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Il Regno Unito e gli embrioni

Elective single embryo transfer

La British Fertility Society (BFS) e l’Association of Clinical Embryologists (ACE) hanno introdotto delle nuove linee guida per i trattamenti di riproduzione artificiale. Per arginare il rischio di gravidanza plurime si consiglia di trasferire un solo embrione – elective single embryo transfer (eSET) – soprattutto in donne giovani. Nell’articolo pubblicato sulla rivista “Human Fertility” (Elective Single Embryo Transfer: Guidelines for Practice British Fertility Society and Association of Clinical Embryologists, 2 september 2008) si dimostra come i trattamenti di riproduzione artificiale siano responsabili dell’aumento delle gravidanze plurime negli ultimi 25 anni.

Le gravidanze plurime sono rischiose e sono spesso associate alla mortalità neonatale o a complicanze dovute alla sofferenza fetale o alle nascite premature (scarso peso alla nascita; rischio di morte entro la prima settimana e di danni cerebrali quattro volte quello esistente nelle nascite singole). I rischi esistono anche per la madre, tanto durante la gravidanza che al parto. La politica europea è di ridurre il numero di embrioni da impiantare. Europea, esclusa l’Italia. Perché la legge 40/2004, in Italia, impone di trasferire contemporaneamente i 3 embrioni prodotti. Impedendo, inoltre, di crioconservarne (i 3 embrioni sono anche il numero massimo di embrioni che è lecito produrre, quindi non è possibile scegliere di impiantarne in numero inferiore; producendone soltanto uno o due per sottrarsi al rischio di gravidanze plurime riduce drasticamente la percentuale di successo).

Il documento ha lo scopo di fornire delle linee guida per l’Inghilterra – linee guida che lasciano lo spazio per una valutazione caso per caso e la piena libertà di scelta. Il dibattito è complesso e in corso, ma è possibile perché non esiste una legge, come quella italiana, che ha la pretesa di decidere per ogni donna e che non lascia alcuno spazio a possibilità diverse dall’impianto contemporaneo dei 3 embrioni e dal divieto di produrne in numero maggiore per poterli crioconservare e destinare ad un secondo tentativo (risparmiando alla donna una seconda stimolazione ormonale e un ulteriore prelievo chirurgico degli ovociti).

Anche sulla riproduzione artificiale, e soprattutto sulla salute delle donne che devono ricorrere a questa tecnica, l’Italia dimostra arretratezza e disinteresse per la salute dei suoi cittadini.

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