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 Home page > Tribuna Libera > Euro, la moneta che ha fatto fuori i risparmi

Euro, la moneta che ha fatto fuori i risparmi

In principio dei cittadini avevano un risparmio in banca, e chi era un lavoratore dipendente o un pensionato, mentre riceveva un reddito in lire, all’improvviso ha visto convertire tutto in euro, compreso il risparmio.

Mese dopo mese il reddito non cambiava, ma prezzi e tariffe volavano, per cui mentre il dentista, il professionista, il commerciante, e tutti coloro che potevano cambiare i prezzi a loro piacimento, hanno applicato l’equazione perfetta, se prima prendevano 1000 lire, man mano in pochissimo tempo hanno preso un euro per la stessa prestazione.

Il cittadino a reddito fisso, non potendo sostenere con le proprie entrate le spese arrivate in alcuni casi a costare più del doppio, piano piano ha dovuto far ricorso al piccolo risparmio accumulato con tanti sacrifici, e oggi non ha più nulla, mentre coloro che hanno lucrato sull’euro hanno accumulato l’equivalente di quello che hanno sottratto illecitamente.

Ora occorre fare una riflessione sui i responsabili di questa gravissima ingiustizia: o faranno qualcosa per restituire il maltolto alla povera gente che non arriva più in nessun posto e in nessun tempo, o potrebbero correre seri rischi per la loro incolumità, per mano della massa dei disperati affamata e impoverita.

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.179) 26 gennaio 2012 11:11
    Damiano Mazzotti

    In effetti il passaggio lira-euro è stato troppo veloce... Serviva un doppio regime più lungo... Però in Italia è mancato del tutto un controllo sui prezzi...

    Grazie all’euro paghiamo meno l’energia, ma l’euro rende l’esportazione un po’ più difficile...

    Ricordiamo però che senza l’euro avremmo già fatto la fine dell’Argentina e non è una bella fine (guaratevi un po’ di video su YouTube).

    Ma il vero problema è che le industrie occidentali non possono fare una concorrenza duratura su prodotti di medio e basso livello a paesi dove lavorano sei o sette giorni su sette senza pagare alti contributi statali (per pensioni e sanità) e bassissimi salari.

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