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di Vincenzo Fatigati lunedì 3 ottobre 2011 - 2 commenti oknotizie
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Guerriglia nel rione Salicelle di Afragola: perché la stampa ignora le responsabilità della politica?

L'esplosione di violenza che c'è stata al rione Salicelle di Afragola, a seguito segli sgomberi previsti, è grave e va condannata: ma è il frutto anche del fallimento delle diverse amministrazioni politiche che, ignorando i disagi del quartiere, ne hanno approfittato per ottenere consenso politico, favorendo in questo modo la “camorra spa”: quella che negli scorsi anni ha cementificato intere zone, speculando sulle costruzioni abusive. La stessa “camorra spa” che ancora oggi è interessata alle speculazioni edilizie di primo piano.

Chi legge i giornali avrà saputo che mercoledì 28 settembre c'è stata una “guerriglia urbana nel rione Salicelle di Afragola”, un vero e proprio scontro che vede da una parte le forze dell'ordine, che avevano ricevuto l'ordine di effettuare lo sgombero di tre edifici occupati abusivamente (in accordo con la graduatoria del luglio 2010 stilata dal prefetto Pansa); e dall'altra parte i manifestanti residenti in quel quartiere, i quali si sono opposti violentemente a tale operazione prima lanciando sassi, bottiglie e molotov e poi - verso le ore 17.30 - occupando l'Asse mediano in modo da bloccare il passaggio. 

Solo in serata il prefetto comunica di sospendere gli sgomberi previsti. Adesso la situazione è tranquilla rassicura il sindaco Nespoli. Due dei fomentatori della protesta sono stati arrestati con l'accusa di devastazione, blocco stradale, resistenza al pubblico ufficiale e incendio doloso; mentre dodici è il numero delle persone contuse, tra cui ci sono tre poliziotti feriti ad una mano.

“Dobbiamo applicare la legge e la prefettura ci obbliga a rispettare la graduatoria degli assegnatari di alloggi pubblici che fu varata ai tempi del prefetto Pansa” afferma il sindaco Nespoli.

Ecco, chi ha sfogliato le pagine del giornale avrà forse letto qualcosa di simile; chi invece vive da queste parti sa benissimo che la situazione è più complessa: e sicuramente si rende conto di quanto siano retorici, ipocriti i commenti dei nostri politici! “Che cos'è la rapina di una banca in confronto alla fondazione di una banca?” si chiedeva Bertold Brecht, nell'Opera da tre soldi. Questo è il punto su cui riflettere: cos'è un atto di ingiustizia e di violenza commessa fuori dalla legge, rispetto a chi commette un'ingiustizia e una violenza ben più grave “servendosi” della stessa legge?

Non certo si vuole giustificare o relativizzare quell'esplosione di violenza “visibile” che c'è stata l'altro giorno (grave e va condannata); ma bisogna invece contestualizzare e spiegare come quella manifestazione di violenza è il prodotto e la reazione di un'altra violenza “invisibile” perpetuata da trent'anni ai danni degli abitanti di quel quartiere, a causa di una fallimentare gestione politica e della totale assenza dello Stato. Della prima forma di violenza si occupano i giornalisti, le rockstar della tv e quelli che cercano scoop, della seconda invece ci dobbiamo occupare noi cittadini che viviamo qui.

Il rione Salicelle fu costruito negli anni '80 con la legge sul terremoto per rispondere all'esigenza di assegnare una casa ai senza tetto.

Come la gran parte dei quartieri-ghetto della provincia di Napoli (e.g. Parco verde di Caivano, 167 di Secondigliano) sono zone di marginalità, luoghi che non sono più controllati dello Stato e quindi divengono anti-stato, zone extra-legali, sconnessi totalmente dal tessuto sociale della città. Luoghi spettrali. Proprio pochi giorni fa la preside Carfora, della scuola media Vivaldi di Caivano, lamentava l'assenza di organico di insegnati: nessuno vuole insegnare nel Parco verde. Altro che esercito, qui abbiamo prima bisogno di insegnati.
Una decina d'anni fa ci fu una bella inchiesta pubblicata su Panorama, dal titolo “Salicelle, dove la legge è fuori legge”, in cui non solo si denunciava la dimensione surreale di degrado di questo quartiere (considerato addirittura peggiore di Scampia), ma si argomentava spiegando come anche i preti e gli insegnati volessero fuggire. Non c'è un negozio o un attività commerciale. Non c'è un posto per ricreazione. Non c'è la fermata degli autobus. Non c'è una panchina. Non c'è nulla. Si vive peggio delle bestie. In dieci anni è cambiato poco, nonostante i mille annunci (ultimo quella dell'ex Ministro degli Interni Mantovano venuto in occasione dell'inaugurazione del nuovo commissariato). Basta passeggiare per questo quartiere per rendersi conto di quante ragazze madre ci sono. Dell'altissimo livello di evasione scolastica. Una vera e propria forma di apartheid. Reale e raccapricciante. Allora quello che dovrebbe far notizia - e quello che è davvero scandaloso – è la condizione di emarginazione a cui questi abitanti sono sottoposti. Non hanno più diritti.


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