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di Ambra Zamuner (sito) venerdì 20 maggio 2011 - 6 commenti oknotizie
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I blog pro anoressia e le campagne contro l’agognata magrezza, la mia opinione. Se vi pare

Gli abominevoli blog "Pro-Ana", la battaglia di Vogue Italia tra critiche e adesioni, ma se il vero modello da seguire fossimo noi?

Da tre anni a questa parte le maggiori testate giornalistiche italiane hanno trattato il caso di blog nati sul web a sostegno dell'anoressia. Evitando di incrementare le visite in questi luoghi malsani, e malsani è dir poco, da parte di chi ancora non ne aveva sentito parlare, non ci saranno link a quelle pagine in questo articolo. Il punto fondamentale che è stato toccato dalle innumerevoli opinioni a riguardo è stato il pericoloso impatto sulla salute di chi decideva di seguire i consigli per arrivare a 40 chili di peso, il disagio sociale, il considerare una vera e propria malattia mortale uno stratagemma per annullare la volontà e far vincere la pigrizia. Pigrizia umana, mentale, fisica. 

In questi mesi sono state mosse critiche anche nei confronti di riviste di moda, Vogue Italia in cima a tutte, per la decisione di sposare la causa anti- diffusione del verbo anoressico o bulimico. La redazione di Vogue tramite una petizione telematica e cartacea ha reso la battaglia contro questi blog pro anoressia un caso mondiale, coinvolgendo personalità note e volti illustri del mondo della moda. 
 
I siti pro anoressia, alimentati dal seme dell'ignoranza, non sono frutto di modelli sbagliati, sono frutto di menti chiaramente disagiate, che cercano di attirare attenzione e suscitare scalpore utilizzando metodi poco ortodossi e spregevoli.
 
Le riviste di moda, durante gli anni e in modalità diverse, hanno scelto la magrezza da inserire nei servizi fotografici e nelle sfilate seguendo le esigenze di stilisti e fotografi, affidandosi a ciò che quel mondo in quel determinato momento riteneva necessario. 
 
Ciò che ancora non è stato detto, e andrebbe detto è che nella guerra che si fa ai "modelli fuorvianti" si tende spesso a dimenticare il fattore umano. La tecnologia aiuta poi a dissociare la persona dall'"utente" che rimane una persona, anche con uno schermo di protezione. Ci si dimentica di continuo che l'uomo è un animale pensante, capace di discernere e decidere per se stesso, di tendere all'autoconservazione e di agire secondo raziocinio. Troppo spesso ci si nasconde dietro ai modelli che il bieco universo della comunicazione impone per puro senso di comodità qualunquista. Avere un modello paradossalmente è diventato un pericolo, senza senso della misura e senza limitarsi all'ispirazione rischia di diventare l'ossessione da cui non ci si libera, un sostituto della materia grigia. 
 
Non è certo colpa dell'avvento di internet, ennesima scusa, se i ragazzi crescono più in fretta, non è certo colpa dell'avvento di internet se alcuni genitori smettono di fare i genitori. Ve ne sarete già accorti, una delle innumerevoli volte che avete cenato in un ristorante qualunque. 
 
Il fattore umano è ciò che conta. Sempre. Non si può dimenticare a seconda di ciò che ci è più congeniale o meno di saper pensare. Le persone non hanno bisogno di nuovi modelli, hanno bisogno di prendere come esempio se stessi e puntare su ciò che sono talmente tanto da non averne più bisogno. 
 
Utopie?


di Ambra Zamuner (sito) venerdì 20 maggio 2011 - 6 commenti oknotizie
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