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di Daniel di Schuler (sito) sabato 3 settembre 2011 - 2 commenti oknotizie
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Dopo la manovra: è l’ora di tirare lo sciacquone

"Maledetti gli uomini ed i popoli che hanno ambizioni superiori ai propri mezzi"

A dire queste parole per esprimere tutta la propria delusione nei confronti degli italiani che, a sud, già accoglievano gli alleati come liberatori, fu il Mussolini di Salò, invecchiato e scoraggiato, che non si era più ripreso da quanto era avvenuto il 25 luglio, quando, in seguito alla decisione presa dal Gran Consiglio di levargli il potere, il fascismo stesso si era sciolto come neve al sole e senza colpo ferire.

E’ una frase che lessi in Parola di Duce, una raccolta di citazioni mussoliniane curata da Enzo Golino, che mi è tornata alla mente (le virgolette sono perciò forse improprie) leggendo le cronache politiche, economiche e di tutt’altra natura, di questi giorni.

Non intendo commentare ancora a lungo una manovra che reputavo ingiusta nella sua prima versione e reputo insufficiente in quella attuale. Il voto glielo stanno gia dando i mercati, ed è una costosa insufficienza. Carissima per il Paese e per le tasche di tutti i suoi cittadini. Il debito italiano è tornato a costare oltre 300 punti più di quello tedesco e, ricordiamolo, 100 punti valgono circa 19 miliardi.

Non tutto quel che ha deciso il governo è da buttare, intendiamoci. V’è una norma, in particolare, tra quelle contenute nella manovra, che proprio mi piace. E’ quella, secondo me doverosa, e che ho più volte invocato in questi anni, che subordina il ricorso contro le sanzioni comminate per irregolarità fiscali al saldo del debito con l'erario. Prima si paga al fisco quel che non s'è pagato, insomma, e poi si ricorre. Finalmente.

E’ il modo in cui il Governo è arrivato alla definizione della manovra che è stato indegno.

Indegno di un governo, appunto.

Un misero spettacolo di figuranti della politica impegnati, per sopravvivere al potere un altro po’, a rinviare o a nascondere i sacrifici che sono necessari e, soprattutto, a cercare di scaricarli per quanto possibile sui ceti e le categorie che non sono, tradizionalmente, tra i loro elettori. Una manovricchia (alla cui stesura pare abbia partecipato, e la cosa sa di barzelletta, quell’insigne luminare della finanza di Renzo “Iridea” Bossi) nata dalla composizione degli interessi delle minute parti che compongono il governo e senza prestare minimante orecchio a quelli, più generali, di tutto il Paese.

Berlusconi si è rivelato per quel che è: un imbonitore, capace di spacciar benissimo le proprie favolette al pubblico, ma assolutamente incapace, proprio per la natura, da populista di un Sud America che non c’è più, del suo rapporto con quella che lui chiama “la gente”, di dire chiaro e tondo al Paese come, anche per colpa del proprio operato, stiano davvero le cose. Incapace, come dovrebbe fare il capo che s’illude ormai d’essere, di ammettere le proprie responsabilità e chiedere, per non precipitare nel baratro che si trova dinnanzi, la collaborazione totale di tutti i cittadini della Repubblica.


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di Daniel di Schuler (sito) sabato 3 settembre 2011 - 2 commenti oknotizie
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