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di Andrea D’Antrassi giovedì 11 novembre 2010 - 4 commenti oknotizie
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Il crollo della “casa dei gladiatori” di Pompei non deve essere accaduto invano

 Speriamo segni un nuovo inizio.

Il 6 novembre di questo anno la Schola armaturarum juventis pompeiani, la palestra degli atleti di Pompei, crollava rovinosamente su se stessa lasciando sul luogo un cumolo di macerie.

Quello che non poté la forza del Vesuvio e del tempo poté l’ incuria e il disinteresse. Siamo tutti d’accordo che eventi come questo non dovrebbero mai accadere. Vedere un paese come l’Italia che ha tra le sue poche risorse quella del turismo e della cultura, assistere inerme al disfacimento delle sue opere artistiche è uno spettacolo che non avremmo mai voluto contemplare. Eppure è successo. Abazie, castelli, acquedotti romani, monasteri, centri storici arricchiscono la nostra Italia, e la rendono un paese unico. Irripetibile nello scenario mondiale. Ogni cittadino, si sente italiano anche perché è nato e cresciuto in territori in cui la presenza di opere di immenso valore artistico sono una costante che arricchisce il paesaggio, lo rendono vivo e testimonianza del passato. Quello di cui, a volte non ci rendiamo conto, è che non tutti i paesi soprattutto al di fuori dell’Europa hanno saputo mantenere le architetture che ci provengono dalle stratificazione delle epoche precedenti. E’ questa la nostra primaria fonte di ricchezza e di cultura.

Siamo noi, siamo quel che siamo, in quanto abbiamo saputo costruire un rapporto speciale con il passato. Gli Estensi a Ferrara, i Colonna, i Chigi, i Borghese a Roma, i Visconti a Milano, i Medici a Firenze ci dicono ancora qualcosa non perché sono comparse nei libri di storia ma perché ancora oggi possiamo toccare con mano i palazzi dove un tempo vivevano, vedere le chiese dove pregavano, capire l’impianto delle strade in cui loro passeggiavano. 

Abbiamo saputo mantenere quello che non apparteneva a noi perché abbiamo orientato la nostra vista non solo a quello che il futuro avrebbe potuto generare ma anche e soprattutto a quello che il passato aveva sapientemente creato.

Ogni italiano in quanto parte di una comunità che fonda le proprie radici in questo nobile passato, che è allo stesso tempo fonte di ricchezza e di reddito, affida la salvaguardia del patrimonio artistico al governo e alle autorità competenti. Ma siamo sicuri che coloro che dovevano occuparsi di vigilare sul nostro patrimonio artistico hanno fatto tutto il possibile?

Sandro Bondi dall’inizio dell’attuale legislatura riveste il doppio incarico di Ministro dei Beni culturali e coordinatore nazionale del Pdl, il più grande partito italiano.

Siamo sicuri che al nostro sconfinato patrimonio artistico basti un ministro part-time?

Siamo certi che il Ministro Bondi invischiato quotidianamente nella risoluzioni di spinose diatribe politiche e all’interpretazione dell’ortodossia berlusconiana, accompagnato da un immancabile presenzialismo mediatico trovi il tempo di coordinare i lavori del ministero?


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di Andrea D’Antrassi giovedì 11 novembre 2010 - 4 commenti oknotizie
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