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  Home page > Attualità > Ambiente > E ora le rinnovabili. Intervista ad Andrea Boraschi (Greenpeace)
di Ettore Trozzi (sito) giovedì 23 giugno 2011 - 1 commento oknotizie
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E ora le rinnovabili. Intervista ad Andrea Boraschi (Greenpeace)

I risultati dei referendum hanno sancito quella che per molti era una realtà assodata: i governi devono porsi con maggiore attenzione e interesse alle energie rinnovabili, anziché continuare ad incentivare energie pericolose e dannose per l’ambiente come il nucleare e i combustibili fossili. Dall’inizio della rivoluzione industriale la temperatura globale è aumentata di quasi un grado centigrado, provocando lo scioglimento dellecalotte polari e innumerevoli danni alla vita di tutti noi. Per questo motivo si devono limitare le emissioni di CO2, secondo Greenpeace almeno del 50%, attraverso delle politiche rivolte alle energie rinnovabili, alle auto ecologiche, all’efficenza e al risparmio energetico.

Una rivoluzione a tutela dell’ambiente è davvero auspicabile e importante: le città italiane sono le più inquinate in Europa: Torino, Brescia e Milano sono nelle prime tre posizioni nella classifica dell’OMS, seconde soltanto a Plovdiv in Bulgaria. Non solo: a causa dell’inquinamento atmosferico nella Pianura padana muoiono 7.000 persone ogni anno.

E’ necessario quindi attivarsi per un mondo ecologico e sostenibile e per una rivoluzione energetica. Grazie alle sue caratteristiche ambientali l’Italia potrebbe essere uno dei leader mondiali nel campo delle rinnovabili: sole e vento certamente non ci mancano.

Ma le energie rinnovabili possono garantirci l’energia elettrica di cui abbiamo bisogno? Sono economicamente fattibili? Per rispondere a questi e altri interrogativi ho contattato Andrea Boraschi, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia.

Per ascoltare la versione integrale dell’intervista puoi utilizzare il player audio.

Ettore Trozzi: Come mai dobbiamo passare alle energie rinnovabili?

Andrea Boraschi: Sono la soluzione, assieme all’efficienza energetica, per preservare il clima del nostro pianeta. Voglio dare due dati in tal senso: il 2010 è stato, per quello che riguarda le emissioni di CO2, un anno pessimo. E’ stato un anno che è tornato a far segnare un inversione di tendenza, che aveva coinciso con la crisi economica, e ha fatto registrare un 5% di emissioni in più rispetto al 2008. Sono state rilasciate nell’atmosfera 30,6 miliardi di tonnellate di CO2. Si tratta di un passo indietro molto preoccupante perché apre a degli scenari critici rispetto all’innalzamento delle temperature globali. Ricordiamo che la comunità scientifica ha fissato una soglia di rischio, oltre la quale non dovremmo certamente avventurarci, che è quella di 2 gradi c°. Se continuiamo con questo ritmo abbiamo una possibilità, almeno del 50%, di aumento della temperatura globale del nostro pianeta di + 4 c° entro il 2100. Questo vorrebbe dire uno sconvolgimento completo del clima con fenomeni di siccità, spostamento di massa di alcune popolazioni, conflitti, scarsità di risorse.

E per farvi capire quale ruolo gioca il carbone, e più in generale le fonti fossili, in questo scenario vorrei citarvi un caso, recentissimo, che è quello della bocciatura da parte del Consiglio di Stato della valutazione di impatto ambientale che approvava la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Questa centrale, qualora fosse stata convertita in Carbone, avrebbe comportato l’emissione di 10 milioni di tonnellate l’anno di CO2. Nonché l’emissione di tutta un’altra serie di fattori inquinanti: circa 7.000 tonnellate annue di Ossidi di Zolfo e di Azoto che comportano la genesi di grande quantità di particolato fine secondario, il cosiddetto PM10, uno degli inquinanti più pericolosi per la salute umana specie nei centri urbani. Pensiamo che in Italia esistono 48 città fuori legge per il numero di superamento annuale dei limiti di PM10. E 30 di queste città si trovano nella pianura padana che è proprio l’area sulla quale avrebbe insistito quella centrale.


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