Dalla Protezione Civile, alla Etimos (un consorzio finanziario internazionale), con l’intermediazione di Caritas e delle Banche, prima di arrivare come prestito ai terremotati.

E’ la domanda che molti italiani probabilmente si sono fatti nei mesi passati. Ricordo un ragazzo che fece scalpore per aver detto che non avrebbe dato nemmeno un euro all’Abruzzo. Per fortuna degli aquilani, decine di milioni di euro sono invece arrivati, ed è stata una delle manifestazioni più forte di vicinanza degli italiani, così come lo è stata la presenza e sforzo di tanti volontari per mesi. Molti italiani sono sconcertati dall’atteggiamento di tanti aquilani nei confronti del Governo e del Dipartimento della Protezione Civile che, forse soltanto un film come Draquila, ha fatto capire un po’ meglio. Ma anche i più critici, nonostante trasmissioni come Porta a Porta, che hanno trasmesso un messaggio falsato, hanno sempre riconosciuto e ringraziato l’impegno di chi ci ha aiutato da quel giorno maledetto.
E proprio per rispetto di tanti che hanno donato, i primi a chiedere da sempre trasparenza sui fondi sono stati proprio gli aquilani. Sul sito della Protezione Civile sono indicate le donazioni e l’uso che ne è stato fatto, o previsto. Ci promettiamo di verificare con il tempo la visibilità data sull’impiego effettivo di quei fondi (bandi di gara, spese reali, destinazione dei fondi non spesi ecc.). Anche se ci auguriamo lo faccia meglio qualcuno che abbia più mezzi e tempo a disposizione.
Per il momento, occupiamoci di una notizia che alcuni aquilani hanno già letto su Internet, ovvero la destinazione di 5 milioni di euro, raccolti tramite SMS. Ecco cosa ne sappiamo oggi.
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Dal sito della Protezione Civile leggiamo che per cinque milioni di euro di donazioni, il 23 dicembre 2009 è stata stipulata una Convenzione fra Protezione Civile ed il Consorzio finanziario Etimos S.c. (impegnato con progetti di microcredito in vari Paesi del Sud del Mondo) per un progetto finalizzato alla realizzazione di attività di recupero del tessuto socio-economico post terremoto in Abruzzo.
“La nostra collaborazione – spiega al SIR (Servizio Informazione Religiosa) in un’intervista del 13 gennaio 2010 Paolo Nicoletti, vicepresidente di Etimos – nasce dall’esperienza dello tsunami in Sri Lanka quando gestimmo parte delle donazioni raccolte dalla Protezione Civile, promuovendo progetti di microfinanza. L’esito positivo di quella collaborazione ci ha spinto a promuovere un progetto analogo in Abruzzo”. Per il momento il consorzio avrà a disposizione cinque milioni di euro frutto delle donazioni arrivate tramite gli “sms solidali” ma “speriamo di poter aumentare le risorse a disposizione grazie alla collaborazione di altri partner pubblici e privati”. “Fin dall’indagine esplorativa dei mesi scorsi – continua Nicoletti – abbiamo, infatti, coinvolto diversi soggetti sociali come Banca etica, Caritas italiana e la Federazione del credito cooperativo, e locali, tra cui le associazioni di categoria aquilane e la pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi. Un modo per ascoltare il territorio e capirne i bisogni reali”.
Sempre il SIR il 25 maggio 2010 riporta la notizia di una convenzione tra Consorzio Etimos, Caritas dell’Aquila, Abi (Associazione bancaria italiana) e banche abruzzesi per promuovere iniziative di accesso al credito per famiglie, imprese, cooperative sociali e giovani che vogliono intraprendere una attività economica. Il progetto di “inclusione finanziaria in Abruzzo post-terremoto” è messa a frutto anche in Italia: “Abbiamo lavorato con l’intero sistema bancario del territorio e con interlocutori della società civile come la Caritas – ha spiegato Chiara Benvegnù, coordinatrice del progetto. Le banche sottoscriveranno la convenzione e avranno diritto all’accesso ad un Fondo di garanzia costituito da Etimos, ma dovranno sottostare alle nostre condizioni. Gli operatori dei centri d’ascolto Caritas – formati tramite corsi appositi - faranno da mediatori: ascolteranno i bisogni delle persone e li aiuteranno nella fase di pre-istruttoria, fino a metterli in contatto con le banche”.
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