Un nanismo morale, quello che i nostri parlamentari stanno dimostrando, cercando di mantenere intatti o quasi i loro privilegi, che si riflette anche in molti dei loro interventi volti a modificare i contenuti della manovra Monti. Il paese pagherà quel che ha da pagare, ma, questa volta, si ricorderà di chi deve, a propria volta, presentare il conto.
Le dichiarazioni rilasciate dai parlamentari d'ogni colore davanti alla prospettata riduzione dei loro emolumenti, che possono essere lette in un bell'articolo di Winonleggerlo pubblicato oggi da Agoravox, possono far sorridere o riempire d'indignazione, ma hanno valore di documento storico: non solo rivelano quanto siano ormai distanti i nostri politicanti dalla vita reale della stragrande maggioranza degli italiani; testimoniano anche quanto poco abbiano compreso di quale dovrebbe essere, e quanto dovrebbe durare, il loro ruolo nella vita pubblica nazionale.
Parlano della propria carica come di un lavoro (quando dovrebbe essere prima d'ogni altra cosa una vocazione) che, per chissà quale ragione dato il loro infimo livello intellettuale e l'irrilevanza di quanto sono ridotti a fare da decenni, dovrebbe pure essere ottimamente remunerato. Come ora; anzi, se possibile, più d’ora.
Sulla falsariga dei craxiani, che furono i nostri primi "professionisti della politica" confessi, non è solo per quanto riguarda la retribuzione che vedono sé stessi in modo non diverso da quanto facciano medici ed avvocati: parlano come se fossero destinati, per scelta propria, a restare in parlamento a vita; come se l’essere Onorevole o Senatore non fosse una condizione provvisoria, una parentesi destinata a durare una, due o tre legislature, ma in ogni caso solo fino a quando ottengano la fiducia degli elettori.
Siamo il potere e al potere restiamo fino a che vogliamo e alle nostre condizioni è il messaggio che, volontariamente o no, stanno comunicando agli italiani.
L’Onorevole Benedetto Della Vedova, gran bel pezzo di radicale approdato nelle file del centro destra assieme ai taradashiani (bello;sembra il nome di una tribù di qualche sperduta valle del Caucaso) ed ora finiano, forgiato alle scienze economiche dalla Bocconi e, lo dico con enorme orgoglio pur non avendolo mai sentito nominare prima di stamattina, mio compaesano (Benny... ma un propostina di legge tutta tua, in questi anni, potevi anche farla, no?) ha detto una delle poche frasi condivisibili anche, se, ahimè, forse troppo ottimistica: “Ormai c’è un clima di Rivoluzione Francese”.
Certo che, se non siamo ancora ai forconi, c’è la coscienza ormai diffusa, nel paese di quale sia il valore, prima di tutto morale, della nostra classe politica e della sua totale incapacità di guidare il paese. Nel momento più difficile della nostra storia recente, non solo non hanno avuto il coraggio di chiedere al Paese i sacrifici necessari (non lo ha fatto Berlusconi, vittima del proprio populismo; non lo ha fatto il PD, vittima di un populismo non diverso, la cui ultima contromanovra era, se possibile, ancora più ridicola che quella voluta da Tremonti), ma dopo essersi nascosti dietro Mario Monti, non hanno fatto neppure il minimo, quel che una volta si chiamava senso dell’onore, e io continuo a chiamare senso della decenza, avrebbe richiesto loro di fare; di imporre a se stessi dei sacrifici ancora maggiori di quelli richiesti agli altri italiani. Di dimostrare, assumendosi un fardello più pesante, di voler essere davvero classe dirigente.
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@ Gio «900 e rotti onorevoli a governare un paese come l’itaila, ne basterebbero un terzo che (...)
14/12 21:11 - Sandro kensanBellissima idea, di cui abbiamo parlato di persona. Il problema, come per tante altre idee (...)
14/12 18:55 - Daniel di Schulervuoi una fonde di gettito? senti questa mia idea: Ormai Stato, Comune, Regione, Provincia ci (...)
14/12 18:02 -