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Il futuro? Indietro a sinistra

Il retrofuturismo socialista fiorisce in Italia (e soprattutto in Emilia Romagna, per chiare ragioni storiche) da almeno trent'anni: dai CCCP agli Offlaga Disco Pax, da Wu Ming al Collettivo Militant ai Marxisti per Tabacci ringraziati da Bersani dopo le Primarie è tutto un continuo ritornare, in forme estetiche e politiche anche radicalmente diverse, di "segni simboli e miti” comunisti. L’omaggio alle poesie di Majakovskij convive con la satira del realismo socialista sul trattore rombante contro i kulaki cattivi, la (re)mitologizzazione di Mao sorridente davanti al sol dell'avvenire si alterna alla sua decostruzione. L’elenco dei recuperi, prese di distanza, trasmutazioni e trasvalutazioni potrebbe continuare a lungo, ma è forse più utile rilevare subito come questo futuro all’indietroalle spalleanteriore sia agito e inteso solitamente come passato visto dal futuro, e per un correlativo oggettivo si pensi alle vittoriane “astronavi a vapore” nello Steampunk di Gibson e Sterling [vd. dossier in fondo per tutti i principali riferimenti citati in questo testo].

Piaccia o non piaccia, a garanzia dell'operazione troviamo all'inizio, cioè in apertura di anni ottanta e nel pieno del “Riflusso” italiano, il postmoderno con il suo citazionismo ironico della tradizione e la capitalizzazione sugli esili artifici dell'anacronismo meccanico e sulla struttura rammaricante del "che fine hanno fatto?". Molto prima di Good Bye Lenin (2003) la nostra televisione trasmetteva gag con comunisti risvegliati da coma ventennale e incapaci di riconoscere la nuova realtà: "Ma come Giuliano Ferrara non è segretario del PCI? Ma allora chi è il segretario? Ma come non c'è più il PCI?!", e giù a ridere. In perfetto parallelismo con Back to the future1985: "Ma come Ronald Reagan è presidente? Ma allora il suo vice è Jerry Lewis!".

Il retrofuturismo socialista inteso come futuro visto dal passato, come un “astronave conforme all’idea di astronave che la vecchia fantascienza aveva” in Futurama di Matt Groening, ha sempre goduto di un successo molto minore. Su Internet potete naturalmente scovare siti dedicati ai film fantascientifici prodotti nella Germania dell'Est dalla DEFA ma la prospettiva è quella dell'ennesima sottonicchia sottoculturale da catalogare e dominare nell'accumulo dei materiali (l'arte e la letteratura di “fantascienza socialista” non costituiscono inoltre un tema critico oggi molto frequentato, ciò è dovuto anche alla spirale di futuri mancati, e traditi, che rende non solo l'eventuale recupero ma la stessa indagine troppo ardua e ingrata).

Fredric Brown in What Mad Universe (1949), parodia dei romanzi di pulp science fiction degli anni trenta, inventa forse il retrofuturismo à la Futurama: un mondo dove i mostri dagli occhi d’insetto (BEM, in affettuoso acronimo inglese) e le astronaute pin-up sono – guarda la coincidenza! - proprio quelle immaginate dalle space opera di qualche anno prima ("questo era proprio l'universo che un adolescente colpito dai racconti di avventure spaziali avrebbe potuto sognare", così la vecchia traduzione Urania)Nonostante questo precoce e amabilmente feroce disvelamento le convenzioni smascherate continueranno a fiorire e il futuro fracassone da rivista pulp continuerà ad essere immaginato e adattato lungo il cammino, in un'ininterrotta correzione e integrazione della tradizione, senza mai buttare via niente, fino a sfociare serenamente nel retrofuturo ormai deliziosamente archeologico e ironicamente nostalgico di Mars Attacks! (Tim Burton, 1996), dove la citazione si unisce all'ammirazione, per l'innocenza, o meglio la semplicità, di un immaginario tagliato con l'accetta e però (o perciò) molto coinvolgente. 

