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Il Parlamento italiano è complice del presunto camorrista “onorevole” Nicola Cosentino

“La legge è uguale per tutti”, dovrebbe essere la regola prima che andrebbe seguita nel campo della Giustizia. Ogni cittadino: muratore, impiegato, medico o deputato che sia, dovrebbe avere un trattamento paritario dinanzi alla legge.

Questo principio in Italia è stato sovvertito. I politici, coloro che hanno più responsabilità dinanzi ai cittadini continuano a difendersi non “nei” processi ma “dai” processi.

Mercoledì 22 settembre infatti, il parlamento italiano ha negato al Gip di Napoli di poter utilizzare le intercettazioni riguardanti l’ ex sottosegretario di stato Nicola Cosentino, deputato e coordinatore del Pdl in Campania, accusato di collusioni con la camorra. Il Pdl e la Lega supportati da 12 franchi tiratori provenienti dall’opposizione hanno per l’ennesima volta salvato un loro esponente e con lui la casta che rappresenta

Invece di dare un segnale di discontinuità e offrire al paese un esempio di chiarezza, nell’affrontare le presunte collusioni fra segmenti dello stato e cosche mafiose si è deciso di mettere i bastoni fra le ruote alla magistratura.

Ai giudici viene quindi negato l’accesso ad importanti mezzi di indagine. Se si fosse trattato di qualsiasi altro cittadino quelle intercettazioni sarebbero state usate senza che alcun altro organo di garanzia fosse corso a proteggerlo.

Rabbia vergogna indignazione sono alcuni dei sentimenti che si provano a commentare la notizia dell’assoluzione preventiva che il parlamento italiano ha emesso nei confronti di un suo esponente, il plurindagato, Nicola Cosentino.

Con la scusa della separazione dei poteri dello stato, con la scusa dell’accanimento giudiziario nei confronti del partito del presidente del consiglio, con la scusa del “giustizialismo improponibile” quanta impunità dobbiamo veder profusa da questo governo e da questa maggioranza?

Dovremmo far cadere nell'oblio il caso Aldo Brancher? Deputato del Pdl che per essere sottratto al processo mosso a suo carico, era stato addirittura nominato ministro di un dicastero inesistente. Una volta smascherato il trucco, è stato condannato, nel luglio 2010, in primo grado a due anni di reclusione per ricettazione ed appropriazione indebita.

Ci siamo già dimenticati del Senatore del Pdl Nicola Di Girolamo che pressato da prove schiaccianti ha deciso di dimettersi dal Senato e il 17 settembre 2010 ha patteggiato con la procura della Repubblica di Roma una pena di cinque anni di reclusione e la restituzione di 4 milioni e 700 mila euro?

Quanti corrotti, corruttori, ricettatori, ladri, criminali siedono fra i 315 scranni del Senato? E quanti fra i 630 della Camera?

Fino a quando gli italiani dovranno subire questo spettacolo imbarazzante ? Fino a quando lo stato di diritto può essere calpestato e violentato da una cricca organizzata quale quella al potere?

Da cittadini onesti e liberi quali siamo dovremmo esigere, con tutte le forze di cui disponiamo che il processo Cosentino si compia come se dinanzi alla Legge non ci fosse un Deputato del parlamento ma un cittadino qualsiasi. Ma questo che accada è assai improbabile, dopo il voto vergognoso di mercoledì.

 

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.61) 23 settembre 2010 13:17

    Non è un problema di Cosentino o Dell’Utri piuttosto che Berlusconi o D’Alema o altri ancora...

    Visto che non prendono l’iniziativa di sloggiare e si autoproteggono, anche di fronte a vicende che sfociano in reati gravissimi, sarebbe ora di cominciare a girare tutti con un cartello sulle macchine che dica:
     
    Io non ho più fiducia di questi politici:

    Non è un problema di colore, ma di fatto, se ne devono andare: FUORI TUTTI!

  • Di Michele Antonelli (---.---.---.138) 23 settembre 2010 20:36
    Michele Antonelli

    MI è piaciuto soprattutto la sua affermazione "Il parlamento è complice del presunto camorrista".

    Condivido appieno. Poche parole danno chiaramente la situazione in ci veniamo a trovare. Per la verità dovremmo dire "parte del Parlamento"

    Cordialità.

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