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di Alessandra Lacavalla martedì 22 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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Il crematorio. Vivere o morire?

Un sottotitolo shakespeariano per lo spettacolo che ieri sera e oggi 22 marzo andrà in scena al teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli.

La rappresentazione, affidata agli studenti dell’Università “L’Orientale” di Napoli, coordinati dalla Prof.ssa Maria Cristina Pisciotta, docente di Letteratura cinese, riguarda l’opera Il crematorio (nella foto una scena), seconda parte della Trilogia della dignità, del commediografo cinese Guo Shixing. Prendendo spunto dai funerali di defunti che non possono riposare in pace perché morti ingiustamente, l’autore critica la società cinese contemporanea, la sua perdita di valori, sottolineando come, anche di fronte alla morte, l’umanità sia indifferente e irrispettosa e la dignità umana costantemente calpestata. Il quesito diventa quindi necessario: Vivere o Morire?

Durante le prove incontro la coordinatrice Maria Cristina Pisciotta e il regista Lorenzo Montanini.

Alessandra Lacavalla: Com’è nata l’idea del laboratorio di sperimentazione teatrale?

M.C.P.: Questo laboratorio, unico nel suo genere in tutta Italia, nasce nell’ambito del corso sul teatro cinese dell’Università “L’Orientale”. Ci occupiamo in particolare del teatro sperimentale, influenzato dall’Occidente e quindi più comprensibile e adattabile ad un pubblico di cultura diversa.

A.L.: Quali sono i criteri di scelta del testo e come si colloca il laboratorio all’interno del suo insegnamento didattico?

M.C.P.: La scelta del testo dipende soprattutto dagli elementi di confronto con la realtà occidentale. Ogni anno i partecipanti al laboratorio, prevalentemente donne, aumenta, portandoci a scartare le opere con un numero ridotto di personaggi. Oltre al lavoro di traduzione del testo, cerchiamo di rendere viva la lingua, passando dall’aspetto letterario a quello prettamente pratico e attivo.

A.L.: Come rispondono i ragazzi a questo tipo di approccio didattico?

M.C.P.: Tradotto il testo, gli studenti hanno la possibilità di farne la critica ed esporre le loro idee in un ambito esterno e libero rispetto all’istituzione universitaria, creando così aggregazione sociale e collaborazione.

A.L.: Lei crede quindi che il laboratorio sia essenziale per la formazione degli studenti?

M.C.P.: Molti studenti timidi che non si esprimevano a lezione sono emersi, quasi trasformati. Interpretando un ruolo riescono ad essere anche “altro” e ad esprimere ciò che di solito rivelano con molte difficoltà.

A.L.: Prevede un ampliamento del progetto?

M.C.P.:. Si è raccolto un materiale prezioso mai tradotto in nessun’altra lingua grazie ad alcuni ragazzi che, dopo aver partecipato al laboratorio, hanno sviluppato varie tesi sulla traduzione dei testi. Abbiamo presentato un progetto per la pubblicazione di due antologie di questi testi. Il patrimonio del laboratorio fornirà così una documentazione scientifica fruibile da tutti.

A.L.: Qual è l’atteggiamento dell’università riguardo questa sperimentazione?


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