Ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni del Presidente della Camera sul tormentone Montecarlo.
La corretta ed equanime informazione ha trasmesso il messaggio, senza alcuna esegesi del pensiero in essa contenuto ed espresso, riservandosi il giusto e doveroso commento a posteriori.
Altri, seguaci della imperante dezinformatsiya, hanno riportato stralci, accuratamente selezionati, per cogliere segnali, se non di colpa, di corresponsabilità, tali da predeterminare il senso di quanto detto, con una sorta di interpretazione preventiva.
Anche in questo caso è emersa una consolidata disparità di trattamento, da parte di certa informazione asservita, distorta, malata e che fa prevalere il preconcetto sul concetto.
In altre occasioni e circostanze - palesi celebrazioni del mito – riguardanti il Presidente del Consiglio, gli audio-messaggi, destinati ai suoi “Promotori della libertà”, hanno goduto di riproduzione integrale.
Anche la sottolineatura di un Fini che esprime la “sua verità”, trova come contraltare le varie Пра́вда (Pravda) che diffondono l’indiscusso verbo del Premier.
Al di là della sussistente o meno responsabilità personale, su una vicenda marginale (rispetto ad altre), interessa qui evidenziare dove può portare questa improvvisa e frenetica ricerca della “verità vera”.
Non è interessante una precostituita difesa della persona Fini. Gli aspetti rilevanti sono altri: riguardano, in particolare, il rispetto delle regole, richiamo per tutti, e il garantismo, tutela per ciascuno di noi.
Aggiungo: potrebbe esserci una lontananza siderale tra chi scrive e il Presidente Fini. Questo non impedisce – a chi nutre autentico senso e spirito democratico e garantista – di riconoscere dignità, integrità, buona fede e presunzione di innocenza (laddove, è bene ricordarlo, non c’è reato alcuno).
Il presupposto e il sottinteso che ha, invece, ispirato i “garantisti per gli amici”, pare sia questo: non poteva non sapere.
E’ opportuno – qui ed ora – evidenziare che, questo stesso assunto, è sempre stato fortissimamente confutato, ridotto a indimostrabile teorema, orrenda macchinazione, in tutte le occasioni nelle quali la vicinanza e il comune sentire del Premier, con accusati e condannati, non poteva e non doveva costituire chiamata di correo.
Evidentemente viviamo, è il caso di ribadirlo, in un Paese che adotta un garantismo asimmetrico: per alcuni è principio imprescindibile, per altri non ha possibile adozione e applicazione.
E allora, per ripristinare una perfetta simmetria, le tanto invocate dimissioni del Presidente della Camera (che, a questo punto, potrebbero rappresentare gesto coraggioso, non atto di difesa ma j'accuse, decisione particolarmente opportuna ed oculata), se dovessero concretizzarsi, cosa possono e devono comportare come logica conseguenza?
Politica Fini Gianfranco Governo Dimissioni Giustizia Questione Morale Informazione Pdl Legalità Premier Disinformazione
Nato a Cagliari nel 1968. giovannimaria.sini@email.it http://twitter.com/#!/Postideologico
Profilo personale, articoli e statistiche