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Carceri: emergenza senza fine

 

La situazione delle carceri italiane è, senza cadere in facili patetismi, drammatica. Il numero dei detenuti è pari a 67mila a fronte di una capienza di 42mila. L’emergenza si aggrava nei mesi estivi quando il caldo rende la vita in cella ancor più difficile.

La mancanza di risorse, il sovraffollamento, il numero costante di suicidi e i frequenti atti di autolesionismo richiederebbero un’attenzione particolare da parte della politica italiana, poco sensibile a tutto ciò che riguarda quel che accade all'interno dei penitenziari.

Se le maggiori forze politiche infatti sembrano trasversalmente concordi nel respingere l’amnistia e l’indulto, perché giudicati inefficaci e difficilmente accettabili dall’opinione pubblica, altre strade più praticabili non vengono comunque intraprese.

La depenalizzazione dei reati minori, forme di detenzione alternative al carcere, la concessione della liberta vigilata ad un anno dalla scarcerazione, una stretta sull’utilizzo facile della carcerazione preventiva sono tutte misure che potrebbero incidere positivamente per la decongestione degli istituti penitenziari, ma i principali partiti politici al di là di una disponibilità di massima, stentano a fare qualcosa di veramente incisivo.

Perché? Perché non si affronta il problema alla radice, cercando di ridare all’istituto carcerario parte della propria funzione che consiste anche nella rieducazione volta al reinserimento del detenuto nella società?

La risposta è semplice e drammatica nella stessa misura. La politica si occupa principalmente dei problemi che producono consenso, mentre non affronta ( o lo fa molto superficialmente) le questioni “scomode” che appassionano poco l’opinione pubblica.

Quale problema infatti interessa meno i media se non il trattamento che deve essere riservato alle persone che hanno commesso reato, che agli occhi della società sono coloro che hanno sbagliato e non meritano considerazione ed indulgenza?

La fermezza nel reprimere, giudicare, ed incarcerare dovrebbe essere accompagnata da una grande dose di umanità ed equilibrio. La giustizia non può esaurisi con l’emissione di una sentenza, ma si potrae fin dentro le celle dei detenuti.

Tutti dovrebbero essere coscienti che l’aspetto punitivo della detenzione rappresenta uno degli elementi che comongono la pena, non l’unico. Uno Stato incurante delle persone, a cui giudici e tribunali affidano l’esecuzione della pena, può forse essere considerate ancora Stato? 

Per questo Voltaire diceva "Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri – poiché è da essi che si misura il grado di civiltà di una nazione".

Guardiamo le immagini ed i video ripresi a Regina Coeli, a San Vittore ed a Poggioreale e ci convinceremo ancor di più che qualcosa deve essere fatto il prima possibile - auguriamoci, prima che finisca l’estate.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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