Con Milano che guadagna il +2,90% ed il famigerato spread nei confronti dei bund tedeschi che cala a quota 373 punti base - ai minimi del 27 ottobre scorso – i mercati sembrano credere alle misure economiche presentate da Mario Monti.
Nonostante la situazione rimanga complicata e non siamo completamente fuori dalla tempesta una cosa appare chiara: il metodo dei “professori” che, incuranti dei vari conservatorismi di destra e di sinistra, ha deciso di assumere misure presumbilmente impolari (ma efficaci) sembra quello appropriato per affrontare la crisi.
Alla convinzione si accompagna una speranza ed una certezza. La speranza è che la manovra non risulti troppo depressiva dell’economia reale. La certezza è che l’opera di rilancio è appena all’inizio. Alle misure che colpiranno soprattutto coloro che hanno sempre pagato, dovranno aggiungersi il prima possibile alcuni provvedimenti mirati che ridiano slancio alla crescita, affinché tutti i sacrifici non si rivelino per l’ennesima volta vani.
Senza dubbio, però alla risolutezza dei nuovi arrivati, si contrappone lo smarrimento di coloro che in questi anni hanno trattato la politica o come business elettorale o come strumento per ampliare le proprie rendite di posizione. I partiti si stanno lasciando andare a reazioni scomposte tipiche di coloro che si accorgono come il loro compito venga svolto meglio e piu’ efficacemente da altri. Nella fattispecie un gruppo di tecnici, trasversale ai vari blocchi di potere.
In questo scenario profondamente mutato chi ne esce peggio è la Lega Nord. Da partito, ago della bilancia del precedente governo, si è auto-marginalizato, schiacciandosi su posizioni che definire da avanspettacolo è un complimento. I dirigenti leghisti invece di confrontarsi con i ministri di Monti per difentere le prerogative del proprio eletterorato nella sede predisposta a tale compito: il parlamento Italiano, hanno deciso di riaprire il parlamentino padano che più di assemblea sa di patetica messinscena. Le proposte partorite dal triumvirato Bossi-Calderoli-Maroni sono lunari e stridono con i risultati che il Governo Monti comincia ad ottenere. In pochi giorni il partito di Bossi ha proposto una secessione consensuale modello Cecoslavacchia, un’annessione della Padania alla Germania, il Nerone-express per mettere a ferro e fuoco Roma. Se riflettiamo sul fatto che questi personaggi sono gli stessi che hanno comandato per otto anni nell’ultimo decennio, si può capire facilmente quali e quante responsabilita’ essi abbiano nei nostri confronti.
Il Pdl invece è spaccato a metà. I reduci della rivoluzione liberale (mai perseguita e mai attuata) hanno accordato il loro assenso al governo poiché se l’Italia dovesse fallire, il loro movimento passerebbe alla storia come quello che ha provocanto la bancarotta. Più che per convinzione si sono accodati per necessità.
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