Se c'è un settore che in Italia non risente della crisi, pur fra alti e bassi, questo è il volontariato.
Altro dato rilevante è quello relativo alla disparità territoriale e occupazionale di chi è impegnato nel volontariato. Dai dati Istat, infatti, si evince una maggiore propensione nel Nord rispetto al Centro e al Sud. Per quanto riguarda la posizione occupazionale, invece, i maggiori livelli di partecipazione si riscontrano fra i dirigenti, gli imprenditori ed i liberi professionisti, e i minori fra le casalinghe, gli operai e le persone in cerca di occupazione. Analogo dislivello si desume dall'analisi del titolo di studio posseduto dai volontari.
Meno incoraggiante è lo scenario riguardante la partecipazione associativa non compresa nelle attività di volontariato. Per quanto riguarda, ad esempio, la partecipazione a organismi di advocacy (ecologia, pace, diritti civili) viene confermato il basso livello di impegno già ravvisato nelle rilevazioni precedenti. La quota degli interpellati dall’indagine Istat che dice di aver partecipato negli ultimi 12 mesi ad almeno una riunione di associazione è appena l’1,8%.
Decisamente migliore è il dato sulla partecipazione alle iniziative di associazioni culturali e ricreative: il 9,6%. Pure in questo caso, la partecipazione è più diffusa fra gli uomini rispetto alle donne, e fra quanti possiedono un titolo di studio o uno status occupazionale elevato. Desolante è il quadro dell'attivismo sindacale: solo l’1,3% di coloro che hanno svolto almeno una volta nel 2010 un’attività sociale gratuita, con picchi più alti tra i maschi di età compresa tra i 45 e i 59 anni e tra coloro che hanno status occupazionali medio-alti, specialmente gli impiegati.