mi lascio iniettare medicinali.
Poi chiudo gli occhi.
E’giorno.
E’notte.
Non lo so.
(pag. 75 – racconto ‘A.D.’ – Polaroid di Gianluca Mercandante,
Las Vegas edizioni, 2008, collana Jackpot)
Polaroid (un marchio registrato dalla Polaroid Corporation) è il nome di uno speciale foglio di plastica utilizzato per polarizzare la luce. […] Tutti i fogli (sheets) Polaroid vengono usati negli schemi a cristalli liquidi nei microscopi ottici e negli occhiali da sole. Inoltre il nome Polaroid è una marca utilizzata per identificare una serie di prodotti della Polarod Corporation, famosa soprattutto per la macchina fotografica istantanea. […]Nel Febbraio del 2008, la Polaroid Corporation ha annunciato la cessazione della produzione di pellicole istantanee. Nel marzo 2008, ha annunciato il rilancio in produzione entro la fine dell’anno delle nuove Polaroid, grazie a Zink, una nuova tecnologia di stampa. La macchina fotografica contiene una piccolissima stampante a colori che opera su una carta fotografica particolare, fatta di pigmenti cristallini che si colorano grazie a un processo termico.
‘Polaroid’ è un piccolo libro, piccolo nelle dimensioni, centoquaranta pagine, dieci racconti a dieci euro. E le immagini sputate da una ‘macchina fotografica istantanea’ sono il corpo giusto a rappresentarne sensi e approcci.
Gianluca Mercadante tenta una miscelazione pericolosa e importante: eventi di storia recente, cronaca ancora impresse in alcune memorie, shakerati e sottilmente mescolati con narrazioni, personaggi, dialoghi, trame. Realtà e fantasia in percentuali differenti. Realtà fortemente attuali con aderenze profonde alle cronache, a quei fatti che più hanno colpito chiunque anche attraverso la medialità. Fantasia che è invenzione, dunque rielaborazioni dell’autore di storie, voci, vite (quanto poi dipendano da estro, talento, invenzione e quanto dal vissuto, da quelle schegge che il vivere comunque lascia, quanto, non è dato da sapere ma leggendo se ne sentono le porosità).
I racconti mostrano nella lingua quanto nelle trattazioni, leggere virate, sapori, spessori, odori e rumori che nel tempo si sono differenziati. Si sentono gli stacchi nei tempi di gestazione, come lo stesso Mercadante precisa nei ringraziamenti (“Alcuni dei racconti qui proposti hanno goduto di altre vite editoriali in precedenti pubblicazioni antologiche”). E questo sentire rende il libro frizzante, dà modo al lettore di non ‘adagiarsi’, di non permettersi ‘aspettative precise’.
Per contro, le continue virate, la velocità con cui si passa da una storia all’altra, la rapidità che contraddistingue gli inserimenti degli eventi di cronaca reale; tutto questo richiederebbe probabilmente più ‘respiro’, più spazio dunque scavi per poter essere assorbiti con maggiore consapevolezza e approfondimento individuale.