Da qualche anno le difficoltà di questo paese si stanno ripercuotendo direttamente sulla pelle dei cittadini, e lo scotto che stanno pagando gli italiani dei ceti sociali medio e basso in questi ultimi 3 mesi, è veramente troppo alto. Dico questo perché la situazione economica che avvolge l’intero sistema italiano, sia per il settore privato che per quello statale, sta mostrando uno stato di pre-coma, siamo entrati praticamente in stato di "recessione".
Ora, il sacrificio che stanno pagando gli italiani dopo l’ultima manovra economica Monti, potrebbe essere digerito meglio se in sua contrapposizione, si intravedessero prospettive di crescita e sviluppo indirizzate al recupero dei posti di lavoro ed al sostegno del potere d’acquisto dei redditi delle famiglie.
Purtroppo così non è, la situazione economica del paese ci pone in uno stato dove ancora la gran parte delle famiglie e dei pensionati a reddito medio basso sosterranno il riequilibrio dell’economia del paese, sottraendo così risorse private ai cittadini che saranno fagocitate presto da una macchina dello Stato sempre più farraginosa ed appesantita dai burocrati.
Ma in tutto questo che sta accadendo c’è veramente qualcosa di insopportabile e sorprendente!
Sentiamo da anni e forse decenni che per recuperare risorse e ridare il via alla crescita ed allo sviluppo di questo paese intriso di risorse, occorre fare le ‘riforme’, una parola magica e strabordante dalla bocca della politica.
‘Riforme’ una parola abusata in tutte le campagne elettorali che abbiamo vissuto negli ultimi 20 anni, decantata in ogni discorso di quella politica avida di consensi ma troppo spesso lasciata cadere nell’oblio dei grandi corridoi del potere.
Riforma delle pensioni, riforma del welfare, riforma dello stato sociale, riforma del fisco, riforma dell’apparato statale e della sua ammnistrazione per ridurre la burocrazia, riforma del piano energetico nazionale, riforma elettorale, riforma della Costituzione, riforma delle banche, e possiamo metterne ancora tantissime.
Tutte queste modifiche tanto ‘chiacchierate’ potrebbero permettere il recupero di tante risorse necessarie per dare al paese lo sprone all’avvio di una nuova era che riporterebbe il ns PIL a crescere come accadeva decenni fa, creando posti di lavoro, crescita delle famiglie, prospettive di benessere per i giovani.
Ma la realtà è diversa, abbiamo confidato troppo nella politica e forse abbiamo anche creduto troppo nella democrazia che ha permesso tutto ed il contrario di tutto.
Quella democrazia che sconfinando nel territorio del diritto dei privati cittadini e delle imprese ha imposto regole che ora si sono dimostrate inadeguate.
Una di queste ritengo che sia stata la tanto sbandierata ‘concertazione’, termine abusato nell’uso linguistico ma che è entrato come operatività in ogni nuovo progetto di crescita, in ogni attività economica che interessava direttamente o indirettamente anche i cittadini.
La larga concertazione come fenomeno (solo italiano) di condivisione delle decisioni e degli oneri è ancora considerata la espressione massima di Democrazia, purtroppo in moltissime occasioni questa si è dimostrata un freno allo sviluppo e alla crescita di idee innovative.
Nella concertazione per la difesa degli interessi dei lavoratori non si prescindeva dalla salvaguardia degli interessi di tutti, grandi, piccole ed anche impercettibili categorie che magari per rimanere all’interno di un accordo, pur essendo numericamente ininfluenti facevano saltare con il loro veto, un accordo importante per la maggioranza della comunità dei lavoratori. Semplificando il discorso in ogni accordo si doveva sempre ottenere il risultato con o tutti dentro o tutti senza accordo. Questo ha penallizato spesso l’intera comunità per difendere l’interesse di un ristretto gruppo di cittadini o di lavoratori, rinunciando in alcuni casi ad un risultato pregievole.
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Analista del nostro tempo. Conoscere il mondo ed imparare dalla gente che lo vive è la mia passione.
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