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Crotone: il volo della fenice

È risaputo che una rondine, e neppure due, fanno primavera, per cui è altrettanto verificato che una coppia di voli al giorno, da uno scalo aereo, non possono fare aeroporto. Nell’affannoso tentativo di sfatare questa logica, qualora il problema sostanziale dell’attività aeroportuale crotonese fosse legato a crisi di liquidità, i partner della società che gestisce lo scalo del S. Anna hanno messo a disposizione, o si apprestano a farlo, le proprie quote di partecipazione. 

A ricapitalizzazione ultimata si parlerà seriamente di ripresa dei voli e ancora più concretamente dopo le elezioni del febbraio prossimo, sempreché l’interesse dei candidati alle politiche, qualora eletti, non venga distratto da altre questioni ben più importanti. Per adesso i parlamentari crotonesi in pectore sono disposti a giurare sul Quadro della Madonna e sulla testa degli elettori che daranno battaglia per la ripresa dell’attività del S. Anna. Qualora la battaglia non sortisse l’agognato esito, non sarà stata soltanto colpa loro; neppure se l’aeroporto crotonese dovesse riaprire soltanto a ridosso della prossima stagione estiva per poi richiudere subito dopo, come è probabile che avvenga.

È che un aeroporto, per come lo si intende nell’era della globalizzazione, non può restare aperto, con tutti i costi che implica, per far decollare e atterrare un paio di aerei nel corso delle 24 ore a intervalli di tempo abbastanza lunghi; ogni infrastruttura di quel genere dovrebbe funzionare come un polo commerciale. Per continuare a volare non possono bastare, e tantomeno durare a lungo, le garanzie offerte da quella sorta di respiratore artificiale che sono gli oneri di servizio, cioè quegli incentivi pubblici offerti alle compagnie aeree per servire tratte giudicate scarsamente redditizie per volumi di traffico.

Il documento che riguarda anche tali oneri di servizio è contenuto nel Regolamento CE - N. 1008/2008. All’art. 16, viene così specificato: “uno Stato membro può imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati tra un aeroporto comunitario e un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo all’interno del suo territorio o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto nel suo territorio, qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico e sociale della regione servita dall’aeroporto stesso”.

Sarà pure che si tratta della classica politica dell’aiutino per gli aeroporti ubicati in regioni, diciamo così, fuori mano, ma le logiche di mercato nel traffico aereo avrebbero lasciato totalmente fuori dalle proprie rotte quegli scali non ritenuti commercialmente attraenti per i vettori operanti il servizio. I livelli minimi di traffico aereo, per far si che una compagnia possa essere incentivata tramite i cosiddetti oneri di servizio, consiste nel garantire voli ininterrotti con almeno due frequenze giornaliere. In subordine è detto , nel regolamento CE del 2008, che possono essere applicati gli oneri di servizio a quei vettori che intendano garantire, ma con continuità e regolarità, i collegamenti aerei in determinati periodi dell’anno; in estate, praticamente.



In ogni caso ci vuole un partner, e un partner, nello specifico dello scalo del S. Anna, è la società mista pubblico/privato che lo gestisce e che di recente pare abbia rischiato di affogare per mancanza di liquidità. Non è per passare dall’aeronautica alla nautica, ma laddove l’acqua scarseggia, la papera non galleggia. E magari fosse soltanto un problema di soldi quello che affligge il comparto del trasporto aereo crotonese. Come per ogni comparto della vita, dell’apparato produttivo, economico, sociale, culturale, ciò che assilla questa realtà territoriale, dalla culla alla bara, è la mancanza di prospettive e di idee per lo sviluppo.

C’è il deserto intorno al S. Anna, anzi, c’è solo quel “sacrario”. Il campo profughi, intitolato al più grande esodo di massa della storia del’umanità. A che serve un frac se non c’è una serata di gala; a che utilità risponde indossare un abito nuziale se non ci si sposa e dunque: a cosa può servire, ma, ancora di più, quanto può essere davvero essenziale un aeroporto se non si anima commercialmente la zona ad esso limitrofa; se non si movimentano merci, carichi postali, oltre che passeggeri?

Si può obiettare: per adesso riprendiamo a volare, poi si vedrà; ed è giusto che sia così; ma se con un aeroplano non decollano anche le idee e dei veri piani di sviluppo per il territorio, se non si mette mano a una seria riorganizzazione in chiave commerciale dell’area interessata, la ripresa dei traffici dal S. Anna, che speriamo avvenga presto, non sarà altro che l’ennesimo tentativo di una testarda fenice, di levarsi in volo. Ma c’è un altro problema: anche la fenice comincia ad accusare il peso degli anni e fra un po’ sarà troppo vecchia già soltanto per farsi venire in testa l’idea di quanto sia bello volare.

 

 

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