Le parti sociali provano a lanciare l'ennesimo allarme per il rischio default che incombe sul nostro Paese. Con una voce sola imprese, banche, cooperative e sindacati sottolineano la forte preoccupazione per l'attacco cui sono nuovamente sottoposti i nostri mercati finanziari. "Un ultimo appello", come loro stessi definiscono la nota diramata in comune, dopo mesi e mesi di pressioni lasciate cadere nel vuoto. Un nuovo richiamo al governo affinché adotti le misure necessarie alla crescita da troppo tempo annunciate ma mai portate a termine, attraverso un patto che coinvolga tutti i soggetti all'insegna della responsabilità e della discontinuità. Per realizzare, finalmente, un "progetto Paese" in grado di assicurare la sostenibilità del debito di imprese e famiglie e di creare nuova occupazione.
Perché di fronte a un "Paese depresso", come lo ha definito il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in una intervista rilasciata a Repubblica, occorre una reazione forte e consapevole. Nell'auspicio che lo spirito collettivo delle parti sociali possa essere da esempio per un esecutivo "immobile, incapace di comprendere il disagio diffuso e perennemente occupato in altre faccende". La nota, diffusa al termine di un'altra giornata nera per le contrattazioni in borsa, è frutto di una mediazione fra posizioni più rigide ed altre più concilianti, ma evidenzia in modo inequivocabile la diffusa preoccupazione per un quadro socio-economico sempre più precario.
L'Italia, insomma, è a un punto di non ritorno. Mentre da un lato c'è un quadro politico e istituzionale segnato da accese contrapposizioni e fortemente disunito, dall'altro c'è il Paese esposto alla speculazione dei mercati finanziari, con le famiglie e le imprese oppresse da un debito pubblico che, se non corretto efficacemente, è destinato a schiacciare l'economia nazionale nell'arco del prossimo ventennio. Per questa ragione, sottolinea dal suo canto il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni sul Corriere, si chiede alla politica di non sottrarsi al patto su vicende che riguardano il presente e il futuro della collettività.
I ripetuti casi di corruzione che stanno investendo la stessa politica, assieme alla gravità della crisi sociale ed economica, indicano che siamo in una situazione molto simile, se non addirittura peggiore, a quella dei primi anni '90. Il rigore, da solo, non basta a scongiurare il baratro ma occorrono segnali evidenti di volontà al sacrificio innanzitutto da parte del governo, mai come in questo momento chiamato ad attuare misure tese a ridurre i costi della "casta". Gli appelli del resto, secondo molti osservatori, devono superare la valenza simbolica e farsi carico, oltre che dell'esigenza di pungolare le istituzioni, del vero e proprio moto di ribellione che sta attraversando la società italiana.
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