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Pendolo bianconero. La Juve dovrebbe puntare sui suoi campioni

Ennesima settimana di passione per la Juventus di Del Neri: fra rientri (Aquilani) e infortuni (Melo), fra aneliti di speranza futura e malinconici riscontri presenti, in un perenne oscillare fra il bianco e il nero.
Questa Juventus è un’altalena, un pendolo oscillante fra opposte sensazioni: non fra il desiderio e la noia – di Schopenauriana memoria – bensì fra la voglia di riscatto e la rassegnazione, fra la volontà di rispondere con dignità alla contestazione e la sfortuna che incombe costantemente, fra il bianco e il nero.
Ritorna Aquilani, si infortuna Felipe Melo: ad una buona notizia corrisponde, in accordo alla legge del contrappasso, l’accertamento dell’ennesimo infortunio stagionale, strascico della sconfitta con il Milan.
 
Intanto, per Del Neri, è il nero ad avere prevalenza cromatica. L’allenatore sa di avere la fiducia di Marotta, che lo ha scelto e lo difenderà ad oltranza, ma ha anche ben compreso come la vittoria sia un imperativo imprescindibile per i tifosi e per la proprietà, che non vogliono più accontentarsi delle briciole, stanchi di assistere all’incapacità di reazione, preoccupati dal caos che regna sovrano nello spogliatoio.
 
La partita con il Cesena di sabato sera potrebbe avere dei risvolti significativi in caso di sconfitta - sarebbe la quarta consecutiva - ma un provvedimento in tal senso potrebbe apparire la fotocopia di quello che portò al sollevamento di Ferrara lo scorso anno.
 
Un cambio di rotta è necessario, ma è altrettanto importante che arrivi dall’interno, senza ricorrere ad una soluzione tanto estrema quanto aleatoria nei risvolti presenti e futuri. Cambiare ancora allenatore significherebbe accettare implicitamente il fallimento del progetto, dover riprogrammare il futuro per la terza volta in tre anni, dopo i precedenti esoneri di Ranieri e Ferrara, ripartire il prossimo anno con un nuovo schema da collaudare, nuovi rapporti da consolidare, con un nuovo gruppo da formare. 
 
Il pendolo juventino dovrebbe, invece, focalizzarsi sulle tonalità del grigio, sulla possibilità di risolvere le criticità ricercando il giusto mezzo. Valorizzando le risorse a disposizione, dando fiducia ai pochi veri campioni a disposizione, a coloro che per questa maglia hanno dato e vorrebbero dare ancora, come capitan Del Piero, troppo spesso relegato in panchina e costretto a giocare solo gli ultimi spezzoni di gara, quando la partita è ormai compromessa.
Se così non fosse, è giusto dare spazio – per ora - a chi crede in quei valori: Pavel Nedved.
 
Un campione che crede nei campioni, che ha in sé lo spirito del guerriero e la razionalità dell’Est, la Furia Ceca. Un uomo di fiducia del Presidente Andrea Agnelli, un idolo dei tifosi, un amico dei giocatori.
Chissà se con lui il pendolo smetterà di oscillare.

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