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di Esperimento (sito) venerdì 6 febbraio 2009 - 2 commenti oknotizie
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Gaza: il conflitto mediatico

Ogni qualvolta Israele decide di reagire alle aggressioni dei propri vicini, la propaganda filoterrorista (e non filopalestinese, perché se così fosse appoggerebbe il popolo che non ne può più delle organizzazioni fondamentaliste o ultranazionaliste e corrotte come quelle di Hamas e Fatah) si risveglia dal suo torpore e rimette in moto quell’industria mediatica che è stata definita negli ultimi anni come “pallywood” e che niente ha da invidiare alla diffamazione e alle prediche contro gli ebrei condotte nei secoli passati.

Queste ultime settimane non hanno fatto eccezione, ma con una, forse due, novità: tra i giornalisti che hanno sempre privilegiato le fonti palestinesi e che anche questa volta avevano tenuto il minuzioso e macabro conteggio dei morti (quello comunicato dalle super citate “fonti mediche palestinesi” o di medici, come quello norvegese, sostenitore degli attacchi jihadisti, che pare facciano troppo spesso da portavoce dei peggiori terroristi della zona) e che hanno immediatamente condannato (senza processo né verifiche) la “strage della scuola dell’Onu (salvo poi accorgersi che lo scontro con i terroristi era avvenuto a diverse decine di metri dall’edificio) c’è stato chi ha avuto la faccia tosta di incolpare Israele anche di questo “Gran parte delle responsabilità di questa nebbia dell’informazione ricade sulle autorità israeliane, che hanno chiuso ai giornalisti la Striscia durante le operazioni.”




Questi giornalisti dimenticano che la fornitura di cifre gonfiate è una prassi che non è mai mancata, nemmeno quando tutti i media avevano libero accesso, senza nessuna restrizione. E’ successo a Jenin nel 2002, quando si parlò inizialmente di oltre il migliaio di morti, e poi venne fuori che erano rimasti uccisi solo 56 persone di cui la maggioranza terroristi armati in combattimento. Storia molto simile a Qana, in Libano nel 2006. Dimenticano anche che sono i giornalisti stessi a prendere parte attiva nella propaganda filoterrorista, come fu per il caso Al Durra: un bambino che muore in diretta tra le braccia del padre e solo dopo anni di indagini e di processi si scopre che il video girato e mandato in onda da France2 era solo uno spezzone di una montatura (montatura che è costata la vita a migliaia di persone!). O Tuvia Grossman, ebreo picchiato dai palestinesi e fatto passare dal New York Times per palestinese picchiato dai soldati israeliani. O ancora, la lettera di Riccardo Cristiano che ammise candidamente che era stata “Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI” a riprendere le il linciaggio di Ramallah di due malcapitati israeliani “ quella rete ha filmato gli eventi. (...) noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina” .


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