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La manovra, la tassazione delle rendite finanziarie, il tramonto del berlusconismo

Sia la Lega che il PdL hanno trovato la loro forza in campagna elettorale in un movimentismo antistatalista e anti tasse dal sapore spesso liberista e vagamente populista.

La contrapposizione con la sinistra è sempre stata plateale su temi quali la tassazione delle rendite finanziarie, che Berlusconi ha dipinto come un attacco fiscale di intonazione comunista al risparmio degli italiani.

In effetti al di là delle coloriture politiche, la tassazione delle rendite finanziarie è una grande idiozia. I detententori di grandi patrimoni hanno una vera passione: eludere il fisco nella maniera più elegante possibile. Gli strumenti del tutto legali per evitare di pagare queste tasse sono numerosissimi a chi abbia un conto anche solo a sei zeri. Si possono costituire società anche esterovestite, e grazie a queste la tassazione su capital gain e dividendi viene quasi del tutto cancellata. Al limite si può trasferire la propria residenza fiscale in Svizzera, a Montecarlo, alle Bermuda. Ci sono circa un centinaio di paradisi fiscali fra cui scegliere. I consigli di un buon tributarista come Tremonti sono sempre alla portata di chi lo necessiti e di chi abbia modo di pagare tali consulenze.

La cruda realtà è che tasse come quelle legate alle rendite finanziarie vengono pagate solamente spremendo i risparmi dei ceti medio bassi: lavoratori, impiegati, piccoli commercianti, piccoli artigiani. Allo stesso tempo gli Agnelli, Marchionne, i De Benedetti e una lista impressionante di imprenditori italiani risiedono in Svizzera, e come tali non pagano nulla e non pagherebbero nulla neppure nel caso di un'eventuale patrimoniale. Quindi non è sorprendente vedere Montezemolo che chiede di tassare i ricchi. Di veramente sorprendente credo ci sia solo la sua straordinaria faccia tosta.

Nonostante tutto questo la tassazione delle rendite finanziarie è diventata un punto essenziale nell'agenda del governo per un unico motivo ben preciso. Angeletti e Bonanni la vogliono per poter finalmente lanciare l'offerta dei loro fondi pensione presso quei poveracci che hanno la sventura di essere proprio da loro rappresentati nelle dinamiche contrattuali. Aumentare le tasse che gravano sulla maggior delle forme di risparmio aperte al popolino (fondi, azioni, obbligazioni) rende fiscalmente più attraenti i fondi pensioni sindacali che sono praticamente esentasse. Naturalmente Bonanni e Angeletti per avere questo favore hanno concesso al governo e a confindustria la rinuncia su diritti e pretese salariali dei lavoratori: e questo sarà molto più chiaro nei prossimi mesi.

Ma se non fosse per il conflitto di interesse dei sindacalisti, la tassazione delle rendite sarebbe una grande stupidaggine anche perchè oltre e per i motivi già indicati favorisce ed incoraggia l'elusione e la migrazione all'estero sia di persone che di capitali. In questo modo l'Italia diventa sempre più povera di risorse umane e materiali mentre paesi come la Svizzera prosperano.

Ma c'è un altro aspetto: l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie, ossia delle tasse sul risparmio dei cittadini residenti italiani segna la fine del berlusconismo. Segna la rottura definitiva con il popolo di centro destra. Era parso chiaro già da tempo che il binomio PdL + Lega fosse incapace di ridurre la spesa pubblica e la dimensione dello stato nell'economia italiana. Ma adesso questa incapacità si trasforma nell'imposizione di misure fiscali che Berlusconi stesso avrebbe definito qualche tempo fa come misure "comuniste". Il rialzo delle tasse oggi viene brutalmente percepito dall'elettorato leghista e di Berlusconi come un vero e proprio tradimento del ceto medio e risparmiatore. E questo voltafaccia è terribilmente evidente nel caso della tassazione delle rendite finanziarie che colpiscono la maggior parte dei risparmiatori.

E i primi sondaggi post manovra non a caso segnano un arretramento drammatico del centro destra. Il PdL e la Lega sono oggi visti in modo non differente dal loro avversario, il PD. Questi partiti appartengono ormai al blocco socialista di quei politici che coltivano e si nutrono di spesa pubblica a spese dei contribuenti. Che senso ha votare per il PdL se le sue politiche fiscali sono identiche a quelle del PD? Forse perché le faccie dei socialisti Cicchitto, Tremonti, Quagliariello sono più simpatiche degli ex comunisti Bersani, D'alema e Veltroni? Ridicolo. Votare PdL oggi per un elettore di centro destra equivale a farsi doppiamente prendere in giro.

Il declino del PdL è solo iniziato. Persone che ho sempre visto essere sostenitori o di Bossi o di Berlusconi oggi si dichiarano "schifate". C'è solo da augurarsi che dal tracollo dell'attuale "centro destra" nasca una nuova formazione seriamente ispirata al movimento dei Tea Party americano. Se non altro per un motivo di rappresentanza per tutti coloro che oggi stanno andando ad ingrossare le file dell'astensione o del voto di protesta.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.188) 25 agosto 2011 19:33

    PRO MEMORIA >

    Nello spazio di un mese una duplice manovra da 110 miliardi e tale da “affondare le mani” nelle tasche degli italiani.
    Il cuore di Berlusconi “gronda sangue” per una manovra bis dettata da “una crisi planetaria” che, si giustifica Tremonti, “non era prevedibile”.

    Nessun “dubbio” per un tasso di crescità che è, da mesi, la metà della media europea.
    Nessun “rammarico” per un Debito pubblico cresciuto in soli 3 anni di oltre 290 miliardi di euro superando quota 1900.
    E’ dal 1994 che Berlusconi promette di abbassare le tasse.
    Mai un “accenno” ai circa 650 miliardi di Debito accumulati nei 9 anni di suoi governi.
    Ha battuto anche Craxi che in 4 anni (84-87) di governo fece salire il Debito di “appena” 240 miliardi.

    Intanto la crisi, ex ripresa passata a semi crescita e poi a ricaduta, continua a gravare sul paese come Se fosse Stagnazione

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