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I forti legami tra Italia e Marocco: riflessione a 85 anni dall’ascesa al trono di S.M. Mohammed V

Il 18 novembre di 85° anni fa vi fu l’intronizzazione di S.M. Mohammed V padre della lotta di indipendenza del Marocco e figura poco nota se non sconosciuta in Italia ma che sicuramente può essere accomunata a quei grandi statisti che alla fine del secondo conflitto mondiale hanno permesso la rinascita dei rispettivi Paesi. Con l’aggiunta per quanto riguarda questo Sovrano del fatto che sotto il suo Regno, la cara ed amica nazione marocchina ha ritrovato la sua indipendenza.

Un’autonomia politica che il Marocco, caso eccezionale per la regione, può vantare, fin dal XI secolo dell’era cristiana. In questo lungo cammino molte sono state le occasioni che Italia e Marocco hanno avuto per stipulare accordi ed intensificare la loro amicizia. Già all’epoca delle Repubbliche Marinare, le città di Genova e Pisa avevano stipulato accordi di cooperazione commerciale e politica ma è soprattutto con il XIX secolo che i rapporti tra Italia (ma sarebbe meglio dire tra il Regno di Sardegna prima, ed il Regno d’Italia successivamente) si sono intensificati. Nel 1849 il Console sardo a Tangeri, Giovanni Cuneo, non solo iniziò la sua opera di avvicinamento politico culturale con il Marocco ma, questa terra, divenne anche luogo di ospitalità e rifugio per molti patrioti italiani costretti a scappare dopo i fallimenti delle rivoluzioni di Roma e Venezia dell’anno prima, tra questi trovo doveroso ricordare il soggiorno di sei mesi di Giuseppe Garibaldi prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Le vere relazioni tra Regno d’Italia e l’allora Sultanato del Marocco sono opera del piemontese Conte Stefano Scovasso che riuscì a tessere non solo relazioni ufficiali ma anche di profonda e vera amiciziacon le autorità del Marocco.

Il Sultano diede numerose prove della fiducia che nutriva verso il nostro Paese autorizzando l’uscita dal Marocco di studenti affinché potessero istruirsi presso le università italiane dal quel momento iniziò una discreta e poco nota presenza di studenti marocchini nelle Università di Pavia, Bologna e Roma e Torino. Ma i più interessanti e sostanziosi furono i rapporti economici e commerciali che presero il via in quegli anni. Il Re Mulay Al Hassan (1873-94), infatti, mirava a rafforzare la posizione internazionale del suo paese ed a renderlo anche militarmente più forte e vedeva nell’Italia una Nazione di cui potersi fidare soprattutto perché non aveva mire coloniali nei confronti del Marocco anzi, come ci narra Edmondo De Amicis, che faceva parte della missione diplomatica italiana per volere dello stesso Console Scovasso, il Sovrano magrebino accolse con tutti gli onori gli italiani con queste parole:


“Sono lieto che il Re d’Italia abbia mandato unambasciatore per stringere maggiormentei legami della nostra antica amicizia.La Casa di Savoia non mosse mai guerra al Marocco. Io amo la Casa di Savoia e ho seguito con gioia e con ammirazione i grandi avvenimenti che si compiono sotto i suoi auspici in Italia. (…) Ai tempi di Roma antica l’Italia era il paese più potente del mondo.Poi si divise in sette stati. I miei antenati furono amici di tutti e sette questi Stati. Ed io, ora che tutti e sette si sono riuniti in uno solo, ho concentrato in quest’uno tutta l’amicizia che i miei antenati nutrivano per gli altri“.

Ed ancora dopo aver ricevuto come omaggio un ritratto di S.M. Vittorio Emanuele II affermò: “È un dono prezioso, e io le farò porre nella sala dove dormo, in faccia ad uno specchio, che è il primo oggetto su cui cadono i miei occhi allo svegliarmi; e cosi ogni mattina, appena desto, vedrò riflessa l’immagine del Re d’Italia e penserò a lui”.

Il Sovrano Marocchino manifestò poi al rappresentante italiano l’intenzione di installare a Fez, con l’assistenza dell’Italia, una fabbrica di armi bianche e di acquistare una nave da guerra per migliorare la difesa costiera. Giova infatti ricordare che si stavano accentuando proprio in quel periodo altre Nazioni europee che avevano mire sul Regno. Lo Scovasso aveva riferito con un suo rapporto del 3 agosto 1886 “‘instorno ai maneggi al Marocco“. É comprensibile quindi come da parte italiana si procedesse con cautela e come il ministero degli esteri non esitasse a manifestare allo Scovasso le sue esitazioni in merito, particolarmente all’invio di personale tecnico militare in Marocco anche per i vincoli politici che legavano l’Italia alla Francia. In un primo momento l’Italia cercava nuovi spazi per consolidare la sua posizione mediterranea ed il Marocco appariva un’opzione valida e suscettibile di interessanti sviluppi, fino a quando le mire di altre Nazioni costrinsero l’Italia a cercare e perseguire altre soluzioni.

Su quella amicizia e fratellanza costruita dallo Scovasso, più di un secolo fa, rimane traccia anche nell’attuale diplomazia italiana, ma credo sia necessario rinverdire quei rapporti, non solamente a livello ufficiale ma anche a livello di popolo per capire quanto ci lega al popolo e alla nazione Marocchina.

Dott. Marco Baratto (Presidente Associazione Culturale Euromediterranea)

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