Come per i precedenti romanzi (la prima parte del pezzo e l’anticipazione, link dopo le fonti - n.d.r.), ciò che Grugni ha da dire non tarda ad arrivare tra le pagine. Colpi forti, diretti. La scelta stessa di inserire fatti di cronaca reale, riproponendoli esattamente come sono stati divulgati dai mass media, a volte con la cruda sequenza della ’lista della spesa’, in altri casi per bocca di personaggi che hanno occhi, labbra e mani di carne, che restituiscono ai meri fatti la tridimensionalità dell’umano: queste scelte scarnificano la narrazione.
Mi risveglio un’ora più tardi, ma ancora una volta mi risveglio in questo paese di merda e mi domando se uno dei tanti delinquenti predicatori del falso che ci governa ci dirà invece cosa è successo a Ustica, cosa è successo alla stazione di Bologna, cosa è successo a Piazza Fontana, cosa è successo a Moby Prince, chi pagherà per gli operai uccisi dall’Enichem di Marghera, chi pagherà per gli operai devastati dall’Eternit di Casale Monferrato, ma so che nessuno ce lo verrà mai a dire perché in Italia è più che mai necessario un nuovo popolo al posto della massa di cialtroni che lo abita, un popolo connivente all’illegale, un popolo accecato dai miracoli alla San Gennaro…
(pag.103 - il periodare si conclude con un ‘meno male che ci sono gli immigrati’ a chiudere quest’unica sorsata densa, urticante).
Si resta storditi, incerti, con lo stomaco pesante.
Italian Sharia non è romanzo da intrattenimento ‘alla moda’, gli affondi sociali non sono mai casuali. E non ci sono soluzioni.
Per l’Italia come non-nazione, come <paese di fantasia> (espressione estrapolata da una dichiarazione di Cossiga che Grugni mette in bocca al narratore), come contraddizione di se stessa.
Per gli italiani acciecati da religione, politica azzera logiche, dal quotidiano fatto di impegni sordi, affettività mutevoli, insensibilità ossidate tra la pelle di chi non sfiora più in là del proprio palmo, tra violenze per le strade, degradi strutturali, luoghi pubblici come mattatoi.
Per i mussulmani spaccati da leggi controverse, che decidono anche per la morte di chi le rispetta (tali leggi), che impongono differenze di genere, che impediscono ascolti e comprensioni.
Per le donne, italiane e mussulmane, che si alternano tra gabbie differenti eppure uguali nella sostanza, che le trasmutano in oggetti, corpi di proprietà altrui, schiacciate tra aspettative, mestieri, affetti e figli.
[…]Credo solo che se fai un lavoro decente, se hai da mangiare e se scopi quanto basta, dèi, profeti e apocalissi ti interessano molto meno. E soprattutto non vivi le donne come un incubo o una minaccia. Il che ti porta a essere sessualmente frustrato a livello patologico
E secondo te noi lo saremmo?