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Il declino di Confindustria

Confindustria continua a perdere credibilità nei confronti della pubblica opinione.

Anni fa l'associazione degli industriali era molto più rispettata e temuta di quanto sia oggi. Nel ceto medio in particolare era abbastanza diffusa l'idea che ciò che fosse bene per il mondo industriale fosse anche bene per la società in generale.

Le cose sono cambiate per diversi motivi. Un primo motivo è che la Confindustria è essenzialmente un'associazione che rappresenta degli interessi del tutto particolari: quelli degli imprenditori più forti e influenti. Il fatto che questi interessi non coincidano con quelli della società è stato spesso evidente in modo grottesco. Un secondo motivo è la discesa sfrontata nell'arena politica una volta a favore di una parte politica, una volta a favore dell'altra, scegliendo in genere quella che promette maggiore disponibilità verso le richieste di un mondo imprenditoriale sempre più a caccia di sussidi e di rendite di posizione. E' chiaro che quest'opportunismo ipocrita non è certo il modo migliore per creare una favorevole impressione nell'opinione pubblica. Un altro motivo sono i comportamenti personali dei suoi rappresentanti: comportamenti che spesso sono al limite del lecito ma che sicuramente denotano ipocrisia e scarsa eticità.

Così oggi succede che la Confindustria venga considerata sia a destra che a sinistra in modo alquanto negativo. Anzi, probabilmente è proprio quel ceto medio che una volta mostrava maggiore fiducia verso questa associazione di imprenditori ad esserne ora maggiormente schifato.

A sottolineare questo declino c'è la crisi profonda del quotidiano degli industriali il Sole24Ore: una crisi diffusionale che ha portato nei bilanci della società editoriale un rosso profondo. Non è difficile prevedere che ancora poche gestioni e il Sole24Ore dovrà fare fallimento. Visto il disastro gestionale si è scelto di sostituire il direttore Gianni Riotta con Roberto Napoletano, attuale direttore del Messaggero (del gruppo Caltagirone).

Ma il problema non si risolve certo cambiando il povero insignificante Riotta. Il problema ha ben altra origine: un quotidiano che è espressione degli interessi di casta di un gruppo di baroni confindustriali non può riscuotere grande favore soprattutto se si rivolge ad un pubblico di lettori smaliziati e di buon livello culturale.

Il target del Sole24Ore è un pubblico che si interessa di economia e finanza. Se il quotidiano diventa un foglio della propaganda confindustriale e sindacale, il minimo che ci si può attendere da un lettore è un moto di disgusto.

Quindi se gli editoriali del Sole24Ore diventano inni ad alzare le tasse per i cittadini italiani al fine di abbassare le tasse per il sistema di quel ristretto circolo imprenditoriale, che cosa deve pensare un lettore appartenente al ceto medio italiano? La reazione è di puro disgusto, se non di rabbia. E allora il conseguente calo diffusionale non sorprende per nulla.

La Marcegaglia poteva tenere il Riotta. Il nuovo direttore Napoletano francamente non risolverà nulla. Anzi considerando il tono e l'andazzo del Messaggero, possiamo star certi che la crisi del Sole24Ore continuerà.

Infine c'è la rottura profonda col centro destra maturata in questi mesi, ma latente da anni. Alla prima assemblea di Unindustria nessun rappresentante del governo era presente a parte un Gianni Letta che fa un discorso durissimo e sferzante nei confronti di questo club baronale capeggiato dalla Marcegaglia.

In realtà Confindustria ha sempre mostrato di preferire il Pd o l'UDC di Casini. D'altra parte D'Alema stesso non ha mai avuto nessun problema a vantarsi pubblicamente del fatto che i "democratici" sono sempre stati generosi verso le tasche dei magnati dell'imprenditoria. E Casini nelle sue proposte sembra lo zerbino degli interessi forti ancora più di quanto non lo sia D'Alema. Il fatto che il nuovo direttore del Sole24Ore venga dal gruppo Caltagirone non è un caso. La Marcegaglia spera nell'opzione centrista per poter continuare a far pagare il conto a lavoratori e semplici cittadini, indipendentemente dal colore del governo. E Casini è ben felice nel contendere a D'Alema il ruolo di lobbista.

