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di Resist Enza giovedì 4 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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Crocifisso nelle aule, si rianima la crociata

La scuola non può essere un ospedale che cura i sani e manda via i malati (don Lorenzo Milani)

Crocifisso nelle aule, si rianima la crociata

"L’Italia ha vinto a Strasburgo la prima battaglia in difesa del crocifisso". Si apre così l’articolo dell’Ansa che riassume le ultime ventiquattro ore di esaltazione del mondo politico bipartisan italiano, dalla Cei e dal Vaticano all’annuncio che la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha giudicato ammissibile il ricorso presentato dal governo contro la sentenza del 3 novembre scorso, con la quale la Corte aveva giudicato all’unanimità dei giudici l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche contraria alla Carta.

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha espresso in una nota il suo "vivo compiacimento" (QuotidianoNet) e la Cei, nelle parole del suo portavoce, mons. Domenico Pompili, l’ha definito "un passo in avanti nella direzione giusta" (ASCA) e il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, lo ha qualificato un "risultato molto importante" (Adnkronos).

Anche l’opposizione fa sentire la sua voce, il senatore del Pd Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione Istruzione a Palazzo Madama dichiara: "L’accoglimento del ricorso dell’Italia [...] ripristina anzitutto un dato di rispetto della tradizione culturale e religiosa del nostro Paese e dell’Europa occidentale" agguingendo che "è un simbolo di fratellanza universale e di amore verso tutte le persone" (ASCA).

L’articolo dell’ansa continua: "[...] il governo italiano, ma anche terzi che ne faranno richiesta. Come ad esempio e’ pronto a fare San Marino. L’accoglimento del ricorso presentato dall’Italia il 29 gennaio scorso non era scontato, anche se le tante prese di posizione in difesa dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche faceva prevedere almeno una prova d’appello.
La Convenzione per i diritti dell’uomo che regolamenta l’attivita’ della Corte dice che i cinque giudici chiamati a esaminare il ricorso possono accogliere la domanda quando l’argomento al centro del procedimento solleva ’’gravi problemi’’ di interpretazione della Convenzione stessa oppure riveste un ’’importante carattere generale’’. Condizioni a cui, nel suo ricorso, il governo italiano si e’ richiamato con forza. Sostenendo tra l’altro che, accettando la tesi secondo la quale la presenza muta di un oggetto simbolico in uno spazio pubblico puo’ dare origine a problemi psicologici tali da costituire una violazione del diritto alla liberta’ religiosa, si dovrebbero anche eliminare tutti i simboli religiosi, cattedrali e chiese comprese. La neutralita’ dello Stato rispetto alle questioni religiose, secondo l’Italia, non puo’ essere ricondotta a una formula astratta e universale poiche’ questo conduce a numerose contraddizioni [...]". (ANSA, 3 marzo 2010)

Il testo (in francese) del del ricorso presentato alla Grande Camera dal governo italiano
La sintesi in italiano del ricorso stesso messo a disposizione dal governo

Un commento all’ultima frase "La neutralità [nota bene che la parola ’laicità’ non è pronunciata] dello Stato rispetto alle questioni religiose non può essere ricondotta a una formula astratta e universale poiché questo conduce a numerose contraddizioni". In chiaro, il governo di una repubblica democratica occidentale, quale l’Italia, sostiene la tesi secondo cui la religione, in questo caso cattolica -ma per coerenza la regola deve applicarsi a tutte le forme di religione (ebraica, mussulmana, hindu, scientologia e tutte le sette incluse)-, deve essere sottratta alle regole comune dell’umanità civile. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana (dal greco: καθολικÏŒς, katholikòs, cioè "universale") che nella sua propria appellazione si definisce come tale (katholikòs) rivendica di non dover sottomettersi ad una "formula astratta e universale" come la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950. E di conseguenza, ancor meno dover rispettare la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948.

Nel suo ricorso presentato a Strasburgo, il governo italiano scrive nero su bianco che la religione nei suoi fondamenti è incompatibile con le moderne democrazie: "poiché questo conduce a numerose contraddizioni". I diritti fondamentali dell’uomo e le libertà dei cittadini devono essere sospesi per fare il largo ’mentale’ allo spazio prepotentemente attribuito dallo Stato (italiano) alla Chiesa.

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