Sono almeno due i motivi per cui è un'assurdità dire che in Italia non ci si possa più permettere lo stato sociale.
Il primo è che nel nostro Paese lo stato sociale, nel senso che si dà a questa parola nei paesi del Nord Europa, non c'è: non ci sono programmi di edilizia popolare, non ci sono aiuti agli studenti, alle famiglie o ai giovani. Esiste la spesa pubblica, ma è stata storicamente destinata all'acquisto del consenso, con la distribuzione a pioggia di pensioni a chi non la meritava e la creazione, sarebbe meglio dire l'invenzione, di posti di lavoro nel pubblico impiego a cui non corrispondeva nessuna reale mansione; posti che valevano per il voto che "controllavano" e non per i benefici che fornivano alla collettività.
Conseguenza di questo è che i cittadini italiani pagano le tasse più alte d'Europa (tanto e più di quelle che si pagano nei paesi scandinavi) per avere solo quei servizi che sono considerati, perlomeno da questo lato dell'Atlantico, i minimi indispensabili: sanità, pensioni e un'istruzione gratuita ridotta all'osso.
Il secondo motivo è che, contrariamente a quanto molti suppongono, quando fa il proprio dovere, lo Stato è nettamente più efficiente dei privati nella fornitura di determinati servizi. Per dimostrarlo basta confrontare la spesa sanitaria italiana con quella statunitense. Per curare i propri cittadini mediamente meglio di quanto facciano gli Stati Uniti (basta guardare alla speranza di vita: 81,8 in Italia contro 78,06 anni negli USA), il nostro Paese, grazie ad un sistema incentrato sul pubblico, spende infatti la metà di quando spendano questi (l'8% contro il 16% del Pil).
La sanità è però il fiore all'occhiello della nostra pubblica amministrazione. Malgrado i problemi che ha in Sicilia (dove è costosissima; curare un siciliano costa allo stato il doppio che curare un lombardo e questo nonostante in Lombardia stiano emergendo ruberie d'ogni tipo) e in molte altre zone del meridione, resta ottima e comunque di livello europeo in tutto il centro nord. Solo la scuola le è in qualche modo paragonabile; è perlomeno mediocre (questo dicono le prove PISA sulla preparazione dei nostri studenti; è nella media degli altri Paesi OCSE); mentre il resto del nostro settore pubblico è pessimo.
E’ la situazione fotografata da uno studio del WEF che poneva, nel 2010, la nostra pubblica amministrazione al 97simo posto la mondo per efficienza; un dato, questo sì, che dobbiamo assolutamente migliorare se vogliamo far tornare competitiva l’Italia.
Mentre il Governo, cerca col lanternino dove tagliare qualche miliardo di spesa pubblica per non dover alzare l’IVA di due punti, non si può chiudere gli occhi di fronte al fatto che esistono enti perfettamente inutili, o di utilità assai dubbia, e con gli organici gonfiati. Istituzioni che magari hanno bilanci superiori alla decina di milioni di Euro (alla faccia del diritto allo studio) che saranno tutto quello che sarà destinato alle borse di studio universitarie nel 2013.