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Chi sono i "tieffini". Breve storia del precariato scolastico

Cerchiamo di comprendere da dove ha origine il "Gruppo Nazionale Tieffino", i cui rappresentanti sono il prof. Ricci e la prof. Cipriani, e la lucida spinta idealistico/razionale, motivazionale ed aggregante che lo innerva e che ha portato questo movimento alla ribalta delle cronache della scuola, nonostante sia nato in "rete" e non abbia alcun contatto con le organizzazioni sindacali.

Il tutto ha origine con il blocco delle SSIS, avvenuto dopo l'ultimo ciclo del 2007-09, ossia di quel percorso formativo con test di ingresso basati sul fabbisogno, che forniva le abilitazioni all'insegnamento ai docenti e consentiva loro l'ingresso nelle Graduatorie ad esaurimento (GaE) dell'USP (Ufficio scolastico provinciale), le quali permettono l'affidamento di incarichi annuali ed il reclutamento in ruolo per scorrimento.

Dopo 4 anni di stasi si sostituisce alla defunta SSIS il TFA, tirocinio attivo formativo, che ne eredita la selezione in ingresso, il tirocinio diretto ed indiretto nelle scuole, il numero di posti disponibili basati su fabbisogno. Non ne eredita però l'accesso nelle Gae che la legge ha voluto divenissero ad esaurimento.

Una platea di oltre 115mila iscritti, tra luglio e novembre del 2012, si sottopone alle prove selettive, ben 3, un quiz disciplinare a carattere nazionale (che conteneva imprecisioni ed ha subito un mutamento nel conteggio delle risposte corrette), uno scritto disciplinare ed un orale sotto responsabilità delle commissioni universitarie. Questo percorso ha portato ad una scrematura che ha selezionato 11mila vincitori a fronte di ben 20067 posti messi in palio (9mila non sono stati assegnati!). È inconfutabile che una simile selezione ha estrapolato, in buona parte, vere eccellenze. 

Il pecorso, la cui retta variava tra i 2500 e i 3000 euro, prevedeva corsi in presenza, esami in itinere, tirocinio diretto ed indiretto nelle scuole sotto la supervisione di tutor ed osservatori anche per i numerosissimi insegnanti che vantavano anni di servizio (si ricordi che l'età media dei tieffini è 37/38 anni da fonti statistiche Cineca). Si aggiunga che la maggior parte degli USP non hanno concesso le ore di diritto allo studio e agli abilitandi Tfa sono stati costretti a lasciare il lavoro o a fare sacrifici al limite della sopportazione.

Frattanto il ministro Profumo bandisce un concorso riservato agli abilitati (fatta eccezione per chi ha conseguito il titolo di laurea entro l'a.a. 2001-02), cui gli abilitandi Tfa non possono partecipare, con la promessa di un nuovo concorso in primavera a loro dedicato. Naturalmente il concorso loro promesso non c'è stato.

Una nota ministeriale, prot. 839 del 10 aprile 2013, sollecitava le università a concludere presto i corsi affinché i neo abilitati con Tfa potessero fin da settembre 2013 utilizzare la loro abilitazione. Questa nota invece è stata smentita e ciò ha provocato il paradosso per cui a settembre il titolo non è stato dichiarato e le cattedre sono state assegnate ai non abilitati al posto degli abilitati. 

Frattanto i tieffini di tutta Italia iniziano a prendere coscienza dell'anomalia che si sta costruendo sul loro percorso ed iniziano a raggrupparsi, informarsi, confrontarsi, organizzarsi. Il gruppo, ora di carattere nazionale, prende consapevolezza di una precisa identità; ne seguono articoli, resoconti, interviste, un sodalizio con i colleghi di Scienze della Formazione Primaria, manifestazioni e sit-in al Miur, incontri con il Ministro e i Dirigenti, audizioni in VII Commissione Cultura al Parlamento e al Senato.

Il Ministero, intanto, vara il percorso delle abilitazioni speciali, i PAS, che consentono di ottenere l'abilitazione senza prove selettive, senza calcoli sul fabbisogno dei posti, senza tirocinio nelle scuola, con il solo requisito di una presunta anzianità di servizio attestata in sole 3 annualità di supplenza, di cui anche solo una su classe di concorso specifica, anche in scuole private, lasciando passare il pericoloso messaggio che il solo servizio, non valutato né disciplinato, possa essere una garanzia di adeguata formazione. Beneficeranno di questa abilitazione ope legis ben 68mila aspiranti. Le amministrazioni, con questa scelta, probabilmente vogliono sanare la situazione dei contratti triennali agli occhi dell'Unione Europea, ma questo passo (che è quindi una sanatoria) contraddice il valore di meritocrazia e selezione, concetto basilare nell'ambito dell'insegnamento nelle scuole.

Il Ministero, in questo contesto, insiste nel voler equiparare i due titoli (ben differenti!), destinandoli entrambi alle graduatorie di istituto, che sono quelle redatte dalle segreterie di 20 scuole in ogni provincia. A questo punto i docenti abilitati con merito, e con numeri basati su fabbisogno, non ci stanno e, in questo contesto instabile e mortificante, chiedono:

- una differenziazione di graduatoria tra Tfa e Pas in relazione alla diversità dei due percorsi (uno altamente selettivo, l'altro privo di qualunque verifica in ingresso delle conoscenze disciplinari)

- l'inserimento, nelle Gae degli abilitati Tfa in virtù delle prove selettive, degli ingressi basati su fabbisogno, dell'esperienza formativa in classe che accomuna il percorso Tfa alla Siss e lo differenzia dal percorso Pas.

L'ingresso nelle Gae darebbe agli abilitati selezionati con percorso Tfa uno stato di precarietà più dignitoso (incarichi annuali dall' Usp e non dalle segreterie di max 20 scuole) e, nel fondato timore che non si bandiscano con regolarità i concorsi (dati i tagli, la riduzione strutturale dei pensionamenti, gli esuberi, i ridottissimi posti disponibili) le Gae darebbero almeno la sicurezza del ruolo a scorrimento.

La riflessione finale investe il come la politica e il Miur valutino le competenze degli insegnanti e, di riflesso, quale ruolo occupa l'esigenza di una scuola di qualità nella nostra Repubblica.

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