Da donna a donna in terra di camorra: tre domande (e più) a Rosaria Capacchione
Durante il festival del giornalismo ho potuto ascoltare l’intervista della Berlinguer a Rosaria Capacchione.
Molti non conoscono questa giornalista casertana, che è diventata - oserei dire purtroppo - famosa perchè ha ricevuto minacce, insieme a Saviano durante l’ormai celebre processo Spartacus.
Devo ammettere che alcune domande della Berlinguer mi sono sembrate un po’ da programma di prima serata ed era palese che il continuo paragone con lo scrittore di Casale di Principe era piuttosto indigesto alla Capacchione. Anche perchè Saviano si è formato leggendo le sue inchieste. E’ una questione anagrafica.
Un punto che mi ha colpito molto e che ci tengo a riportare riguarda il cosa possono fare i cittadini per contrastare nel loro piccolo il "Sistema". La risposta di Rosaria è stata molto semplice: cominciare dagli acquisti. Come si sceglie di comprare “Equo e solidale”, ogni cittadino può scegliere di acquistare i propri prodotti in negozi che notoriamente non pagano il pizzo, ed evitare quei marchi delle industrie che, anche se non si dice, sono notoriamente colluse con la camorra.
E’ un principio semplice, e per questo mi sembra possa essere efficace.
Dopo l’intervista, un manipolo di giovani giornalisti assetati di notizie hanno letteralmentee assalito la Capacchione. Visto da fuori sembrava un alveare attorniato da milioni di api laboriose.
Alle sue spalle gli uomini della scorta. E’ stato difficile riuscire a inserirsi nel fiume di domande, a cui Rosaria rispondeva spesso lapidariamente e senza risparmiare critiche.
Il tema dell’informazione e del giornalismo partecipativo ha particolarmente stimolato l’attenzione della giornalista e degli altri avventori, e mi ha regalato ben tre minuti di botta e risposta con la Capacchione.
L’unico cruccio è non aver potuto approfondire alcuni temi con lei, faccia a faccia.
Sei stata la prima donna del casertano ad occuparti di camorra. Come è stato l’inizio e quali sono state le reazioni dei tuoi colleghi? Entrai. I carabinieri: tutti uomini, questura: tutti uomini, l’unica donna si occupava di minori. Immagina di entrare a 25 anni in un ambiente dove lavorano esclusivamente uomini, devi dimostrare subito quanto vali, altrimenti ti trattano da velina deficiente che sta cercando di diventare giornalista per essere famosa e basta. Quindi devi mettere prima le cose a posto.
E i colleghi, è chiaro, tu pensa che del collega più bravo di te maschio, dici: “Pacco raccomandato, prende i soldi da quell’altro”, della donna che si dice? Che è una puttana!
Citando Fortapasc : ”Le notizie so cacamient ’e cazz”?
Dipende. Dipende anche dalla notizia. La notizia è nu cacamient ’e cazz quando uccidono uno alle 11 e mezza e chiudi a mezzanotte. In quel caso sì.
Mi sembra che Rosaria abbia detto in poche parole una grandissima verità: non è che il web porti via lettori al giornale di carta perché è gratuito e perchè riporta tante opinioni ( per lo più tutte uguali). Il Web supera il cartaceo nel momento in cui il cartaceo non sa più fare informazione.
Il giornalista scrupoloso, curioso, non pigro, che si informa e documenta, può si attingere al web, ma poi deve verificare e arricchire di persona la notizia.
Sono i giornalisti culo di pietra e quelli ideologizzati a senso unico che affossano il quotidiano e la notizia, non il web.
R.Capacchione e R.Saviano. Se dovessi stupidamente fare una scelta starei con la prima.
La Capacchione è una vera giornalista. Sincera, trasparente, professionale, umile, schiva.
Saviano non ha gli stessi nobili fini di Falcone e Borsellino. E neanche di giornalisti come Siani o come la Capacchione.
Saviano non opera per la collettività ma per se stesso. Saviano distrugge tutti coloro che gli muovono una minima critica e non solo...distrugge anche chi non si fa di lui servo. Io ragionavo come la massa,
assuefatta e inebetita dalla mole di rindondanti messaggi pubblicitari.
Ma alcuni eventi mi hanno fatto aprire gli occhi su Saviano. Vedevo solo l’esterno dell’eroe da copertina, quando ho iniziato a guardarlo dentro la mia illusione è precipitata nel dirupo della consapevolezza, per poi risalirlo. Ed è terribile ammettere di non aver capito nulla...l’essere assaliti dalla consapevolezza della propria stupidità.
Saviano usa i media, la compassione della gente...non ha scrupoli, non ha coerenza.
Si fa amico dei potenti, li usa e poi li getta. Non ha compassione per i deboli.
Agisce come un bambino viziato, che ha in mano un fucile di plastica e lo punta su tutti coloro che non giocano come lui vorrebbe.
Leggete come tratta l’uccisione di Don Diana e poi come scrive sull’assassinio della piccola Annalisa Durante. Due pesi e due misure. Eppure tra i due, forse la più innocente era la ragazzina. Ammazzata per caso mentre andava a comprare una pizza. Abbigliata come tutte le ragazzine della sua età e non da vamp, cosiccome la ritrae lui in un racconto privo di compassione. Forse Saviano vide una foto su internet..la foto di Annalisa truccata e con indosso gli abiti eleganti di una festicciola tra amici...ma quella era una foto, una realtà virtuale... non era Annalisa. Lui non la conobbe mai.
Nessuno nega la sua capacità letteraria, sul suo coraggio invece molti dubbi. Ma di scrittori in gamba ve ne sono a centinaia in Italia...Il successo di Saviano è torbido, fatto di alleanze, di una guerra fredda simile a quella che dichiara di combattere.
Leggete i siti di Saviano e i blogs (anche quelli anonimi)...che parlano di lui, per lui, con lui.
Ma leggeteli in controluce, in sottoimpressione...estrapolate il messaggio autentico, la mappatura nascosta.
Lo so qualcuno dirà "non ci credo, colui non è Saviano". L’ho pensato anch’io...
..eppure.
Ad ognuno la sua chiave di lettura, come disse lo stesso Saviano durante la trasmissione di Fazio, leggendo i titoli del Corriere di Caserta.
Anzi, riguardatelo il video di quella trasmissione...una, due, tre volte...osservate l’espressione del Saviano divertito, che ormai stringe tra le mani la pistola del vendicatore e spara...ma non sulla camorra...se sparasse solo su di essa nulla da obbiettare.