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 Home page > Tribuna Libera > Il gatto che si morde la coda

Il gatto che si morde la coda

La BCE minaccia le banche che non prestano alle aziende. L’inferno è lastricato di buone intenzioni, come le minacce della BCE che in questo modo pensa di aiutare le aziende in difficoltà.

La BCE vuole forse replicare la crisi dei subprime? Questa si basava fondamentalmente sulla concessione di mutui per la corsa all’acquisto di abitazioni a soggetti che poi i fatti hanno dimostrato di non essere in grado di onorare, causando una catastrofe finanziaria seconda solamente alla crisi del 1929, catastrofe che ha coinvolto molte banche americane e che ha avuto ripercussioni su scala mondiale.

Nessuna istituzione al mondo può obbligare le banche a erogare prestiti a chi non supera l’esame del merito creditizio, cioè a quelle aziende o semplici cittadini che si presume non saranno in grado di restituire quanto ricevuto. Durante la citata crisi dei subprime, le banche italiane, criticate perché accusate di eccesso di prudenza, ne uscirono indenni.

Tuttavia, è anche vero che oggi le banche sembra abbiano dimenticato quella che è la loro funzione primigenia di raccolta del risparmio e di investimento erogando credito, trovando più lucroso investire in borsa. Insomma si sono trasformate in finanziarie speculative, in questo favorite dalla stessa BCE dalla quale ricevono sostanziosi contributi finalizzati alla ricapitalizzazione per compensare la critica situazione derivante dalla insolvenza di tanti cittadini che non riescono a pagare le rate dei mutui che si sono accollati. Possiamo ragionevolmente ritenere che quelle somme sarebbero state più proficuamente utilizzate aiutando i mutuatari in difficoltà, rendendo così, sic et simpliciter, non necessaria la ricapitalizzazione delle banche, e contemporaneamente alleviando un grave problema sociale e indirettamente l’economia: l’uovo di colombo.

Nell’attuale temperie, nel nostro Paese che si dibatte in una drammatica recessione, che in parole povere significa che i prezzi scendono perché la gente non si può permettere di fare acquisti di ciò che non sia strettamente necessario per vivere, fino a che non si elimineranno tutti i numerosi ostacoli che non consentono alle aziende di creare lavoro, non si può pensare di risolvere la situazione obbligando le banche a fare beneficienza, anche perché così facendo si arriverebbe al fallimento delle stesse banche con gravi ripercussioni per l’intera nazione.

L’economia di ogni paese che non disponga di pozzi di petrolio si basa sulla capacità di quel paese di creare beni di consumo o servizi, in una parola il cosiddetto PIL acronimo per Prodotto Interno Lordo. In altri termini si tratta di dare impulso a crescita e sviluppo che non è altro che il programma del governo Renzi.

Tuttavia, l’attuazione di questo programma è subordinata al varo di alcune riforme, anch’esse nel programma renziano. La cosa sembra assai semplice per chi non è in mala fede, per chi non rema contro perché vuole che nulla cambi per non rischiare di perdere privilegi assai cospicui. Molti ritengono, sbagliando, che nel nostro Paese il capo del governo sia una specie di dittatore e pretendono che le promesse da lui fatte, siano mantenute in men che non si dica. Invece, non è così, da noi, il capo del governo non ha che scarsissimo potere. Abbiamo un sistema bicamerale perfetto, ossia abbiamo due camere, dei deputati e senato, che entrambe rendono il Paese ingovernabile.

Quindi, la riforma più urgente e fondamentale è quella della Costituzione, anche con l’obiettivo di dare maggior potere al capo del governo.

Gli Antichi Romani, nella loro grande saggezza, nei periodi di pericolo incombente, sospendevano le normali garanzie e nominavano un dittatore. So benissimo che molti lettori grideranno allo scandalo. A costoro rispondo: cosa è successo a tanti paesi che si affacciano nel Mediterraneo dopo le cosiddette primavere arabe, dopo l’abbattimento dei dittatori? Pensiamo a Libia, Siria, Afganistan, Iran, ex Persia governata dallo Scià Reza Palevi, e allo stesso Egitto. Il sangue scorre a fiumi e le economie languono.

 

Foto: Palazzo Chigi, Flickr

                                                                        

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.121) 9 settembre 2014 10:11

    Paragonare l’Italia ai paesi dittatoriali arabi è per lo meno azzardato.

    E’ ora di finirla con questa cazzata che il premier deve avere più poteri. L’esempio l’abbiamo sotto il naso: Renzi non combina niente di buono perché NON STA facendo quello che aveva promesso, ma altro. Pazienza se si vuole eliminare il bicameralismo perfetto (che Renzi non vuole fare, per inciso). Ma IN NESSUN PAESE DEL MONDO il potere è detenuto da una persona sola, dittature a parte.L’organo più adatto per accentrare il potere si chiama PARLAMENTO, tutto il resto sono cazzate.

    • Di Cesarezac (---.---.---.84) 9 settembre 2014 13:32

      Rispondo a Di 121: 

      non pretendo di abolire il parlamento, ma semplicemente di adeguare il nostro paese alle democrazie europee. A scuola gli asini, se oltre ad essere asini non sono stupidi, cercano di copiare dai più bravi; visto che siamo portatori dei peggiori parametri socio economici rispetto ai paesi concorrenti, faremmo bene a imparare a copiare.
      Lei ha letto molto distrattamente il mio articolo: nei paesi arabi le dittature sono state abbattute grazie alle mene dei petrolieri americani e ora sono piombati nel caos.
      Impari a scrivere evitando di abusare di parole con doppia zeta.
    • Di (---.---.---.121) 9 settembre 2014 18:50

      Paragonare l’Italia ai paesi dittatoriali arabi è per lo meno azzardato.

