Lo scollamento di Fini dalla coalizione di centro destra ne ha determinato le condizioni che hanno portato questo Governo alla paralisi.
A questo punto, seppur tutti i leader del centro destra ne parlano come una ipotesi di rincalzo, alla resa dei conti non vediamo nessuna alternativa alle elezioni, tangibile e percorribile che non vada ad intaccare l’attuale configurazione politica che scelsero nel 2008 gli elettori italiani.
Alleanze o divorzi, all’interno della platea istituzionale che si estende dalla sinistra alla destra istituzionale, posteriori al risultato delle ultime elezioni politiche, calpesterebbero nuovamente il volere e le scelte fatte dagli elettori.
Governi tecnici, alternativi e propedeutici al proseguimento della legislatura, potrebbero essere un fastidioso placebo che prolungherebbe l’agonia della politica nei confronti di un paese che ha necessità impellenti di riforme ben ponderate sul fisco, giustizia, università e scuola, ricerca e sviluppo, crisi economica/ripresa, infrastrutture e quant’altro blocca le ganasce sul freno della crescita italiana.
Ma ora c’è anche un’altra questione che si presenterebbe nel caso si concretizzasse la combutta elettorale precedentemente prefigurata, ponendo un grosso interrogativo alle coalizioni d’opposizione che le vedrebbe allo stato attuale in grossa difficoltà per una prematura ed imprevista opportunità che probabilmente con il Partito Democratico in testa, non sarebbero capaci di cogliere e gestire a proprio vantaggio.
Oggi il PD che costituisce il partito guida di opposizione nello schieramento di centro sinistra, si trova in uno stato di immobilismo e semi paralisi permanente nonostante siano passati molti mesi dalle elezioni primarie che portarono Pierluigi Bersani ad assumere l’incarico di segretario, prefigurando un atteso rinnovamento di un partito fino ad allora logorato dalle lotte intestine tra gli ex gerarchi diessini e popolari, trainati dal mantenere inalterata la egoistica prerogativa di potere all’interno del partito, precludendo un ricambio generazionale indispensabile.
Il tempo trascorso dall’avvento del nuovo leader del PD sembra non aver portato giovamento al secondo partito italiano, appesantito da una folta schiera di ’canuti’ leader ancora attirati dallo scalzarsi l’uno con l’altro, dribblando i problemi di un partito che ancora dopo mesi non è riuscito ad assumere una identità politica definita e confacente a creare una opposizione al Governo in carica.
Continuano tutt’oggi le liti interne che alimentano quel collasso del partito che lo rende inerme al rinnovamento e lontano dal fare scelte di campo che possano far riavvicinare parte di quell’elettorato perso alle ultime elezioni amministrative per disaffezione alla politica.
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Analista del nostro tempo. Conoscere il mondo ed imparare dalla gente che lo vive è la mia passione.
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