Il dottor Luigi Giampaolino, tempo addietro nel suo ultimo intervento come Presidente dell’Autority per i contratti della Pubblica Amministrazione, aveva lanciato un chiaro allarme per l’inarrestabile dilagare dei fenomeni di corruzione; la stessa cosa fa oggi nel suo primo pubblico intervento da Presidente della Corte dei Conti, e ciò anche alla luce delle martellanti cronache giudiziarie che riempiono i quotidiani sugli appalti del G8, dei «grandi eventi» et similia.
Il fenomeno corruttivo appare endemico alla P.A. ed in grado di causare gravi crisi di efficienza di tipo sistemico alle nostre Istituzioni, massimamente nel Meridione. Purtroppo non si dice nulla di fantasioso se si afferma che, nelle regioni meridionali, l’operatore economico nel settore dei contratti pubblici non può non ricorrere a sistematiche dazioni illecite di denaro. Da ciò gravi casi di dissipazioni e di sperperi di pubblico denaro, puntualmente denunziati dal Presidente Giampaolino. Ovviamente a questi costi, diciamo così, economici vanno aggiunti quelli etici, pagati da tanti operatori economici onesti costretti obtorto collo ad adeguarsi a questo contesto di illegittimità oppure a rinunziare a svolgere la propria attività in questo settore. E’ di solare evidenza che un imprenditore che decida di combattere una quotidiana e sistematica battaglia contro chi tenta in tutti i modi di costringerlo a forme di corruzione, sarà portato inesorabilmente a trascurare i propri compiti essenziali di gestione aziendale e, perciò stesso, finirà per gettare la spugna.
Purtroppo, a queste istanze di efficienza funzionale, la politica non dà alcuna risposta. Un caso concreto? Proprio l’Autority che è stata presieduta dal Presidente Giampaolino ha come obiettivo quello di verificare l’applicazione della legge Merloni sugli appalti e resta ben lontana dal preoccuparsi se il sistema dei pubblici appalti in una data Regione funziona regolarmente, consentendo una sana competizione fra le aziende secondo la legge del libero mercato e, al riparo da ricatti e vessazioni di sorta, svolga una funzione di effettivo sviluppo economico, oppure ciò non accade.
A dire il vero non è questo l’unico settore dell’economia di cui la politica, da sempre, si occupa poco e male: lo sono tanti. Sovente l’unico approccio della politica al mondo produttivo non è di tipo economico, ma di tipo finanziario, nel senso di limitarsi a stabilire una maggiore o una minore pressione fiscale, ovvero nel senso di limitarsi ad adottare maggiori o minori misure di sostegno finanziario alle aziende. Quanto a verificare se le regole stabilite per un dato comparto raggiungano l’obiettivo della formazione di un libero mercato efficiente e se le sue potenzialità economiche vengano attuate e sviluppate, nulla quaestio. E ciò vale per gli appaltatori come per gli autotrasportatori, per le industrie manifatturiere come per la distribuzione dei carburanti, per la pesca come per le aziende agricole, e così via.