      E’ ora di finirla con questa cazzata che il premier deve avere più poteri. L’esempio l’abbiamo sotto il naso: Renzi non combina niente di buono perché NON STA facendo quello che aveva promesso, ma altro. Pazienza se si vuole eliminare il bicameralismo perfetto (che Renzi non vuole fare, per inciso). Ma IN NESSUN PAESE DEL MONDO il potere è detenuto da una persona sola, dittature a parte.L’organo più adatto per accentrare il potere si chiama PARLAMENTO, tutto il resto sono cazzate.
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      Di Cesarezac (---.---.---.84) 9 settembre 13:32

      "...adeguare il paese... asini che copiano..."

      Gli asini, anche se copiano, continuano a rimanere asini. In Italia abbiamo una bellissima democrazia, e pessimi politici. I pessimi politici sono votati dagli asini; con una pessima democrazia continuerebbero a esserci gli stessi pessimi politici di prima, votati dagli stessi asini di prima, ma con risultati catastrofici. Quindi, attenzione a copiare gli altri. Può funzionare forse una volta o due, ma poi le conseguenze arrivano sempre. Infatti, abbiamo come primo ministro proprio un incompetente che ha copiato a scuola e in politica. Gli è andata bene due volte, e le conseguenze non si faranno attendere (ne abbiamo già avuto un assaggio, comunque).

      "Lei ha letto molto distrattamente il mio articolo..."

      Assolutamente no. Ho capito perfettamente il senso e sono pure andato oltre. Il suo articolo si chiude citando un esempio forse positivo (gl’antichi Romani) e uno negativo (i paesi mediorientali) riguardo ai dittatori, per supportare l’idea che in Italia avremmo bisogno di più poteri concentrati nelle mani di un singolo.

      Riguardo all’esempio forse positivo, dico che non nominare un dittatore avrebbe potuto dare ai Romani risultati anche migliori... nessuno può dirlo. E in ogni caso l’Italia non è un paese in guerra contro i Barbari, e ha tutto il tempo di ragionare e organizzarsi perché non ci sono orde selvaggie alle sue frontiere.

      Riguardo ai paesi mediorientali, sovente la caduta di un dittatore ha portato il paese nel disordine. In Italia successe la stessa cosa, se si ricorda... la caduta di un dittatore portò però un periodo di prosperità e crescita. Sarà forse perché l’Italia non si può paragonare ai Paesi arabi? E, se per questo, neppure all’Impero Romano?

      "Impari a scrivere evitando di abusare di parole con doppia zeta."

      Ci sono parole italiane che sono "poco fini", ma consentono di esprimere vivacemente e con grande precisione concetti che, usando il lessico moderno eccessivamente riguardoso, potrebbero essere fraintesi. L’idea che all’Italia servirebbero più poteri al primo ministro è una solenne cazzata, per il semplice motivo che gl’italiani hanno la tendenza a votare politici mentitori e disonesti. E’ successo più volte, ma non abbastanza, che il Parlamento o altri contrappesi istituzionali abbiano impedito o limitato i danni generati da un governo corrotto o comunque non corretto. Ricordi che è bene "fare", è meglio "fare meglio", ma piuttosto di "fare peggio" è meglio "non fare". Bene: visto l’incipit del governo Renzi, direi che è meglio "non fare". Non vedo nulla di diverso dai vent’anni berlusconiani, e sia Berlusconi che Renzi non hanno altro in mente che rafforzare la casta politica ai danni della democrazia. E ci sono pure gli asini che accolgono questa idea plaudendo, perché hanno già dimenticato la storia passata. Siccome sono asini, vogliono copiare dagli altri, ma senza ragionare.

  • Di (---.---.---.249) 9 settembre 2014 12:56

    Allerta Scuola >


    La capacità didattica connota l’identikit dell’insegnante. Dedizione e passione sono l’anima della missione educativa. Coltivare le “risorse vincenti”, come curiosità, metodo e tenacia, è il mandato ed il ruolo principe dell’insegnante.

    Ciò premesso.


    RENZI (con i suoi “esperti”?) ha concepito un nuovo sistema di gratifiche della carriera lavorativa di un docente. Via gli scatti d’anzianità e avanti con quelli di “competenza”.

    Quattro obbiezioni di fondo.


    Con quali oggettivi parametri didattici si pensa di poter costruire una graduatoria triennale di “eccellenza” in grado d’attestare l’esclusione di 1/3 del corpo insegnante?

    Nelle tornate seguenti, quanta parte dei docenti “negletti” riuscirà ad imporsi sui colleghi già certificati “meritevoli” escludendoli così da possibili ulteriori scatti?

    Dopo qualche triennio, che “percezione” si avrà della classifica del corpo docente distinto per livelli di “competenza”?

    Di quanto scemeranno le “motivazioni” di ruolo di un insegnante relegato per vari anni tra i “non competenti” e che non vedrà più neppure uno scatto d’anzianità?


    In sostanza.

    E’ fatto risaputo che i riconoscimenti retributivi hanno lo scopo di premiare le qualità personali e i risultati individuali. Nulla a che vedere con una “graduatoria” a cadenza predefinita e vincolata alla quantità di risorse disponibili.

    La forza e la competenza di un corpo docente è nell’ottimizzare l’apporto “collettivo” ai fini della preparazione di gruppi di alunni condivisi.

    Ergo.

    La politica “innovativa” non può mai prescindere da prevedibili sostanziali controindicazioni. Novità “politica” è cercare il preventivo assenso di chi dovrebbe soltanto beneficiare degli effetti positivi pronosticati.

    Studenti e famiglie sono i destinatari di una auspicata Rigenerazione della Scuola

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