Commenti all'articolo

  • Di Libero Mercato (---.---.---.151) 18 marzo 2011 13:05
    Libero Mercato

    Il declino del Sole 24 Ore è pari al declino generale della carta stampata in Italia e riguarda soprattutto il cartaceo, poichè il sito online invece registra un buon numero di visite, in costante aumento.

    Quindi non si tratta di una prerogativa del Sole, anzi.
    E’ evidente che chi scrive l’articolo non è un lettore quotidiano del Sole, soprattutto quando afferma che sarebbe  " espressione degli interessi di casta di un gruppo di baroni confindustriali", ignorando che il tessuto produttivo italiano, eccetto alcuni grossi (pochi) gruppi industriali (Fiat, Finmeccanica, Impregilo, Ansaldo, ecc...) è composto in larga percentuale da piccole e medie imprese che nulla hanno a che vedere con la presunta casta di baroni, e che anzi sono in grandi difficoltà per la crisi economica e devono lottare tutti i giorni con una concorrenza internazionale spietata e spesso sleale (vedi Bric e paesi emergenti). 
    Ancora più ridicolo quando si afferma che gli editoriali del Sole incitano "ad alzare le tasse per i cittadini italiani al fine di abbassare le tasse per il sistema di quel ristretto circolo imprenditoriale", evidentemente l’autore non sa proprio di cosa parla o non legge il Sole, che spesso invece nei suoi articoli e commenti ribadisce il tema, fondamentale, dell’abbassamento della pressione fiscale su imprese e lavoratori, ha appoggiato la detassazione del salario di produttività introdotto da questo governo e altre misure (compreso l’ipotesi di un aumento di tassazione delle rendite finanziarie, che addirittura la presidente Marcegaglia ha caldeggiato nei suoi ultimi interventi) che intendono alleggerire il carico ai danni delle famiglie e del settore produttivo, anche colpendo il risparmio privato. 
    E’ incredibile come si possa fare un’analisi del genere che esula completamente dalla realtà ed è frutto di un pregiudizio di chi Il Sole l’ ha visto soltanto in edicola, ma non l’ha mai comprato. 
    • Di Strangelove (---.---.---.121) 18 marzo 2011 16:31
      Strangelove

      Caro amico, sappi che sono stato un lettore del Sole24Ore per anni. E questo fino a poco tempo fa, quando mi sono deciso a disdire l’abbonamento di un foglio che era divenuto ormai illeggibile e inservibile.

      E’ vero comunque che i giornali in generale siano in crisi. Ma pochi presentano i cali diffusionali e il rosso profondo di questo gazzetta della propaganda.

      Per il resto è evidente che Confindustria chieda di aumentare le tasse ai cittadini italiani per ottenere favori e privilegi. Questa è una costante di questa corporazione. E francamente sfido chiunque a sostenere il contrario.

      Tu stesso nel tuo tentativo di difesa sostieni in realtà le mie ragioni.

      Sia la Marcegaglia che gente come De Benedetti chiedono di aumentare le tasse sul risparmio degli italiani (e sulla ricca torta dell’iva) per abbassare le tasse al sistema delle imprese. E questo quando questi baroni feudali non pagano nulla della cosiddetta tassazione delle rendite: spaziando dalla residenza fiscale in Svizzera o a Montecarlo fino alle holding lussemburghesi, i patrimoni finanziari del gotha confindustriale sono blindati e al sicuro.

      I membri di Confindustria quindi chiedono soltanto più tasse sui cittadini italiani comuni per poter ottenere prebende e rendite sotto forma di agevolazioni fiscali per lo scassato tessuto imprenditoriale di cui sono intestatari: più utili e ricavi da portare in Svizzera.

      Sono proprio quest’ipocrisia e assurdo parassitismo ciò che più schifa di questi impresentabili personaggi. E visto le proposte fiscali che si sentono non è un caso che sia il ceto medio a esserne più schifato. E comunque con le proposte sull’iva ce n’è per tutti i ceti sociali.

      Il sole24ore se lo leggano i 4 parassiti di confindustria e i cagnolini del sindacato.

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