"... dobbiamo riconoscere come Monti non abbia rappresentato la fine della nostra politica, ma, proprio al contrario, le abbia restituito, dopo due decenni sprecati tra berlusconismo e anti-berlusconismo, un senso".
Chi guardasse alla realtà italiana solo attraverso la rete, sarebbe portato a pensare che il governo Monti sia il peggiore tra quelli che hanno retto fino ad ora le sorti dell’Italia; peggio anche di quello che lo ha preceduto, il cui operato, certo criticatissimo, era comunque difeso da un’agguerrita minoranza di stakanovisti della tastiera.
Contro il Professore, descritto contemporaneamente come feroce comunista e servo delle multinazionali della finanza, si stanno invece scatenando quasi tutti; le critiche gli piovono addosso da destra come da sinistra, anche da chi si riconosce nei partiti che, obtorto collo, dopo averli pesantemente condizionati nei contenuti, hanno votato a favore dei suoi provvedimenti. Per lui, e per i suoi ministri, il nostro sistema informativo ha addirittura riscoperto l’importanza dello stile in politica; polemiche furibonde, in un paese governato fino ad ieri dall’alleanza tra un cabarettista ed un ubriaco da bar, sono state montate attorno a loro singole frasi, magari non troppo felici, citate completamente fuori contesto.
Può sorprendere, dunque, che, stando al sondaggio condotto per Ballarò dall’istituto di Pagnoncelli, il 59% di italiani, nonostante finora non abbia potuto fare altro che imporre loro sacrifici, si fidi di Mario Monti.
Un dato che certo trova una parziale spiegazione nella diminuzione del costo del nostro debito che il suo governo è riuscito ad ottenere: mentre scrivo il differenziale tra il rendimento dei nostri titoli e quelli tedeschi si aggira attorno ai 350 punti e, cosa ancor più rilevante per valutare l’operato di Monti, il differenziale con quelli spagnoli si è quasi annullato, arrivando a 30 punti o meno.
Un risultato ottenuto, prima che con questa o quella misura, dando dell’Italia un’immagine radicalmente diversa e migliore, che dice molto di Monti (oggi a Washington incontrerà Obama,; qualcuno riesce ad immaginarlo mentre racconta barzellette o mendica la comprensione del presidente americano per i propri guai giudiziari?), ma assai poco, ed è quello che sarebbe più importante sapere, di chi componga la maggioranza silenziosa, o che perlomeno non sforna blog, dei suoi sostenitori.
Per comprenderlo dobbiamo riconoscere come Monti non abbia rappresentato la fine della nostra politica, ma, proprio al contrario, le abbia restituito, dopo due decenni sprecati tra berlusconismo e anti-berlusconismo, un senso. Un senso che si è perduto con la fine della prima repubblica, quando una benedetta azione giudiziaria ha spazzato via i nidi di corruzione a cui si erano ridotti i partiti, ma non ha ovviamente potuto cambiare una società che si è trovata senza punti di riferimento. Monti non è certo di sinistra, ma, diversamente dal populismo berlusconiano e leghista, rappresenta una realtà facilmente collocabile dentro gli schemi che sono ancora di tanti italiani. E’ un uomo di destra , più a destra di quanto non lo sia io, che pure di destra mi ritengo; un liberal-democratico di formazione cattolica. E’, detto fuori dai denti, un democristiano: rappresenta quel che avrebbe potuto essere la DC se non fosse caduta nella spirale delle proprie contraddizioni; se fosse riuscita a non farsi corrompere da un cinquantennio di potere ininterrotto e se fosse maturata al punto da liberarsi dalle pretesa di essere un partito confessionale, anacronistica in una società sempre più laica e in un paese in cui affluivano nuovi cittadini di altre religioni.
Prima una precisazione Daniel : non c’era il berlusconismo e l’anti berlusconismo ,c’era (...)
12/02 19:43 - paoloSono prima competitivo che cooperativo tutto lì.
12/02 11:11 - Daniel di SchulerSe a Monti riuscirà l’operazione di salvare l’Italia da una "crisi greca" è fuor di dubbio che (...)
10/02 11:40 -