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  Home page > Tribuna Libera > Carlo Parlanti: un caso simbolico
di iulbrinner (sito) mercoledì 1 dicembre 2010 - 2 commenti oknotizie
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Carlo Parlanti: un caso simbolico

E’ stato pubblicato, da poche settimane, il libroStupro? Processi perversi – Il caso Parlanti”, per l’editore Armando, scritto dal noto psichiatra e criminologo forense Vincenzo Maria Mastronardi, con le collaborazioni dell’Avvocato Walter Mastroeni e di Ascanio Trojani, criminalista tecnico.

Il libro, al di là degli scopi scientifici perseguiti, rappresenta un nuovo tentativo di portare l’attenzione pubblica - sinora pressoché inesistente - sulla clamorosa ingiustizia patita dal nostro connazionale Carlo Parlanti il quale, sperimentando sulla propria pelle le sofferenze che in letteratura sono incarnate dalla figura vendicativa di Edmond Dantés, è costretto ormai da anni nella prigione americana di Avenal (California) a causa di una diffamante e calunniatoria azione penale intentata a suo danno dalla ex convivente americana, Rebecca White.

L’accusa che la White ha fatto cadere sulla testa di Carlo è quella della “violenza sessuale e domestica”, aggravata dal sequestro di persona; sulla base di questa denuncia è stato spiccato un mandato di cattura internazionale che ha raggiunto Carlo in Germania dove, nel luglio del 2004, è stato fermato ai controlli dell’aeroporto di Düsseldorf per essere, dopo circa un anno, estradato negli USA.

Per tali accuse, totalmente prive di riscontri investigativi o della minima evidenza probatoria persino nella fase processuale, Carlo è stato condannato alla pena di nove anni di reclusione; pena che, com’è facilmente intuibile, Carlo sta scontando in una difficile condizione di sconforto che ne va minando, con il passare del tempo, anche la salute fisica.

E’ stata sufficiente la parola di una donna – donna, peraltro, riconosciuta come psichicamente labile e non nuova ad iniziative del genere – per condannare, pur in presenza delle garanzie processuali e dei sostanziali diritti di difesa in giudizio, Carlo Parlanti, il quale si professa innocente da anni nell’indifferenza delle istituzioni nazionali. Inoltre - a quanto ne so e spero che le cose siano nel frattempo cambiate - l’eventuale riapertura del processo (il c.d. habeas corpus, nell’ordinamento americano) comporterebbe un esborso in spese legali talmente alto da non poter essere sostenuto da chi - come i familiari, gli amici e, principalmente, la sua compagna Katia Anedda - si adopera da anni per la sua causa.

Personalmente non ho ancora avuto modo di acquistare il libro, ampi stralci del quale sono leggibili su google libri a questo indirizzo; si tratta, tuttavia, della parte propriamente tecnica, dalla lettura della quale, per chi non fosse al corrente dello svolgersi dei fatti, si può conoscere nel dettaglio la situazione giudiziaria, le manchevolezze processuali e l’assoluta inconsistenza fattuale del quadro accusatorio sostenuto da Rebecca White.

Non è, tuttavia, leggibile – per evidenti diritti di copyright – la seconda parte del libro, che contiene la polpa più specificamente politica della questione e le considerazioni generali che Mastronardi svolge, a partire dal caso specifico, sul clima mediatico che giustificherebbe l’assurdo unilateralismo giudiziario nei casi di “violenza sessuale” in America e sui moventi strumentali in ragione dei quali un numero sempre crescente di donne – negli USA, in particolare, ma anche da noi in forma analoga – si serve di false accuse di stupro per ricavarne benefici giudiziari, economici o, addirittura, semplicemente psicologici o strumentali.


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