In Italia sembra sia diventato un "dogma di fede". Eppure il vincolo del pareggio di bilancio, da poco approvato, rischia di peggiorare la crisi economica. A sostenerlo sono cinque premi Nobel per l'economia in una lettera inviata a Obama.
Pochi giorni fa la Camera dei deputati ha approvato all'unanimità il ddl costituzionale che inserisce il vincolo del “pareggio di bilancio” tra le norme della Carta. Cosa prevede il nuovo articolo? "L’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio tenendo conto della fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico". Il ricorso all’indebitamento, si legge ancora nel testo, "è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali".
Il provvedimento sul pareggio di bilancio ha riscontrato il consenso generale di centro-destra e centro-sinistra. Senza dubbio oggi nel nostro Paese appare come un “dogma” indiscutibile.
Eppure non è così ovunque: negli Stati Uniti, patria indiscussa del neoliberismo, alcuni tra più importanti economisti hanno hanno inviato al presidente Obama una lettera in cui lo scongiurano di non inserire in Costituzione alcuna clausola per il pareggio di bilancio.
La pubblichiamo di seguito integralmente.
Cari presidente Obama, presidente Boehner, capogruppo della minoranza Pelosi, capogruppo della maggioranza Reid, capogruppo della minoranza al Senato McConnell,
noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio. Vero è che il Paese è alle prese con gravi problemi sul fronte dei conti pubblici, problemi che vanno affrontati con misure che comincino a dispiegare i loro effetti una volta che l’economia sia forte abbastanza da poterle assorbire, ma inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose.
1. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni.
2. A differenza delle costituzioni di molti stati che consentono di ricorrere al credito per finanziare la spesa in conto capitale, il bilancio federale non prevede alcuna differenza tra investimenti e spesa corrente. Le aziende private e le famiglie ricorrono continuamente al credito per finanziare le loro spese. Un emendamento che introducesse il vincolo del pareggio di bilancio impedirebbe al governo federale di ricorrere al credito per finanziare il costo delle infrastrutture, dell’istruzione, della ricerca e sviluppo, della tutela dell’ambiente e di altri investimenti vitali per il futuro benessere della nazione.
Economia Obama Barack Costituzione Governo Premio Nobel Stati Uniti Crisi Economica
Senno alterno > Più che sensate e motivate sono le "perplessità" che agitano i 5 Nobel. Non mi (...)
03/12 19:11 - pv21