E oggi si recupera in grande stile il futuro successivo, quello "paranoico" delle distopie anni '70 che culminano in Blade Runner (1982), anzi, con le continue liste di previsioni tecnologiche giuste e sbagliate nei romanzi di Gibson, siamo già in odore di cyberpunk revival (pure “Burning Chrome” è del 1982). In un'ininterrotta comunicazione tra futuribile del passato e retrofuturismo del presente. 
Il futuribile socialista non gode di questa continuità tra reale e immaginario, e all'interno dell'immaginario, per tre ragioni: 1) quel presente non esiste più; 2) il futuro immaginato da quel presente non si è avverato; 3) non raramente il futuro immaginato era già una riflessione sul presente, abbigliata in più o meno riconoscibile utopia/ucronia o distopia/discronia, secondo una particolare declinazione del genere "fantascienza sociologica" o secondo le linee di una narrativa di speculazione dalle ambizioni e preoccupazioni filosofiche e politiche. 

La lontananza di quel futuro (che non è affatto monolitico, come qui si è forse fatto intendere) da ogni nostro presente è incolmabile, perché non di cronologia ma di distanza psicologica e ideologica si tratta. E nessuna dotta archeologia o partecipante nostalgia pare poterlo recuperare in una qualche forma di vita artificiale diversa dal collezionismo funebre. I volumi illustrati di grande formato dedicati alle avveniristiche architetture socialiste oggi tirano molto in USA, sono perfetti coffee table books per arredamento e cultura sofisticati (recentemente li raccomandava la rivista online The Awl, stupita dell’inaspettato “glamour” di questo “sublime” immaginario).

Il retrofuturo socialista muore da sempre. Si scelga, nella storia fatta per grandi date ovvero nei più celebrati tramonti del sol dell’avvenire: 1921 Rivolta di Kronštadt, 1939 Patto Molotov-Ribbentrop tra Germania e Russia, 1956 Ungheria, 1968 Praga, 1982 Enrico Berlinguer che dichiara esaurita la "spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre" (si noti la metafora aerospaziale, ultimo omaggio al futuro sognato attraverso Yuri Gagarin). Dal punto di vista della science-fiction il termine ultimo è però il 1986 di Chernobyl, la catastrofe che ha chiarito al mondo come la Russia stesse implodendo, incapace della manutenzione minima di quella tecnologia e scienza futuribili che erano state orgoglio e vanto per decenni. Non è affatto un caso che oggi l'ingegneria sovietica si riassuma per l'immaginazione popolare nel Kalashnikov, arma molto efficace ma invenzione piuttosto "rozza" e "primitiva".

Da ultimo, e con minimo colpo di scena, occorre chiarire che la premessa, la distinzione tra i due punti di vista sul retrofuturo, il passato visto dal futuro dello Steampunk e il futuro visto dal passato di Futurama, è di per sé non rigorosa, e nel caso del retrofuturismo socialista riesce particolarmente difficile da applicare. Anche la recuperata estetica socialista del passato ha sempre la forma - frettolosamente utopica, tenacemente combattiva o stolidamente trionfalista - del futuro immediato, del presente che sta per accadere (il suo tempo è necessariamente il to be going to, l’essere sul punto di). Il futuro è sempre la conquista che dopo dura ma breve lotta porterà all'idillio, garantito dal sorriso di Mao che spiana la strada e dal trattore che romba felice contro i kulaki cattivi, mentre il presente di pace e prosperità è ciò che viene sempre negato, spostato avanti, solo pochi metri più avanti, quei pochi metri che bastano a renderlo irraggiungibile. Per non filosofico ma molto concreto paradosso, la tartaruga del presente non è mai accostata dall'Achille socialista del futuro.


Dossier

Vassily Kandinsky

 

 

Relativity starship. Soviet project 1957

 

 

Stampunk, aereo a vapore. Di Michael Kwolek

 

 

Futurama starship

 

 

Film di fantascienza DEFA anni settanta

 

 

CCCP Fedeli alla Linea, copertina dell'album di debutto (1985)

 

 

 

Marxisti per Tabacci

 

 

Steve Workers

 

 

Spomenik, Podgari?. Foto di Jan Kempenaers

 

 

Spomenik, Kadinja?a. Foto di Jan Kempenaers

 

 

Spomenik, Košute. Foto di Jan Kempenaers

 

 

Sanatorio di Druzhba sanatorium. Foto di Frédéric Chaubin.

 

 

Foto di Frédéric Chaubin.

 

Facoltà di Architettura. Politecnico di Minsk. Foto di Frédéric Chaubin.

 

 

Istituto ucraino di ricerca e sviluppo. Foto di Frédéric Chaubin.

 

Vedi 25 Abandoned Yugoslavia Monuments that look like they're from the Future e The Sublime Sci-Fi Buildings That Communism Built.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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